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Alleluia!


Avete presente il premier greco? Quello che ha annunciato le sue dimissioni e 5 nanosecondi dopo l’ha fatto davvero? Tutto il contrario per il Cavaliere: fino a martedì 8 novembre, si è aggrappato al suo cavallo, affondando le unghie nella sella e nella carne esausta del cavallo. Poi è cominciato il tira e molla delle condizioni: “ si me ne vado ma dopo la legge di stabilità”, “ se me ne vado metto il mio laché” (Alfano), “aspettate un attimo che ci sto pensando”. Persino la sua famosa salita al colle prevista per fine pomeriggio, poi alle 20.30, si è fatta aspettare fino alle 21 passate.
Peggio ancora: la domenica 6, Roberto Maroni, ex-ministro degli interni, annuncia alla trasmissione televisiva “Che tempo che fa” che la maggioranza non c’è più: “è finita!” dice a Fabio Fazio. Lo conferma il lunedì 7 Giuliano Ferrara, direttore del Foglio, giornale molto ma molto vicino all’ex-premier: le dimissioni dopo la legge di stabilità. Anche dopo le smentite, Ferrava insisteva: “Sì sì, chiede la fiducia e poi si dimette”, come poi è stato.
Proprio lui, Sua Emittenza, che ha basato il suo potere sulla televisione e sulla stampa, ha assistito impotente alla figuraccia in tempo reale. Il “suo" ministro degli interni che lo dà dimissionario proprio da quel “comunista” di Fazio, a cui ha cercato di togliere la trasmissione con Roberto Saviano, “Vieni via con me”. Senza parlare di Ferrara: che si voglia confidare con un amico invece che con il suo governo, per un presidente del consiglio è già brutto segno, ma che l’amico renda pubblica la cosa sui giornali, mentre lui si affretta a smentire, è ancora peggio.
L’apoteosi il sabato 12 novembre, dopo un’attesa estenuante per gli italiani e dopo averglielo detto in tutte le lingue (persino il Financial Times aveva urlato, dalle sue colonne: “Nel nome di Dio vattene!”, citazione da Oliver Cromwell, il rivoluzionario inglese che rovesciò la monarchia e fece decapitare il re): la gioia, la festa, lui che esce dalla porta della servitù accolto da fischi e da una sequela di “buffone! Buffone”. Una figura di merda a 360°, come va di moda dire, su scala planetaria. Una fine anche troppo dignitosa per chi, da 17 anni, si è mangiato soldi, credibilità e valori di un intero paese in mondovisione.
Che succederà? I fautori del non-c’è-limite-al-peggio continuano ad essere pessimisti: Mario Monti, ex commissario dell’Unione Europea, così come l’omologo greco, Papademos, ex vice presidente della BCE, sono imposti dall’UE per far passare in nome del risanamento del debito pubblico qualsiasi riforma, in barba a qualsiasi conquista sociale si possa aver raggiunto nell’era pre-burlosconiana.
Il patto di stabilità la dice lunga: nessun accenno alla patrimoniale, nulla sull’evasione fiscale. Le pensioni, invece, sono toccate, eccome!, così come le tasse che andranno pesare sui consumi che la maggior parte della popolazione non si potrà più permettere. Eppure è semplice: i soldi vanno presi dove ce ne sono, lo diceva anche Robin Hood: togliere ai ricchi per dare ai poveri. Ma se i ricchi pagano meno tasse e addirittura possono impunemente portare i soldi all’estero, anche Robin Hood ha il futuro da precario che tocca e toccherà alla maggior parte degli italiani.
Io un’ideuzza ce l’avrei: fare come la Libia. I miliardi di Gheddafi sono stati ridati alla Libia, sotto forma di sovvenzione europea per la ricostruzione. Allora chi ha sperperato milioni in aerei di stato per trasportare escort ai suoi bunga bunga party, chi ha guadagnato miliardi con televisioni e case editrici che guardacaso pubblicavano i libri adottati per forza da tutte le scuole d’Italia, chi ha ridotto il paese sul lastrico … che risarcisca il debito pubblico.
Mario Monti sarà anche la persona adatta a far uscire l’Italia dal baratro, ma uno degli scopi fondamentali di questo governo tecnico deve essere la riforma della legge elettorale per ridare la parola al popolo.
E se Monti è stato chiesto dai “mercati”, se il merito di aver sciolto la superglue che incollava il cavaliere alla sua sella, è stato dato all’economia europea e mondiale, vorrei ricordare una cosa: l’Italia si è finalmente desta, già da un po’: le manifestazioni di questi ultimi mesi hanno mostrato un popolo unito e determinato a riprendersi la politica e la democrazia.
Forse ce la facciamo a ridiventare un paese normale.

domenica 13 novembre 2011, di Patrizia Molteni