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Benvenuti al Sud

Vorrei dissociarmi dalla tiepida accoglienza della critica italiana nei confronti di questo film che sfata luoghi comuni e stereotipi sul Sud che ha avuto un incasso record (3.792.000e nel primo week end di programmazione) e che mette tutti d’accordo tranne i critici che sembrano sempre dileggiare ciò che il pubblico premia.
Certo l’idea di “Benvenuti al Sud” non è originale ma è un remake riuscit) del celebre - per noi che viviamo in Francia - “Bievenus chez les chits”. Anche questo film ha battuto tutti i record della storia francese con 74 milioni di dollari incassati in 10 giorni.
Qual è il segreto del successo ? Mettere in chiave ridicola tutti gli a priori culturali su questa regione in Francia (si tratta del Nord e della città di Lille), e sull’equivalente italiano, il Sud, per essere più precisi la Campania e la città di Casellabate nel Cilent. La cartina socio-culturale del pregiudizio appare specularmente rovesciata. In Francia la commedia popolare teme il freddo della Manica e i cieli grigi delle regioni del Nord ; in Italia il sogno dell’uomo padano è vivere all’ombra della Madunina di Milano e considera il Sud pigro e parassitario. Il film si presenta infatti come un vero e proprio remake nel senso americano del termine : una replica degli snodi narrativi e delle principali gag dell’originale francese, adattata al linguaggio partenopeo e allo scontro con la cultura milanese. Nella “transduzione” si perde forse la comicità surreale e strampalata della mimica e delle boutade di Dany Boon e Kad Merad, a favore di tempi comici più in linea con l’impostazione cabarettistica di Claudio Bisio e Alessandro Siani. La sceneggiatura, riscritta da Massimo Gaudioso (uno degli sceneggiatori di “Gomorra”) ricalca e parafrasa, lisciando e addolcendo l’eccessivo schematismo dell’originale soprattutto nei rapporti fra i vari personaggi.
Imperdibili gli scontri tra Biso e Siani all’inizio della storia e quelli con la madre despota del povero Siani bamboccione irrisolto ancora dietro alla mamma. Per il resto, si convertono i vari elementi che caratterizzavano il Nord-Pas de Calais nel loro diretto corrispettivo cilentano (i formaggi puzzolenti diventano mozzarelle di bufala, i distillati alcolici e le birre corpose diventano caffè e limoncelli, mentre la tradizione dei carillon delle torri campanare si converte nella festa del patrono con fuochi d’artificio finali). Luca Miniero (“Incantesimo napoletano”) aggiunge alla messa in scena di Dany Boon un bel virtuosismo tecnico e uno spettro di colori più ampio e caldo, in linea con le tonalità della costa cilentana meravigliosa e piena di sole.
Insomma un film divertente e leggero che si diverte e diverte. Buona visione !

jeudi 30 décembre 2010, par Tiziana Jacoponi