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Andrea Bajani, romanziere antropologo

Alla Tour de Babel le 13 avril 2010 à 18h30

Lo incontro alla Tour de Babel, mi dà appuntamento alle 5 e mi manda messaggini di ritardo fino alle 6, cosa che fa sulla tastiera di un telefonino in cui non si vedono più né i numeri né le lettere e con una velocità che ha probabilmente imparato dai ragazzi del liceo con cui è stato in gita per “Domani niente scuola”, il suo ultimo romanzo.

Andrea BajaniA parte il suo primo libro, Morto un Papa, nato morto perché la casa editrice è fallita il giorno prima della sua uscita, ho letto tutti i suoi libri : Cordiali saluti, la storia di un uomo assunto per licenziare le persone e che lo fa mettendoci tutte le forme, cercando di accompagnarli degnamente in questo viaggio di sola andata verso la disoccupazione, un uomo in fondo tenero che si trova ad un certo punto ad essere il padre putativo di due orfani e a riflettere sulla morte e sulla madre che è venuta a mancare ; Mi spezzo ma non m’impiego, Guida di viaggio per lavoratori flessibili, in cui racconta la storia di lavoratori atipici, “Partite IVA”, interinali, tempi determinati, di quelli che a 40 anni finiscono in un call center a dire “Buongiorno, sono Marco” ; Se consideri le colpe, il suo romanzo più bello, più poetico, ma anche più duro, in cui si sovrappongono il viaggio in Romania di un ragazzo per il funerale della madre, che l’aveva abbandonato da piccolo per seguire il suo socio/amante e mettere su un’azienda in Romania, e la descrizione degli italiani che vanno lì per sfruttare i romeni e far soldi, con atteggiamenti da negrieri e maniere da cafoni arricchiti ; ed infine Domani, niente scuola, per il quale ha fatto, insieme ad un totale di 150 liceali, tre gite scolastiche - da Firenze a Praga, in pullman, da Torino a Parigi, in treno, e di nuovo a Praga, da Palermo, in aereo – che l’hanno sfinito ma in cui è riuscito a creare una complicità con i ragazzi senza far finta di essere uno di loro. Con quest’ultimo libro Bajani dà un’immagine verosimile del “mondo giovanile”, spesso sinonimo di semi-delinquenti incappucciati maleducati e ignoranti che aggrediscono le vecchiette e passano la vita su internet a perder tempo con giochi violenti. Sull’autobus che lo porta al liceo di Torino gli “sono venuti in mente quelli che parlano del mondo giovanile come se parlassero del Ruanda o dell’Angola […] A pensare che per andare in Angola, a differenza dei volontari delle Ong, io prendevo il 18” (Domani niente scuola, p. 8). Con Domani l’autore ha restituito un’immagine positiva ad un mondo che nella testa degli adulti porta necessariamente verso il male.
Romanzi antropologici, per la stesura dei quali Andrea passa settimane e mesi “sul campo” a intervistare la categoria prescelta, a incontrare gente, ad osservare. Al contrario di Saviano, che scrive racconti giornalistici estremamente documentati e precisi, Bajani “non vuole scoprire niente, solo percepire il clima”, entrare in un mondo che non è il suo, confrontarsi con l’Altro. In Italia fa incontri regolari con le scuole o le associazioni perché crede nel ruolo sociale dello scrittore : far vedere ai ragazzi un’immagine di un autore che non è come nei programmi scolastici “tre metri sotto terra”, cosa che li può avvicinare alla lettura e alla riflessione e, al tempo stesso, rinviargli materia per le sue ricerche e per i suoi libri.
Bajani ha un’idea “politica” dello scrittore. Vive di parole, scritte per esempio sul Sole 24 ore, dette personalmente a Radio 2, o attraverso i personaggi di Paolini (per il quale ha scritto lo spettacolo “I miserabili”), di Gian Maria Testa e Giuseppe Battiston con i quali sta preparando in questo momento un altro spettacolo, ma è convinto che “scrivere sui giornali non serva a niente”. Lo dice a me, mentre lo sto intervistando per Focus In : “E’ diverso”, mi dice, “Focus In è un giornale a cui la gente si abbona, che legge perché lo vuole leggere” (salvato in corner !). Nei quotidiani o nelle trasmissioni televisive, gli autori sono “intrattenimento, hanno una funzione di bollino di qualità, sono un elemento folcloristico come qualsiasi altro e nessuno ascolta veramente quello che hanno da dire”.
I suoi romanzi invece, a parte forse Se consideri le colpe (solo a tratti molto ironico), sono intrattenimento puro, anzi se siete di quelli che scoppiate a ridere da soli, evitate di leggerli in metropolitana o in luoghi pubblici. Eppure sono libri che fanno vedere problemi quotidiani da un’altra prospettiva, costringendo il lettore a guardare le cose in modo diverso, magari a cambiare anche idea.

Domani niente scuola di Andrea Bajani

Il lavoro nobilita, ma quando non c’è ?


