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Anni Felici : l’ultimo film di Daniele Luchetti

chi ti chiede di essere libero vuol dire che non lo è dentro

Roma, 1974. Nell’anno del referendum sul divorzio, l’Italia di Daniele Luchetti si chiama Guido, padre e marito sui generis, magistralmente interpretato da Kim Rossi Stuart. Elettosi rappresentante della nuova arte concettuale più per moda che per reale talento, Guido fa, più che è, pittore e scultore. Spende le sue giornate modellando corpi di ragazze accondiscendenti nel suo laboratorio negli orti della Lungara, e di sera impartisce lezioni sul bello nell’arte.
In mezzo c’è Serena, Micaela Ramazzotti, moglie di Guido, e mamma dei due figli di dieci e cinque anni, Dario (alter-ego del regista, nonché voce-off) e Paolo. Serena, figlia benestante di solidi commercianti della piccola borghesia cittadina, è una donna semplice e dalle scarse ambizioni. Devota a un marito libertino, solo desidera il successo e la felicità altrui.

Da una parte c’è dunque Guido, il fervore di una delle più importanti stagioni d’aspirazione artistica, dall’altra Serena, che incarna invece la stabilità piccolo borghese con tutti i suoi cliché.
Un equilibrio imperfetto che pure sembra, con tutti i suoi tentennamenti, reggersi in una controversa regolarità. L’armonia precaria viene meno con l’arrivo in scena di Helke, Martina Gedeck, che accompagna Serena alla scoperta del femminismo quale riscatto del sé e quale esperienza di un sentimento amoroso diverso.
Il film, uscito in Italia il 3 ottobre dello scorso anno e in programmazione in Francia col titolo “Ton absence”, è un ritratto autentico e onesto dell’Italia deglia anni 70. Luchetti rinuncia al lieto fine – almeno quello amoroso – e sperimenta un gioco delle parti che smitizza lo stereotipo secondo il quale intellettuale è bello mentre borghese è brutto.
Guido, ossessionato dalla fama e dal successo, dimostra, a conclusione di una narrazione estremamente attenta alla metamorfosi dei suoi personaggi, una fragilità e un’inadeguatezza tutta infantile, mentre Serena, romanaccia di borgata, lontana dai salotti intellettuali e d’avanguardia, rivela al contrario una profondità emotiva e un’istanza di genere impreviste.
Il capovolgimento inaspettato, il gioco delle parti che si innesca nella rete dei personaggi obbliga lo spettatore a ripensare alla parola Libertà. Quale dei due personaggi protagonisti è libero ?
Di certo non Guido, che sebbene professi un’attitudine alla controcultura, è in realtà fortemente implicato in una scena artistica vissuta ardentemente tra gallerie d’arte e triennali milanesi, molto colorata e falsamente trasgressiva.
Kim Rossi Stuart dà allora spessore e corpo a una figura sulla carta fragile, tutta schiacciata da un’ossessione artistica fasulla e da un narcisismo quasi adolescenziale.
Al personaggio di Serena occorre invece riconoscere una genuinità istintiva e fisica, che accetta e abbraccia il cambiamento con coraggio e sincerità.
Quella di “Anni felici” è di fatto la memoria di una famiglia tutta italiana, che Luchetti racconta con grazia e amabilità – forse anche perché in parte è questa una autobiagrafia dello stesso regista.
In un film, che volotariamente sceglie di raccontarsi dentro quelli che sono stati gli “anni di piombo” italiani, il regista insiste sulla percezione dei gesti più piccoli come quasi a ricordarci la nostra vita vera. “Proprio come quella dell’estate - dice - in cui siamo stati felici ma non lo sapevamo”.

mercredi 18 juin 2014, par Margherita Teodori