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Berlusconi: une histoire belge

Tra i 63 «amici della nuova Libia» anche Silvio Berlusconi.

Naturalmente. L’Italia non poteva mancare al vertice organizzato da Nicolas Sarkozy il primo settembre, data simbolica poiché fu il primo settembre di 42 anni fa che il colonnello prese il potere. E non poteva mancare non tanto come ex-potenza coloniale – ci mancherebbe – ma soprattutto come primo partner commerciale della Libia con più di 180 aziende presenti sul suolo libico prima dell’insurrezione. Nonostante le prime esitazioni berlusconiane, l’Italia ha partecipato con le sue basi militari alla guerra anti-Gheddafi. Eppure si è avuta l’impressione che, a Parigi, il nostro paese venisse considerato un po’ come invitato di secondo ordine. Già l’arrivo di Silvio Berlusconi è stato diverso dagli altri. E’ giunto stranamente a bordo di un’auto blu targata “B” , forse quella lettera invece di indicare il Belgio è stata interpretata dalla megalomania berlusconiana come prima lettera del proprio cognome. Più seriamente, rispetto agli altri “ospiti” dell’Eliseo, l’accoglienza di Sarkozy è stata freddina. Una gelida stretta di mano sulla soglia del palazzo presidenziale con un affettato sorrisetto di circostanza. All’arrivo di un David Cameron, co-presidente del summit, il presidente francese invece è corso verso di lui con tanto di abbraccio. E così è stato per l’americana Hillary Clinton o per la tedesca Angela Merkel e ovviamente per i rappresentanti della nuova Libia, accolti dalle fanfare della Guardia repubblicana.
A conclusione dei lavori un Sarkozy raggiante ha annunciato che le delegazioni avevano deciso unanimi di sbloccare subito 15 miliardi di dollari sui circa 150 miliardi sparsi nel mondo da Gheddafi e congelati su decisione dell’ONU. I 63 insomma aiutano la Libia con i soldi della Libia. Ma v’è ancora qualche spina nel dossier libico. Oltre ai vari “Cercasi Gheddafi disperatamente”, vi sono paesi ancora recalcitranti: il Sudafrica, ostile sin dall’inizio all’intervento militare, ha snobbato l’Eliseo e l’Unione Africana esita a riconoscere il CNT (Comitato Nazionale di Transizione).
Nel frattempo sono fioccate speculazioni e relative smentite su accordi commerciali privilegiati tra Francia e nuovo potere libico, per ringraziare Parigi in prima linea nella guerra contro Gheddafi. La reazione dell’Italia non è mancata. L’Eni ha subito fatto sapere di ritornare in Libia cominciando col fornire petrolio a quel paese esangue e la Farnesina ha confermato l’invio immediato di 500 milioni di euro a Tripoli, sottratti però sempre dai fondi di Gheddafi. Immediatamente 400 industriali francesi si sono riuniti pronti a partecipare alla ricostruzione della Libia. La guerra commerciale è appena cominciata: a Tripoli si parla di un mercato di 200 miliardi di dollari per i prossimi dieci anni. Spetta anche ai diplomatici fare da commessi viaggiatori. Peccato che Silvio Berlusconi, invece di battere il ferro quando è caldo, abbia soffiato sul fuoco dichiarando pubblicamente davanti ai giovani del Pdl: “A rovesciare il colonnello è stato un manipolo di uomini di potere, non un’insurrezione popolare, perché Gheddafi era amato dal popolo come ho potuto constatare quando andavo in Libia”…
La cerise sur le gateau… diranno i francesi.

martedì 4 ottobre 2011, di Ruggero De Pas