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Album e tulipani

Da “Impassibili e maledette.” di Roberto Ferrucci

L’album dei Mondiali del 1974, aveva la copertina nera e ho sempre avuto in mente solo le pagine dell’Olanda, con quei nomi così pieni di fascino : Johann Neeskens, Wim Van Hanegem, Ruud Krol e il più grande di tutti, Johann Cruijff. L’unico album che sono riuscito a completare nel corso della mia carriera di collezionista, peraltro piuttosto breve. Perché non riprovarci di nuovo ? Del resto, il collezionismo non ha età. Inoltre, avrei potuto pure scriverci qualcosa. Così, mi feci forza, trovai l’adesione del mio amico Massimiliano, giornalista, e un giorno di fine aprile girammo più di un’edicola prima di trovare gli album, già in via di esaurimento. Le richieste erano seguite da uno scambio di frasi tra noi studiate in precedenza del tipo « ah se non lo trovo neanche oggi, chi lo sente mio nipote », oppure « se non gli porto almeno due bustine, mi guarda storto ». Ma abitando lontani, non potevamo certo andare a fare i nostri acquisti quotidiani sempre in coppia, in puro stile Gianni e Pinotto. Così, nei giorni successivi, abbandonato dal socio, chiedevo prima una rivista tipo « L’indice dei libri » o « Micromega » (peraltro mie letture abituali) : « no, quel numero ce l’ho già, grazie » (peraltro pura verità), e viravo disinvolto in un « mi dia allora dieci pacchetti di figurine dei Mondiali ». Era davvero facile fare la raccolta a quell’età. Da piccoli, bisognava aspettare le paghette settimanali, le mance dei nonni, sperare che il papà si commuovesse e investisse in qualche bustina il resto del giornale. L’imbarazzo però, dopo i primi giorni, andò via via affievolendosi, rimanendo ben presente solo nei momenti in cui Massimiliano e io dovevamo scambiarci le doppie (ricordate la cantilena « celo-manca » ? In dialetto veneziano diventa : « go-go-go-manca-go-manca mancago… »). L’abbiamo fatto al bar una volta, colti in flagrante da amici (« no, sapete… è per lavoro… »). Quell’album del ’98 fu una specie di Gronchi rosa dei collezionisti per via di tre casi speciali. Il primo fu quello della Spagna : erano le uniche figurine non adesive dell’album. Non solo, si trattava di figurine sagomate. Quando trovai la prima, il portiere Zubizarreta, non avevo ancora sfogliato l’album, così ho tolto la sagoma dal supporto. Alcune squadre le avranno fatte in questo modo, pensai. Macché, dentro era tutto uguale alle altre. E allora ? Allora, a cinquecento giorni dal 2000, si sa, c’era internet e su internet c’era già tutto, anche il sito Panini che si apre con quell’altro suo marchio, il calciatore in semirovesciata visto e rivisto per una vita intera bloccato lì, nel momento topico in cui colpisce la palla. Sul sito della Panini, invece, lo puoi finalmente veder compiere per intero quel movimento, in animazione gif, un movimento plastico, rotondo : una meraviglia. E lì, su www.panini.it puoi comunicare con Modena e iscriverti anche a una mailing list di collezionisti. Ho chiesto alla Panini come mai la Spagna fosse diversa. Nel giro di mezz’ora mi hanno risposto : « Rispondiamo al tuo e-mail. Il perché le figurine dei giocatori spagnoli non sono adesive è che la Federazione Calcio Spagnola, all’ultimo momento e per motivi che ignoriamo, ci ha dato il permesso, per ora, di stampare l’immagine dei loro giocatori solamente su di un supporto sagomato e non adesivo. Il nostro rammarico, quindi, è stato non solo quello di non poter pubblicare le figurine della Spagna come tradizione e nel pieno rispetto delle aspettative dei nostri collezionisti, ma di non avere avuto nemmeno il tempo tecnico per poter segnalare sull’album, tale disguido. Cordiali saluti ».
Risolto il dilemma, tenni il mio Zubizarreta scontornato e lo attaccai col Vinavil, come ai bei tempi. Chissà se esiste ancora la Coccoina, mi chiesi. Intanto approfittai per far partire la corrispondenza con altri collezionisti sparsi in giro per il mondo e con i quali scambiammo poi le figurine via posta normale : c’era Rik Klaucke, olandese, Eric Mermin, ricercatore all’università di Grenoble, Felipe Gonzalez da Medellin in Colombia, e tanti altri dalla Norvegia, dall’Inghilterra, dalla Germania. Mi fece un certo effetto scambiare delle doppie con un olandese, un tedesco e un norvegese. Dalla mailing list, poi, scoprimmo gli altri due casi anomali : l’assenza di tutte le figurine dell’Iran e di tre giocatori dell’Inghilterra. Anche sull’Iran la Panini mi informò puntualmente : « Caro Roberto, le figurine dell’Iran non ci sono perché la relativa federazione calcistica non ci ha dato i diritti per poterle stampare. Le consigliamo quando farà la richiesta delle ultime figurine mancanti di richiedere anche quelle dell’Iran e se saranno disponibili gliele invieremo ! Cordiali saluti ». Stavo per fare la stessa richiesta riguardo i tre inglesi, quando, in gita a Muggia, provincia di Trieste, non solo ho trovato due dei tre inglesi, ma addirittura uno spagnolo adesivo. La notizia, divulgata via internet, mi ha fatto sentire per un momento dispensatore di felicità, con la mia mailbox invasa di messaggi increduli provenienti da ogni parte del mondo e con il mio amico Massimiliano pronto a propormi ogni secondo giorno un’altra gita a Muggia. Scrissi l’articolo quando me ne mancavano ottantacinque, di figurine, dove raccontavo più o meno quanto avete letto fin qui. Nel frattempo, una trentina delle mancanti erano in viaggio per posta da Grenoble e da Como. Restava il problema delle figurine dell’Iran, ma poi fu il « Guerin Sportivo » a stamparle. Mi chiedevo quale sarebbe stata l’ultima, quella che avrei attaccato con maggior attenzione e con gesti non privi di una loro incongrua solennità : un campione ? Mi mancavano ancora Bierhoff, Batistuta, Maldini. Oppure, l’ultimo sarebbe stato, che so, Young Il Choi ? Sinceramente, non ricordo. So soltanto che l’ultimo, in extremis, del mio album è stata una figurina inesistente ma preziosissima. Quella del mio Roberto Baggio.
Oggi, a distanza di anni, più che prossimo ai cinquanta e ancora privo di nipoti, la tentazione ci sarebbe ancora. Una tentazione da filologo iconografico (si potrà dire ?) : mi piacerebbe scrivere di come cambia l’impianto grafico, il modo di fare le foto, la scelta degli sfondi (oggi manipolabili facilmente, con photoshop, e non soltanto gli sfondi, ahimè). Vedere come cambiano le espressioni dei calciatori e il loro look. Nella raccolta dei Mondiali 2010, so che Andrea Pirlo è la figurina numero 422, in mezzo fra il suo body guard Gennaro Ivan Gattuso e lo juventino Claudio Marchisio, che ha preso il posto che nel 2006 fu di Simone Perrotta, sia fra i convocati che nell’album. Però no, non cadrò in tentazione. Ho già dato nelle due fasi determinanti della mia vita. Adolescenza e maturità.

Estratto di : Ferrucci, Roberto. “Impassibili e maledette.” Terra Ferma Edizioni, su gentile concessione dell’autore.

vendredi 17 juin 2016, par Roberto Ferrucci