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Bologna la tua città. Come viverla? Come scoprirla?

Itinerari (anche) antichi, sguardi nuovi

Focus in apre questa rubrica a dei giovani che hanno seguito la formazione “Italiani all’estero: il turismo come risorsa”, organizzata dall’Associazione Seneca di Bologna in collaborazione con l’Associazione Emilia Romagna di Parigi. 10 giovani bolognesi e 10 giovani italo-parigini hanno seguito lezioni di marketing e di economia del turismo, hanno visitato le due città, incontrato assessori, operatori, professionisti del turismo. Ma, soprattutto, hanno concepito, insieme, un bellissimo progetto per valorizzare la città di Bologna ed incrementarne il turismo, usando quelli che sono, da sempre, i valori del territorio. Ce ne parlano alcuni di loro.

Alcune città assomigliano a un’infinita caccia al tesoro. Ci si può trascorrere una vita e non si è mai sicuri di averle scoperte fino in fondo. Questa impressione dipende forse dalla “densità” di storie che vi si intrecciano e dalla vitalità di ciò che succede al chiuso dei portoni, nelle case e nei cortili, o in strada (sotto i portici, nel nostro caso) e nelle piazze. Città di questo tipo, come pure la piccola Bologna, mettono provocatoriamente in crisi la categoria stessa di turista, poiché tutte le persone che la popolano e la attraversano hanno la possibilità di sentirsi veri e propri esploratori; anche chi vi è nato, a patto che riesca a liberarsi dei propri stereotipi.
La “dimensione esplorativa” può avere a che fare con una fruizione più consapevole dello spazio urbano anche nell’ambito del turismo. Nella concezione più diffusa di visita turistica [1], la superficie della città è simile a una scatola di dolcetti pregiati, dall’involucro molto voluminoso: bisogna attraversare (senza degnarla di attenzione) una grande zona “inutile” della città per poter poi fruire di piccole porzioni di spazio individuate come “attrattive turistiche”, le cui immagini, sommate l’una all’altra, rendono il senso della visita di quella meta. Ecco che diversi tour generano fotografie-ricordo identiche fra loro, che altro non sono che il simbolo di un’uniformazione delle esperienze. Anche il mercato turistico si rende tuttavia conto che una parte significativa di utenti inizia a manifestare un certo disagio per le esperienze preconfezionate.
I tour operator sanno bene che esistono due modi diversi di concepire un itinerario: il primo, ancora maggioritario, consiste nel reperire i luoghi più celebri e stereotipati di una città e unirli con una linea che segue il percorso più breve [2]; il secondo, più coraggioso, aspira a far sì che il visitatore possa avere la possibilità di scoprire qualcosa, traendone un’esperienza personale, grazie alla guida dell’itinerario. Il nostro posizionamento, giunti a questo bivio, è stato creare un’ulteriore possibilità: un’idea di itinerario dotata di un valore emotivo ancora più forte, che assecondi il visitatore nelle proprie passioni. La nostra idea progettuale “Vivi la tua Bologna” propone la creazione di alcuni itinerari fortemente caratterizzati in senso tematico: una melodia allettante traccia la via di “BO Soundscape”, itinerario che esplora le passioni musicali di Bologna e le sue eccellenze produttive attuali; gli appassionati di arti figurative e artigianato potranno scoprire grazie a “MamBO: Art & Artcrafts” che in una sola città coesistono diversi musei d’arte figurativa, accanto a una grande vitalità del mondo del fumetto, stamperie storiche, validi esempi di artigianato artistico. E così via…
