FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Actualités > 2015 l’anno buio della democrazia

Attentati, profughi e stato d’urgenza :

2015 l’anno buio della democrazia

7 gennaio, Parigi. Attentato a Charlie Hebdo, 12 morti e 11 feriti.
8 gennaio, Montrouge. Sparatoria in strada, muore una poliziotta.
11 gennaio, Parigi. Presa di ostaggi in un supermercato kosher. 4 morti, altrettanti feriti.
3 febbraio, Nizza. 3 militari accoltellati davanti a un sito ebraico. Per fortuna nessun morto.
14 febbraio, Copenhagen. Sparatoria a un convegno sull’Islam, un morto, 3 feriti.
18 marzo, Tunisi. Attacco al museo del Bardo, 24 morti, una cinquantina di feriti.
26 giugno, Sousse (Tunisia). Assalto a un villaggio turistico, 37 morti.
21 agosto, Francia, a bordo del treno Amsterdam-Parigi. 3 feriti.
31 ottobre, Il Cairo. Airbus russo precipita nel Sinai, 224 morti.
12 novembre, Beyrouth, attentato in uno centro commerciale, 42 morti e piu di 200 feriti.
13 novembre, Parigi. Attentati allo Stade de France, e in altri 7 luoghi in simultanea, 128 morti, tra cui l’italiana Valeria Solesin.
21 novembre, Bamako. Attacco al Radisson Blu, 27 morti.

Centinaia di morti, migliaia di feriti, centinaia di migliaia di persone che porteranno dentro di loro, a vita, le tracce di questo assurdo e sanguinosissimo anno. La Francia, tanto per citare un paese che ci è caro, ha pagato un alto tributo, a cominciare dal 7 gennaio scorso, esattamente un anno e qualche giorno fa. Focus in aveva dedicato un dossier al "dopo-7 gennaio" con analisi e prospettive, con un "focus" particolare sulla redazione di Charlie, simbolo di un certo modo di pensare e di opporsi al sistema.
Poi la strategia sembra essere cambiata (o forse non l’abbiamo visto noi) : non più dei bersagli simbolici, ma chiunque e dovunque, vacanzieri, giovani spettatori di un concerto, avventori di locali che bevevano qualcosa con gli amici, persino una persona che non era uscita, ma è stata raggiunta da una pallottola vagante a casa sua, di fronte al Bataclan ...

"Stai attenta, non andare in giro", mi avrebbe detto mia madre. Ma attenta a cosa ? E in giro dove ? In una strategia del chiunque e dovunque, passa anche la paura : se le probabilità di morire a causa di un attentato sono simili a quelle di essere investiti da una macchina o schiacciati da un vaso di fiori in caduta libera dal decimo piano, che senso ha la paura ? I francesi hanno reagito con il solito coraggio, forzandosi ad uscire, giustamente, a sedersi nelle "terrazze" dei bar, andare ai concerti, ma rispetto all’inizio dell’anno, la forzatura si vedeva e si sentiva - meno gente, meno entusiasmo, meno rabbia (più tristezza ?), meno manifestazioni -, gli attentati hanno lasciato i parigini basiti, anche perché tra le vittime c’erano tantissimi giovani, amici loro o dei figli o che comunque avrebbero potuto esserlo.

