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Alessandra Dalla Rosa, l’arte dell’incisione

Bolognese di nascita, bellunese di educazione, Alessandra Della Rosa vive a Venezia per 5 anni dove frequenta la Scuola Internazionale di Grafica. Della città più bella del mondo, dove tutti sognano di sposarsi o almeno di andare in viaggio di nozze, dice: “non ne potevo più, tutte le volte che tornavo mi intristivo”.
Quando “tornava”, era spesso da Parigi finché ha deciso, un paio di anni fa, di stabilirsi definitivamente nella capitale dell’arte e della cultura. Non sarà bella come Venezia (de gustibus), ma Alessandra Dalla Rosa ci trova l’Atelier Contrepoint, fondato da Stanley William Hayter, pittore ed incisore britannico. Agli incisori ha tramandato una tecnica particolare che permette di stampare a colori usando la stessa lastra. L’atelier rimane, un quarto di secolo dopo la morte del suo fondatore, un luogo di scambio con artisti che provengono dal mondo intero: “è questo confronto che ha alimentato il mio spirito di ricerca e creazione nella realizzazione di uno stile personale”, dice Alessandra. E di ricerca ce ne vuole per modernizzare quella che è una tecnica antichissima, associata dai profani a quadretti figurativi in bianco e nero.
Ogni incisione è una rapporto personale con la materia, spiega la Dalla Rosa: la lotta con la lastra di rame, la corrosione degli acidi, tagliare, limare, scavare… senza contare quel tocco di imprevidibilità che è un po’ come la vendetta della materia sul suo persecutore ma che produce dei risultati soprendenti. “E’ un po’ come scavare nell’interiorità, nel profondo della propria anima”, aggiunge, “stabilire un dialogo con se stessi e far uscire quello che abbiamo trovato dentro di noi”.
Da quest’anno fa parte di un collettivo di artisti internazionali, “Arting”, che hanno in comune l’uso della carta come supporto principale per la realizzazione delle loro opere. E’ con loro che parteciperà alla mostra che si terrà alla Galerie Goutte de Terre, dove saranno presentati solo piccoli formati.
Attratta dalla grafica delle ragnatele, che poi, per lei, sono anche i motivi involontari dei vetri rotti, si è allontanata dal figurativo e si è concentrata su specchi, finestre, vetrine, prima fotografate poi elaborate sulla lastra. Le opere di Alessandra Dalla Rosa interrogano, attirano, “risucchiano” verrebbe da dire, come se riuscire a carpire i meandri della sua interiorità possa far navigare anche noi nella nostra. Vedere per credere.

“100 gravures # 4”
Galleria Goutte de Terre
46, rue de Godefoy Cavaignac (Parigi 11° arr.)
Fino al 31 ottobre

Lavori in corso

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martedì 16 ottobre 2012, di Patrizia Molteni


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