FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Home > Tempo libero > Itinerari > Bologna a Parigi e le 3 c

Bologna a Parigi e le 3 c

Itinerari (anche) antichi, sguardi nuovi

Collection Artedia/Artedia/LeemageAeroporto Marconi, ore 5 del mattino. Dieci ragazzi, ognuno col suo bagaglio a mano. Attraversiamo il gate, attendiamo l’annuncio e ci imbarchiamo sull’aereo. Allacciate le cinture, si parte. 1 ora e 40 minuti dopo, atterriamo nella ville lumière. Così, inizia l’avventura.
In una settimana, a Parigi, non si può vedere tutto. Per questo, il programma del progetto “Italiani all’estero in azione” ci propone un approccio innovativo nel conoscere la città: niente Louvre, Tour Eiffel, Notre Dame, ma un giro alla scoperta di anfratti sconosciuti e tipicamente parigini, che possano trasmettere un’immagine nuova di quella che è la meta turistica più visitata al mondo.
Nell’incontro con l’assessore al turismo scopriamo la strategia lungimirante che adotta il Comune per la promozione turistica della grande metropoli. Parigi è la città culturale per eccellenza: questo lui e il suo staff lo sanno bene. Ormai, è obsoleto puntare su quello. E allora? Si deve creare “l’emergenza di Parigi”: un evento temporaneo deve essere presentato come imperdibile, e il viaggio allora diventa improrogabile. Devi andarci, e devi andarci subito. Ma soprattutto, una volta arrivato qui, il turista deve essere ammaliato con le parole d’ordine chiamate le 3 C: Creatività, Contemporaneità e Convivialità. I visitatori potranno allora modellare la permanenza secondo le loro stesse esigenze, avendo contatti diretti con i residenti: in questo modo, non si sentiranno più turisti, ma parte integrante degli ingranaggi della città. Vivendo, come si dice oggi, “like a local”.
Così facciamo noi nella settimana a disposizione: visitiamo il quartiere indiano e un tempio indù, esploriamo la zona di Saint Michel e del quartiere latino attraverso una “visita sensoriale” che sfrutta tutti i cinque sensi, ci immergiamo nelle stanze del meraviglioso Hotel de Ville. Tutte le attività permettono di scoprire la città da una nuova prospettiva. Ad esempio, la visita del quartiere ebraico, il Marais, oggi uno dei quartieri più facoltosi, ricco di negozietti e bar alla moda.
Ma cosa si prova a ripercorrere queste strade immaginandosele com’erano qualche decennio fa? Giulio Lucchini, dell’associazione Parigi Inedita (per info: www.pariginedita.com), ci racconta le leggende sui luoghi e ci mostra i negozi storici, come le antiche macellerie. In conclusione, ci vengono aperte le porte di una delle tante sinagoghe del quartiere: abbiamo la possibilità di sentire la voce del rabbino, vedere coi nostri occhi i testi sacri, toccare l’altare che si erige al centro della stanza.
E’ questo che si intende quando si parla di un nuovo approccio con il viaggiatore: accoglierlo come fosse del luogo, fargli scoprire le tipicità e gli anfratti sconosciuti e immergerlo totalmente in un’atmosfera creativa, contemporanea e conviviale.

lunedì 15 ottobre 2012, di Alice Facchini