Nel primo numero di Focus In vi abbiamo dato qualche consiglio per “sopravvivere alla crisi” : sì, perché c’è crisi. Ormai è un ritornello onnipresente. Lo dice il fornaio. Lo dice l’immobiliarista. Lo dice anche il pakistano del negozio con il minimarket sotto casa mia.
Poco prima di Natale sono capitata alla festa per la vittoria della Ferrari ; era invitato Fiorello a condurre la serata e non faceva che ripetere : c’è crisi. “All’inizio di quest’anno la gente non arrivava alla fine del mese, ora non arriva più neanche alla terza settimana. Anche Briatore fa fatica ad arrivare alla terza settimana…bianca”. Si ride, per non piangere. Chi vive gli effetti della crisi senza capire esattamente com’è arrivata, se e quando se ne andrà, è preoccupato. Resiste alle esortazioni di Berlusconi, che continua a chiedere di “spendere”, per far girare l’economia. Non solo a chiederlo direttamente, in prima persona, ai microfoni dei telegiornali, ma anche tramite i suoi giornali e tutti gli altri programmi televisivi, che, lo so, possono sembrare innocui ad un occhio ingenuo, ma è in realtà proprio lì che si nascondono i messaggi ed i ragionamenti più subdoli. Così, Vespa, su Grazia, esorta le lettrici a spendere, perché, chissà, forse secondo lui sarà qualche vestito di Prada in più a cambiare il nostro Paese.
In ogni caso, è proprio su uno di questi giornali che la parrucchiera regala a mia nonna quando va a tagliarsi i capelli, che ho trovato l’indirizzo del sito di cui voglio parlarv : www.zerorelativo.it. Non ricordo quale fosse il giornale ed era sicuramente vecchio di qualche mese – non è che la nonna possa andare a tagliarsi i capelli in continuazione : siamo pur sempre in tempo di crisi.
L’articolo parlava di una donna tedesca che ha smesso totalmente di utilizzare il denaro, per procurarsi tutto ciò di cui ha bisogno con lo scambio. Certo, di cose (in)utili doveva averne accumulate davvero tante visto che vive senza soldi da dieci anni. Questa signora tedesca è un caso estremo, come lo è il ragazzo che ha ottenuto una casa con una serie di scambi partendo da una graffetta rossa, ma è anche un esempio di razionalizzazione, risparmio, sostenibilità. Non voglio dissuadere chi di voi è abituato a portare sacchi pieni di vestiti o giocattoli all’associazione dietro l’angolo o alla parrocchia dal farlo, ma chi di voi è abituato a gettarli, sì.
Mi sono iscritta a questo sito circa un mese fa : è molto semplice da usare, con poche funzioni utili (ma ne vengono aggiunte di nuove ogni settimana, così come ogni settimana cresce il numero degli iscritti) e dopo essersi iscritti si possono inserire i propri annunci, proprio come su e-bay. Con una grande differenza : zero relativo, così come la maggior parte dei siti di scambio che ho trovato in giro per internet, è gratis. Potete tenere d’occhio gli annunci che vi interessano ed indicare nei vostri annunci con che cosa, in particolare, vorreste scambiare i vostri oggetti. Altri siti simili : www.suesu.it , www.scambiamoci.it.
Recentemente ho scoperto anche un altro tipo di scambio, che riguarda solamente i libri, e che in realtà non è proprio uno scambio, ma una “liberazione”. Si chiama bookcrossing, naturalmente è gratuito, ed il sito dove potete trovare tutte le informazioni è www.bookcrossing-italy.com. Il libro viene “liberato” dal suo proprietario e viene messo in circolazione, con una targa, ed una spiegazione di che cosa è il bookcrossing. Per esempio, posso scrivere una targa nella prima pagina de “Il fu Mattia Pascal” e lasciarlo in un bar. Chi lo ritrova dovrà segnalarne il ritrovamento tramite il sito utilizzando il numero di targa, in modo che il percorso del libro sia tracciabile, poi leggerlo, e liberarlo nuovamente. Chi ha liberato il libro, così, potrà seguirne il viaggio.
Ci sono poi negozi come “Barattiamo ?”, che ha aperto da poco a Roma, e che è specializzato in baratti di vestiti griffati ; se il negozio avrà successo, vorrà proprio dire che la crisi ha colpito anche classi sociali più agiate. In questo negozio, infatti, spiega il blog di Marina Martorana, esistono tre gamme di vestiti : media, alta e altissima. Il capo con cui arrivate, e che volete scambiare, verrà classificato all’interno di una di queste tre classi (potrebbe quindi anche non essere accettato), e potrà essere scambiato con un capo appartenente alla stessa gamma. Per scambiare, però, il costo è di 13, 16, o 20 euro : con gli stipendi che (non) ci sono adesso in Italia, preferisco tenermi i miei vestiti e andare a spendere 13, 16 o 20 euro da Zara !