La nostra proposta nasce dal concetto di “comunità di interesse” [3]. Una comunità di interesse è qualcosa in più che una semplice comunanza di interessi fra diverse persone. È una comunità: le persone interagiscono sulla base di ciò che condividono, creando delle reti che li coinvolgono emotivamente. Questa idea di rete, in ambito turistico, offre una potenzialità ancora non pienamente sfruttata. Un itinerario strutturato e promosso con l’idea di stimolare la nascita di una comunità di interesse può incentivare la partecipazione all’interno della città di cittadini impegnati in attività culturali ed economiche; al tempo stesso, mira a creare un meccanismo che promuove spontaneamente la città, dando voce ad alcune ragioni specifiche per visitare Bologna. Immaginiamo che liutai, negozi di dischi e librerie, gestori di club musicali e associazioni culturali partecipino a un progetto, “BO Soundscape”, che li porta a coordinarsi per offrire al visitatore una modalità nuova di scoprire le proprie attività in campo artistico e i tratti peculiari della realtà bolognese; il risultato riempirebbe di un significato nuovo il titolo di “Città creativa della musica” attribuito a Bologna dall’Unesco. E rilancerebbe l’immagine della città presso gli appassionati di musica in Italia e all’estero. Portare a Bologna persone interessate in modo specifico al patrimonio locale significa dare vita a una relazione nuova fra il turista e il cittadino, generando un’esperienza nuova e originale per entrambi.
Ampliando lo sguardo, dal sovrapporsi dei diversi itinerari tematici otteniamo un ritratto che rende giustizia alla ricchezza della città senza proporne un quadro confuso, “troppo pieno”. Nell’elaborare il nostro progetto, abbiamo dunque pensato di dotare questa “visione di insieme” di un supporto interattivo, una mappa che possa essere facilmente consultata grazie a internet e condivisa attraverso i social network. L’esplorazione della città, per chi non ha ancora un’idea precisa di Bologna, comincia proprio da qui: la mappa infatti vuole principalmente essere uno strumento evocativo, capace di offrire suggestioni attraverso una rappresentazione figurativa dei luoghi della città, più che una loro precisa geografia. L’obiettivo principale è quello di condensare in una schermata un possibile “immaginario della città”.
Photo Frassineti - AGF/LeemagePer esaltare l’aspetto esplorativo, il visitatore avrà a disposizione uno strumento di selezione delle informazioni che prenderà la forma di una linea del tempo. Egli potrà quindi posizionarsi sul passato, sul presente e sul futuro in riferimento ad ogni itinerario tematico; in questo modo potrà scegliere se visualizzare aspetti della tradizione bolognese o della sua attualità, o ancora (facendo click sul “futuro”) gli eventi imminenti più importanti, posizionati sui luoghi in cui si svolgeranno. Non è finita: accanto alla navigazione per epoche storiche, sarà possibile anche esplorare la città in relazione all’ora del giorno, grazie ad un orologio analogico che si attiverà nel “presente”. Questo orologio ha la funzione di aiutare il visitatore a introdursi nei luoghi di convivialità, proponendogli dei luoghi dove pranzare, dove fare aperitivo, dove cenare e quindi passare la serata; suggerimenti utili, insomma, per essere nel luogo giusto al momento giusto. Il tempo, nella sua duplice dimensione di “epoca” e di “ora del giorno”, diventa così uno strumento che permette al visitatore di avvicinarsi alla città e interagire con il suo patrimonio, coinvolgendolo tempestivamente nella programmazione degli eventi.
«Il futuro del turismo è nei luoghi dove le persone possono riconoscersi» [4] afferma il famoso antropologo francese Marc Augé, in una conferenza tenutasi proprio in Emilia Romagna. Bene, noi abbiamo fiducia che il turista possa riconoscere una parte di se stesso e delle proprie passioni in ciò che di meglio Bologna ha la capacità di offrirgli.

[1] Un tentativo di descrivere le contraddizioni del turismo di massa nell’età della surmodernité è offerto da M. Augé, L’impossible voyage. Le tourisme et ses images, Payot et Rivages, Paris 1997.
[2] È ciò che già Roland Barthes critica nell’opera Les Mythologies, Éd. du Seuil, Paris 1957, secondo cui la funzione delle guide turistiche non è quella di mostrare qualcosa, bensì di accecare il viaggiatore.
[3] Il termine è stato rubato alla tradizione delle scienze cognitive e dell’organizzazione del lavoro creativo: cf J. S. Brown, e P. Duguid, "Organizational Learning and Communities-of-Practice: Toward a Unified View of Working, Learning, and Innovation," Organization Science, 2, 1991.
[4] M. Della Corte in Il Mattino di Carpi, 1/05/2011: “Augé: «Il futuro del turismo è nei luoghi dove riconoscersi»”.

lunedì 15 ottobre 2012, di Claudio Cadei