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Andrea Vecera

Work in progress a Parigi

32 anni, torinese, di famiglia modesta ma un po’ artista, diplomato in Architettura al politecnico di Torino, si specializza poi in disegno industriale, ma sceglie di fare il tirocinio a Milano: A Torino il disegno è più vicino all’ingegneria, non per niente la Fiat è nata lì, mentre la capitale lombarda è più nota per la moda, gli accessori, la creatività insomma. Durante il tirocinio milanese si fa conoscere da diverse aziende e finisce con il lavorare sia per grandi marche come Guzzini che per United pets, una ditta che premia l’originalità e che fa oggetti d’uso quotidiano come tazze, posate, ciotole per cani…. Con loro approfondisce sia il concetto di design sostenibile ("alla fine la plastica può essere più durevole", dice, "e più facilmente riciclabile") sia quello di una produzione in serie che può anche non essere commerciale nella qualità e nella concezione.
Lavora parallelamente in tipografia, dove fa etichette per Martini e Cinzano, per esempio, vince sei concorsi in un anno, alcuni di design, e uno per un cortometraggio animato (che col design ha poco a che vedere), espone. Da studente modello quale è, viene segnalato all’Istituto italiano di cultura di Parigi da Paolo Tamborrini, Direttore del corso di disegno industriale della Facoltà di architettura del Politecnico di Torino, per le residenze organizzate nel quadro del programma "Le Promesse dell’Arte". In pratica artisti di varie discipline passano un mese a Parigi in un buffo appartamentino con strane scale situate in posti cruciali di passaggio, all’interno dello stesso Istituto, vista sulla rue de Varenne. I designer precedenti avevano per l’occasione esposto i loro pezzi, ma lui, alla sua età, con pezzi talmente diversi tra di loro e tante idee per la testa, ha pensato di inventarsi un concept diverso.
Nella sua strana residenza accoglie persone che incontra per caso, tramite l’Istituto ma anche no, che discutono con lui un po’ di tutto, dalla letteratura all’arte, passando dalla filosofia e dalla politica (o così immagino visto che ha incontrato anche Carla Bruni e Nicola Sarkozy). Gli ospiti estemporanei lo seguono poi su facebook dove lui tutti i giorni posta dei disegni, dei video, dei pensieri e commentano, fornendo altri spunti per la sua riflessione. Lo chiama "design partecipato" e infatti il suo primo post è una citazione del Truman Show, film culto in cui un uomo si rende conto a 30 anni che tutta la sua vita è un reality show proiettato a sua insaputa 24 ore su 24 nel mondo intero. Nella scena iniziale il giovane Jim Carrey disegna sullo specchio del bagno una sfera intorno al suo volto e finge di essere un astronauta... inconsapevole che al di là dello specchio c’è una telecamera. Ma se in Truman show Carrey è vittima dei media alla "grande fratello", Andrea ha capovolto la situazione: è lui a filmare e a postare e in qualche modo a "spiare" nei pensieri altrui.
Decide di lavorare su un tema che l’ha sempre appassionato: i freak show, quei fenomeni da baraccone che venivano esposti e ridicolizzati nei circhi, il nano, la donna-cannone, l’uomo stecco, la donna ragno, il mezzo uomo-mezzo donna, la sirena, i gemelli siamesi, gli elephant men, i tatuati e quelli pieni di piercing… gente costretta a vendere in qualche modo la propria deformità per sopravvivere. Eppure questa differenza può avere qualcosa di bello, negli oggetti per esempio, il diverso è sempre sinonimo di qualcosa in più rispetto alla serialità e alla perfezione di tutti gli altri. Quello che Vecera ha cercato di fare, in questo mese di design partecipato, è di immaginare degli oggetti "freak": un tavolo multigambe come la donna ragno in cui le gambe in più possano diventare supporto per altro, aggiungere una funzionalità; il nano, la donna cannone e l’uomo stecco sono ispirazioni ideali per gli specchi (in fondo i chili o i centimetri considerati in più o in meno non sono altro che lo specchio di uno sguardo dell’Altro, abituato a vedere in termini di canoni estetici standard). Poi lampade siamesi, vasi su tre piedi, magari in un’ambientazione "antiquata", usando legno e materiali di una volta, per restituire il mondo circense.
Ha scelto di coinvolgere una delle aziende di design più stravagante, la Seletti, che produrrà gli oggetti pensati a Parigi. La performance finale è stata proprio questo: la messa in scena di schizzi, pensieri, parole concepiti a Parigi in un appartamentino un po’ freak.

venerdì 17 giugno 2016, di Pabla Guida