Umanità in pericolo

Il presidente Hollande ha subito confermato che c’era da stare attenti sul serio, dal 13 novembre è scattato lo stato di emergenza (articolo 36 della Costituzione francese), che durerà almeno fino al febbraio 2016 e che prevede la possibilità di attribuire poteri speciali al Presidente della Repubblica e di trasferire il potere giudiziario al governo, cioè dall’autorità civile a quella militare. Vietate quindi le manifestazioni di protesta (anche quelle già previste per contribuire al dibattito della COP 21), ma autorizzate la Conferenza mondiale sul Clima e le compere natalizie in grandi magazzini e in tutti i mercatini di Natale della capitale.
Altro motivo d’inquietudine : l’allarmismo di alcuni media (e di conseguenza di parecchie migliaia persone, come si è visto alle ultime elezioni regionali) su "dei" rifugiati siriani (forse uno ma si è subito alzato il tiro) che sarebbero arrivati in Europa insieme a centinaia di migliaia di profughi siriani. Come se non esistesse l’eccezione che conferma la regola. Come se Sacco e Vanzetti o il massacro di Aigues-Mortes non avessero insegnato niente : certo che tra i migranti per i quali è veramente una questione di vita o di morte lasciare il loro paese c’è anche un’infima parte di delinquenti e terroristi (o presunti tali, da polizia e media), ma che soluzione è costruire muri e rendere ancora più dolorosa la fuga di questi migranti dagli orrori della guerra ?
Di più : gli attentatori sono in maggior parte nati in Europa, hanno la nazionalità francese o belga, come diceva Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, dobbiamo cercare di capire perché i nostri figli ammazzano i loro fratelli e cosa non abbiamo fatto perché prendano la strada del radicalismo islamico. Le città-ghetto di alcune banlieue, la povertà, la precarietà e la discriminazione in base al colore della pelle, certo non aiutano. Peggio ancora : Hollande tira fuori un altro asso dalla manica : la revoca della nazionalità ai binazionali per "crimini contro la vita della nazione", estendendola anche a chi è nato in Francia. Il provvedimento sta suscitando numerose proteste e rischia di aumentare il divario tra i francesi "puri" e gli altri, quindi di riprodurre anche nell’ambito della cittadinanza le città-ghetto che hanno alimentato l’esercito di Daesh. Tanto più che "l’indignità nazionale", che consiste nella privazione di tutti i diritti civili, esiste già ed è già stata applicata nel 1945 ai collaborazionisti, nessun bisogno quindi di cambiare la Costituzione. Una petizione per il ritiro di questa proposta è stata lanciata dai membri del suo stesso partito, mentre le comunità franco-italiane/spagnole/portoghesi/europee temono per i loro figli.

Quello che mi sembra di aver capito


Si fa molta fatica a seguire le correnti islamiche tra sciiti e sunniti, se sono amici o nemici, per che cosa sono in guerra e che cosa c’entra l’Europa, ma mi sembra importante condividere alcune cose che mi sembra di aver capito.
1. L’IS (Islamic State, Stato islamico) al contrario di Al Qaida, vuole conquistare una terra, uno "Stato" appunto che già "governa", a cavallo tra Siria e Irak. Niente a che vedere con la religione islamica che non conoscono e non rispettano, anzi di cui contravvengono non poche regole.
Mussulmano = islamista e potenziale terrorista è un assioma sbagliatissimo.
2. L’IS è nato da una costola di Al-Qaida, gruppo terrorista creato dalla CIA per combattere contro i sovietici in Afghanistan. L’IS stesso è fondato sul crollo di Irak et Libia e la morte dei rispettivi leader, Sadam Hussein et Gheddafi, e ha reclutato i suoi "soldati" tra gli eserciti di questi due paesi.
3. L’IS è stato armato e finanziato dalle dittature del Golfo, con la compiacenza degli Stati Uniti e dell’Europa che ancora oggi continuano a vendere armi ai paesi del Medio Oriente. L’esercito islamico è stato inoltre formato dalle grandi potenze occidentali.
4. L’IS è economicamente indipendente, si stima che tra tasse, contrabbando, rapine, saccheggi e lo sfruttamento di pozzi di petrolio espropriati alla Siria, incassi più di due milioni di dollari al giorno. Quali paesi contribuiscono alla sua florida economia ? Accusare gli altri è ormai lo sport del secolo : Erdogan, dittatore turco, accusa Bashar-el-Assad (omologo siriano) di finanziare l’IS, Putin se la prende con Turchia, Qatar e Arabia Saudita, l’Iran punta il dito verso Israle e viceversa… in tutto questo però le democrazie occidentali dovrebbero guardare meno alle potenzialità economiche del petrolio ed avere un atteggiamento coerente sulla base del bene più prezioso per il mondo : la democrazia. Come si può difendere Erdogan o Assad solo perché ci possono "proteggere" da Daesh ? Sarebbe commettere lo stesso errore dell’esecuzione di Saddam Hussein, in cui nessuno ha pensato alle conseguenze.
Certo, la situazione è molto più complicata e di sicuro tutta la "colpa" non è dell’Occidente così come non ci sono soluzioni facili e immediate, ma se cominciassimo a ripartire dal basic – solidarietà, inclusione, democrazia, lotta al capitalismo a tutti i costi – forse forse ce la possiamo fare.

mardi 12 janvier 2016, par Patrizia Molteni