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Apostrophe, enfin le retour ?

La nostra Megadirettrice mi ha segnalato qualche giorno fa, tramite Facebook, una lista di errori correnti in italiano, atterrita (immagino) dal linguaggio che uso per scrivere su questa pregevole rivista.
Seguendo su internet il filo della questione, ho così scoperto il mini-sisma intellettuale provocato da Roberto Saviano, il quale ha risposto, a coloro che gli rimproveravano di scrivere «qual’è» e non « qual è» (che sarebbe la forma corretta), che lui se ne sbatte e continuerà a scrivere qual’è come gli pare.
A parte il fatto che questa scoperta viene a scuotere tutte le mie certezze e mi fa perdere di colpo la fede in almeno due generazioni di insegnanti di lettere, che mi hanno sopravvalutato per anni, senza accorgersi dei miei tremendi limiti, sono per una volta completamente solidale con Saviano nel mandare a quel paese questo tipo di saccenti moralizzatori della lingua.
Sono d’accordo che non si debbano lasciar passare certe locuzioni che fanno accapponare la pelle, per esempio, scrivere «‘sto cazzo!» quando la grammatica e l’educazione impongono di scrivere invece «codesto membro! », poichè l’attributo in questione si trova in genere molto vicino a chi parla e più o meno lontano da chi ascolta : l’uso di «codesto» è dunque obbligatorio, anche al di fuori dei confini della Toscana.
Ma per certi dettagli del tipo dell’apostrofo in questione, si potrebbe dire, come il grande Totò: «Ma mi faccia il piacere!». Eppure la questione pare interessare molti eruditi ed altri pretesi letterati, che dimostrano così di non avere un gran membro da fare, né nella vita di tutti i giorni, né nella loro (eventuale e totalmente trascurabile) attività letteraria. Tutto questo tempo che hanno da perdere, invece di contare le pagliuzze nell’occhio ortografico altrui, potrebbero occuparlo più utilmente andando a rileggersi qualche grande scrittore, come Carlo Emilio Gadda, o (se sono francofoni) Louis-Ferdinand Céline. I quali utilizzeranno forse numerose forme ortografiche, grammaticali o sintattiche impure, ma hanno in compenso molte cose da dire, e soprattutto uno stile per scriverle. A meno che, nel delirio normativo e liberticida attuale, qualcuno non abbia anche deciso che c’è un solo modo per scrivere l’italiano «puro»… Ma per piacere ! Queste stronzate, lasciamole ai francesi, che hanno creato per questo la loro Académie che sonnecchia sotto la coupole.

NdR: La megadirettice, fissata con apostrofi e accenti, ostinandosi a distinguere fra accenti gravi e acuti, sottolinea che in tutti i pezzi di Lombardi, da illo tempore, corregge tutte le é in è. Almeno Saviano in “qual’è” fa un solo errore.

venerdì 10 ottobre 2014, di Franco Lombardi