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Amicizie pericolose

« L’Italia aderirà e parteciperà a tutti i tipi e categorie di sanzioni che verranno decisi a livello di Nazioni Unite e di Unione europea. Finora stiamo applicando le sanzioni su beni personali e patrimoniali che riguardano le persone e non le entità o le organizzazioni. Ma ovviamente siamo pronti ad aderire a sanzioni di altro tipo economico », così ha annunciato il Ministro Frattini da Istanbul, dove si discuteva del futuro europeo in seguito alla crisi del Maghreb e del Medio Oriente. Una presa di posizione corretta di fronte ai crimini contro l’umanità perpetrati dai vari dittatori messi alla porta dalle popolazioni ribellatesi dopo decenni di povertà obbligata mentre le casse dei dirigenti accumulavano cifre incalcolabili. E’ vero che abbiamo relazioni storiche con Tunisia, Algeria, Egitto in diversi settori. Solo che le relazioni con questi paesi non sono discutibili quanto quelle con la Libia, ossia con Gheddafi che dalla sua comparsa al potere in poi ha sempre dato segni di squilibrio megalomane comportandosi anche da istigatore di conflitti nel continente africano. Lasciamo perdere tristi aneddoti quali baciamano, tende piantate anche nei giardini vicini all’Eliseo, perché per una volta non è solo l’Italia in discussione, ma l’Europa che ha dato spazio al tiranno offrendogli un’aureola più frequentabile ed anche più prestigiosa per il suo ego. Ora sta creando un disastro umanitario insopportabile e, purtroppo, è anche forte di una ramificazione economica incalcolabile che può aiutarlo a reggere. Dove congelare i beni di Gheddafi che ha investito in tutto e di più, anche per puro capriccio ? Unicredit (7,5%), Finmeccanica, Eni, Fiat, la Juventus… più i giri della Banca libica con sede a Roma…sono la punta dell’iceberg. L’Italia è primo partner commerciale della Libia, basti pensare che oltre il 20% delle importazioni complessive libiche provengono dal nostro Paese e che nel 2010 l’export italiano è cresciuto del 10% superando i 2,5 miliardi di euro. Insomma, l’Italia è il paese più esposto economicamente, un primato che avremmo potuto evitare. I pozzi di Tripoli ci forniscono un quarto del petrolio e riceviamo il 10% delle forniture di gas naturale. Quid dei nostri investimenti a nove cifre sul territorio libico ? Insomma l’Italia sta correndo un grave rischio economico ma leggendo le cifre del grafico delle vendite d’armi fatte alla Libia tra il 2005 ed il 2009 né Italia né Francia possono farsi vanto di una politica etica. Ma quando mai i soldi provenienti dalle vendite d’armi sono stati etici ? Come si è potuto ignorare il pericolo ? O non ci si deve più meravigliare di niente ? E meno male che gli investimenti libici nella Fiat sono del 2% soltanto…Tra i problemi interni e quelli esterni giunti dalla Libia come uno tsunami l’Italia si trova in una posizione che fa tremare anche gli altri paesi della zona euro per un possibile contagio.

dimanche 10 avril 2011, par Luisa Pace