Due i grandi temi che Andrea esplora nei suoi romanzi. Il primo è il lavoro, ovvero la mancanza di lavoro, il lavoro intermittente ed insicuro, fino all’adolescenza che è il massimo del precarariato perché in più si è in quella fase tremenda del “né carne né pesce”, non più bambini e non ancora adulti. Lui stesso ha avuto, prima di vivere con la scrittura, una serie infinita di lavoretti precari tanto che nelle note biografiche di Mi spezzo ma non m’impiego si legge “vive e cambia lavoro a Torino”. Ma non è questo il punto : “La letteratura ha sempre raccontato il dolore”, spiega, “nell’Ottocento c’era un certo tipo di dolore, poi c’è stato il dolore delle guerre …. Oggi il dolore è dato dalla frammentazione dei rapporti sociali, dalla mancanza di rapporti e di solidarietà tra le persone, dalla perdita di senso… perché è venuto a mancare il pilastro dei rapporti sociali : il lavoro. Una volta ti identificavi con quello che facevi : potevi dire sono tornitore o sono impiegato. Adesso no”. “Anzi”, continua Bajani, “cerchi di non attaccarti a niente, né al lavoro né ai colleghi perché se no quando finisce è un trauma”. E’ il tema principale anche se vagamente velato di Se consideri le colpe in cui un figlio abbandonato cerca di capire chi era sua madre e i motivi che l’hanno spinta ad abbandonarlo. “L’abbandono e la paura dell’abbandono spiegano la maggioranza dei comportamenti : l’invidia, la gelosia, i litigi famigliari… Quando nasciamo è un triplice abbandono, per la madre, per il bambino e per il padre”. “Per gli uomini ma anche per gli animali, come per i cani” aggiunge. Cani ? L’atteggiamento di Lorenzo, il ragazzino abbandonato, è calcato su un cocker con cui Andrea viveva al momento della scrittura di Se consideri le colpe, avendo lui avuto genitori normalissimi ed ancora sposati e un’infanzia felice. Ed è proprio questo che spiega il titolo del libro : se consideri solo le colpe è facile trovare i colpevoli : non c’è lavoro = è colpa degli immigrati. Il titolo completo di Bajani invece dovrebbe essere “se consideri le colpe, considera le cause”. “Quandi entri nell’ottica delle motivazioni ti rendi conto che l’abbandonatrice può anche essere abbandonata” (per esempio dalla sua famiglia di origine, che la considerava la “pecora nera” e aveva smesso di parlarle, o dal socio-amante che la sostituisce con una rumena più giovane e più docile). Considerando le cause Lorenzo salva il rapporto con la madre e con se stesso. Il lutto è proprio questo, cambiare il rapporto con la persona morta, che non è “fissata” per sempre ma che, anzi, segue le evoluzioni della nostra vita e della nostra personalità.

Se consideri le colpe di Andrea Bajani

In viaggio, con il corpo e con la mente


L’altro tema caro a Bajani è quello del viaggio, parzialmente autobiografico perché la scrittura di romanzi antropologici prevede non pochi spostamenti. “La letteratura è metamorfosi : noi, la terra, l’uomo, cambiamo continuamente e la letteratura dev’essere il luogo di questo cambiamento, deve permettere lo straniamento, il viaggio”, dice l’autore. “Se vivi in una casa popolare orribile dove ti sei fatto il tuo bell’appartamentino arredato a tuo gusto, non te ne rendi conto ma quando esci e vedi quello che ti sta attorno, ti accorgi che sono palazzi mostruosi, semplicemente perché hai cambiato prospettiva”. In Domani niente scuola, per esempio, descrive il momento in cui scrive guardando senza audio i filmati che i ragazzi stanno mettendo sui loro blog – a un certo punto vede una classica scena di cuscinate e scherzi che lui aveva già visto con l’audio. Senza audio sembrava uno di quei video (generalmente americani) sul bullismo giovanile. Era una semplice serata tra compagni di classe in gita scolastica, come da sempre hanno fatto i ragazzi di ogni epoca.
Al contrario dello scrittore chiuso nella sua torre d’avorio o del “barone rampante” di Italo Calvino che sulla terra decide di non rimetterci più piede, Bajani la distanza la crea così semplicemente, cambiando prospettiva, ma rimanendo in mezzo alla gente, a categorie di persone sulle quali gli intellettuali dovrebbero forse soffermarsi un po’ di più.
Lo fa con un’ironia che è anche quella frutto di un viaggio nelle parole, un senso dell’humour che va dal grottesco, come in Cordiali saluti, alla condivisione di Domani niente scuola ma con il quale è riuscito anche a raggiungere un pubblico più giovane.
I progetti futuri ? I reduci della ritirata di Russia. Già, i vecchi gli mancavano. E perché ? “Perché la guerra non vuole più dire niente a nessuno – si è spostata su altri fronti, lontani dalla nostra vita. Quando muore un soldato italiano è uno scandalo, viene mediatizzato al massimo ma nessuno si rende più conto che era un soldato che è andato a fare la guerra, non un ballerino di tip-tap che è morto”. Si pone allora il problema del testimone, come far condividere una memoria a gente che non sa di che cosa stai parlando ? Aspettiamo la risposta.

Incontro alla Tour de Babel - 10, rue du Roi de Sicile - 75004 Paris
Martedì 13/4/2010 ale 18h30.

vendredi 2 avril 2010, par Patrizia Molteni