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Associazioni : istituzioni per l’uso

"Ciao Italia" a Nantes cui ha partecipato anche il console Generale, Luca MaestripieriPer essere un’associazione senza scopo di lucro (legge 1901) in Francia basta presentare alla prefettura locale due copie degli statuti, la richiesta di inserzione nella Gazzetta ufficiale (B.O.), la composizione dell’esecutivo – nomi, professioni, indirizzi e una pezza giustificativa del domicilio dell’associazione. Costa meno di 40 euro, ci vogliono in media 3 settimane ed è fatta : con la pubblicazione nella Gazzetta, l’associazione è esistente a tutti gli effetti.
Ma se si è italiani e per di più quello che unisce i membri dell’associazione è l’appartenenza ad una regione o una provincia, basta la dichiarazione francese ? Per svolgere le proprie attività nel territorio francese, sì. Tanto che molte associazioni sono ignote alle autorità locali e/o alla regione e questo non impedisce loro di avere un programma di attività di tutto rispetto. Però, una volta raccolti tutti i documenti per la prefettura, non costa niente depositare la pratica al Consolato e, per le associazioni regionali, alla Regione di appartenenza. Non costa niente e può portare degli enormi vantaggi all’associazione e alle istituzioni stesse.
I Consolati tengono aggiornata una lista di associazioni consultabile sul posto e sul loro sito. Nella mia esperienza, anche se concretamente possono fare poco, sono sempre disponibili per dare consigli, informazioni, per suggerire piste istituzionali a cui non necessariamente si pensa. Le associazioni storiche sono tutte iscritte all’albo consolare perché ai tempi in cui sono state create, il Consolato era un punto di passaggio obbligato. Quelle nuove non sempre ci pensano eppure essere repertoriati darebbe una maggiore visibilità alla propria associazione e all’associazionismo in generale, disegnerebbe una carta più ricca, più varia e più autentica del tessuto associativo e, diciamolo, gratificherebbe anche tutto il lavoro degli uffici consolari. E proprio adesso che la rete consolare è minacciata da tagli e chiusure, mi sembra un giusto sostegno al loro operato.
Lo stesso si dica per le Consulte regionali – quella degli emiliano-romagnoli, dei toscani, dei marchigiani, dei laziali e così via : tutte le regioni ne hanno una anche se a volte si parla di “Comitato” o di “Consiglio” (la lista completa con tutti i contatti è scaricabile dal sito www.esteri.it). Composte da rappresentanti delle Province, della Regione, delle associazioni all’estero (con una quota di giovani) ma anche, spesso, da esponenti del mondo aziendale, scolastico, formativo e sociale locale, le Consulte fanno da tramite tra la comunità all’estero e la Regione. Un ponte a doppio senso e in tutti i sensi : i corregionali all’estero possono contribuire, con le loro proposte ed opinioni, alle politiche sull’emigrazione della regione ; quest’ultima può veicolare, attraverso le associazioni un’immagine del proprio territorio che può incidere positivamente sul turismo e sull’economia locale magari fornendo anche opportunità per i corregionali all’estero. Alcune Consulte contribuiscono, attraverso dei finanziamenti, alla realizzazione di progetti ; altre forniscono direttamente degli eventi “clé en main” (mostre itineranti, spettacoli o quant’altro) decisi in seno alla Consulta all’inizio dell’anno. Tutte possono fornire contatti utili con possibili partner (magari anche sponsor) in Italia.

Non solo soldi


Assemblea della Consulta ER a BolognaMa non è il ritorno economico, l’aspetto più importante del lavoro delle Consulte, anche se a molte associazioni un aiutino per portare a termine i loro progetti non farebbe certo schifo. No, quello che è importante è il legame che si crea tra gli italiani all’estero e la regione di appartenenza, fatto di informazioni, di esperienze, di idee, di progetti che improvvisamente assumono una dimensione più internazionale e condivisa. Tra le lamentele ricorrenti degli italiani all’estero, troviamo spesso la mancanza di un’informazione di ritorno (noi sappiamo cosa succede in Italia ma “loro” sanno cosa facciamo noi ?) e un sentimento di abbandono nei confronti di uno stato, di una regione, di una città che ha costretto la persona ad andarsene – per la mancanza di investimenti sul lavoro o, come si è visto anche di recente con il “popolo viola del No B Day”, per dissensi politici e sociali. La Consulta ridà voce, spazio e visibilità ai disillusi. E magari le voci e le esperienze degli italiani all’estero possono far riflettere i corregionali sulla bruttissima piega che sta prendendo l’accoglienza dell’immigrati in Italia oggi. Già solo per questo varrebbe la pena.
Infine, su impulso della Consulta dell’Emilia-Romagna, si è creato un coordinamento delle Consulte regionali di emigrazione (riunito per la prima volta a Bologna nel 2008) e si aprono allora delle possibilità di collaborazione tra le varie regioni, così come all’estero le associazioni regionali hanno sempre operato in sinergia. Che una certa idea di “unità d’Italia”, in opposizione al filofederalismo imperante attualmente, venga proprio dalle Consulte e dalle associazioni all’estero, ha un vago ricordo garibaldino. L’eroe dei due mondi veniva da Nizza e di emigrazione se ne intendeva, no ?

lundi 11 janvier 2010, par Patrizia Molteni