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Bossi: l’idiota in politica

Intervista a Lynda De Matteo, antropologa francese di origine italiana che ha studiato il fenomeno della Lega Nord.

Lei che ha studiato la Lega dall’interno, da “infiltrata”, come ha reagito allo scandalo che colpisce la famiglia Bossi e la Lega?

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Non ero proprio “infiltrata” nella misura in cui ho spiegato il mio progetto scientifico ai leghisti. Essendo francese era difficile passare inosservata nella Lega. Così ho dichiarato di essere una studentessa straniera che voleva capire la realtà padana. E’ triste dirlo, ma credo che le mie origini nordiche mi siano state d’aiuto in questa impresa di ricerca. Parlando con i leghisti degli equilibri interni di potere mi è apparso chiaro che Umberto Bossi controllava tutto da vicino, all’interno del partito. Mi sorprenderebbe molto che lui non fosse a conoscenza delle operazioni finanziarie del tesoriere Belsito e degli sgarri del figlio. La mia esperienza etnografica mi porta a pensare che la Lega Nord sia l’espressione di una “doppia morale” nordista. I leghisti dicono di non essere Italiani comportandosi secondo schemi che denunciano come “sudici”. La contraddizione è lampante e condiziona tutto il movimento. Credo che la Lega abbia una funzione auto-assolvente per molti Italiani del Nord. Votando Bossi salvano un’immagine pulita della loro identità collettiva. Bossi stesso è una figura contraddittoria. Un vero e proprio italiota, soprattutto quando si dice padano. Credo che il leader realizzi un riscatto ed assuma una dimensione religiosa per la comunità che rappresenta.

Più che in qualsiasi altro partito, perfino nel PDL di Berlusconi, dirigenti ma soprattutto militanti di base hanno negato l’evidenza. Anzi, Berlusconi avrebbe negato in blocco, prendendosela con magistrati e comunisti, loro hanno tirato fuori il “cerchio magico”, i “barbari sognanti”, le scope, una sorta di stregoneria della pulizia. Com’è possibile una fede cieca a questo punto?

I leghisti devono salvare la figura del capo. Bossi non può aver sbagliato. Deve rimanere il puro e duro di sempre. Da lui dipende l’identità del gruppo che si riflette in lui. E’ lui la matrice dell’identità padana. Di conseguenza, si deve individuare un capro espiatorio che assumerà gli errori della dirigenza. Rosy Mauro vede così piombare su di lei l’ira di tutto il movimento. Non è la prima volta che succede una cosa del genere nella Lega. E’ una ricorrenza nei momenti di crisi. Le espulsioni fanno parte della sua storia. Stavolta però è stato Roberto Maroni ad assumere il ruolo di grande «prete» del rito leghista, perchè Umberto Bossi è ridotto a pura maschera dell’identità collettiva. Il teologo francese Philippe De Felice ha messo in rilievo la dimensione religiosa nel funzionamento dei movimenti autoritari europei in un libro del 1947, Folle in delirio.

Si può definire la Lega una setta, per esempio per l’uso di una forte simbologia religiosa e pagana?

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Come tanti movimenti politici messianici, la Lega assume una dimensione settarista. Rovesciando gli stereotipi negativi del Paese, la Lega crea un altrove padano nel quale i militanti possono proiettarsi. Ci credono. La fede è alla base del loro impegno. I grandi riti collettivi come il giuramento di Pontida o il rito dell’Ampolla sono momenti di aggregazione molto importanti per i militanti. La dimensione carismatica della leadership bossiana ricorda anche certe figure di guru che approfittano dell’ingenuità delle persone semplici per accrescere il loro potere e la loro ricchezza personale. Io mi stupisco ancora di come la gente può mettere mano alle tasche per una tale impresa politica.

Lei ha definito Bossi l’“Idiota del villaggio”. In effetti la Lega si distingue da una parte dall’atteggiamento popolare e populista (il linguaggio della gente, compreso il dialetto, la trivialità, la “trippalità” delle reazioni ...) d’altra parte da una venerazione per il leader, cui viene perdonato tutto. In che cosa è “idiota”?

Bossi sfrutta un filone anti-intelletualista molto populista che riscontra un grande successo in certe zone del Paese. Nel mio libro la definisco l’arroganza della semplicità. La sua maleducazione e la sua faccia tosta gli consentono di sopraffare i più colti. Ovviamente, seduce per questa ragione. In un certo modo, fa proprio l’idiota del villaggio nella “politica italiana”. La sua idiozia popolana (linguaggio sconcio, associazioni strane, provocazioni, stramberie varie) è il frutto di una costruzione che rimanda ad un’intera tradizione reazionaria. Stona nei suoi modi, diverte o snerva, ma nello stesso tempo non fa altro che evidenziare i peggiori difetti della vecchia classe politica del Paese.

Come vede il futuro della Lega?

L’autonomismo nordista esisteva prima di Bossi e continuerà ad esistere in una proporzione più o meno importante. Il partito Lega sopravviverà a questa crisi, perchè è ormai molto radicato. Bossi è riuscito a creare una realtà politica molto compatta e strutturata. Tuttavia la Lega dovrà uscire dalla crisi di successione, stabilendo una nuova leadership e reinventandosi in un contesto politico molto diverso da quello che l’ha vista nascere. Come farà ad andare avanti con gli slogan di vent’anni fa? Se non cambia rischia di venire risucchiata dalle proprie contraddizioni, come ultimamente e ripetutamente hanno messo in rilievo gli avversari, con il détournement dei suoi motti (“Al Nord urlano, a Roma magnano” “Lega poltrona” o “Ladroni a casa nostra”).

mercoledì 27 giugno 2012, di Patrizia Molteni