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Bulles de Liberté

In mostra a Parigi, nel quadro della settimana italiana del 13° arrondissement dedicata alla “Libertà”, quattro dei vignettisti satirici più famosi d’Italia : Altan, Staino, Vauro e Bucchi, con vignette dedicate alla libertà di stampa. Un evento Focus In.

Si può parlare di una libertà di stampa anche per i vignettisti satirici che pubblicano nei giornali ? In principio sì : una vignetta è un commento disegnato, spesso molto più chiaro ed incisivo di un lungo articolo di analisi. Eppure mi sembrava che le vignette satiriche fossero esenti da scandali e denunce o per lo meno fossero meno colpite dalla mannaia della censura. Sarà perché nessuno le guarda ? Me lo conferma Sergio Staino che mi spiega che in Italia la cultura della vignetta non è così sviluppata e che molti la prendono come un elemento puramente decorativo dell’articolo, magari non la leggono neanche. “Non ci sono più giornali ‘cattivi’ in Italia, come poteva essere una volta ‘Il Male’ o ‘Tango’ o come può essere in Francia Charlie Hebdo”, si rammarica da esperto. Sì perché Staino ha avuto un ruolo importante nella produzione satirica : creatore di Tango (supplemento de L’Unità), è stato uno dei collaboratori principali di Cuore (nato nel 1989, sempre come supplemento de L’Unità) e ideatore dell’ultimo supplemento satirico dello stesso giornale, Emme (M), dal 2007 al 2009.
Ma, pur non essendo troppo “cattivi”, riescono veramente a sfuggire alla censura ? Si direbbe di no perché proprio lui, Staino, ha sollevato uno scandalo con la vignetta sull’incidente aereo che ha costato la vita a mezzo governo polacco quando la piccola Ilaria aveva commentato “A chi troppo e a chi niente”, semi-scusandosi il giorno dopo con un “Mica ho detto che, senza i soldi alla ricerca, fra tre anni curavo il cancro !”. Se si cercano su internet parole chiave come Staino e Vauro, si trovano quasi esclusivamente proteste, accuse, scandali che i vignettisti hanno provocato con un semplice disegno e due battute.
Perché, viene da chiedersi, il Premier può scherzare sui sinistrati dell’Abruzzo “in campeggio” è può dare del “kapò” a un eurodeputato tedesco (l’ormai storico “la proporrò per un ruolo di kapò”) e la satira viene immediatamente additata come indegna ed immorale ?
La satira è un’arte antichissima, definita castigare ridendo mores, cioè il mostrare alla pubblica opinione aspetti criticabili di persone o costumi attraverso il riso, che diventa così un elemento rivelatore (e magari correttivo) del Male. La satira non consiste nel fare battutacce. Anzi, di solito rivela in qualche tratto di matita e una paio di repliche, qualcosa che non avevamo considerato pur avendo a disposizione le stesse informazioni del satirista. Perché loro vedono cose che noi non vediamo ? E soprattutto (cosa che mi ha sempre affascinato) come fanno a ridere e a farti ridere su cose tutt’altro che divertenti ?
Un riso amaro, che è sarcasmo, ironia, umorismo nero ma che esprime, attraverso lo “scherzo” un atto di resistenza : in una società in cui si fa a chi la spara più grossa prendendosi molto sul serio, il fatto che ci sia ancora gente che continua a vedere e a far vedere l’ipocrisia dilagante e che ci ride sopra, mi mette di buon umore.

L’IRREDUCIBILE VAURO


VAUROTra i quattro vignettisti Vauro forse più degli altri prende di mira fatti di attualità con la crudezza e lo spirito (anche scatologico) tipici del toscano. Ed è proprio per questo suo lato più attuale che disegna tra l’altro per la trasmissione “Annozero” diretta da Michele Santoro (un programma di approfondimento politico che è da anni nel mirino di Berlusconi). Tratto veloce, ruvido, bianco e nero, un’immediatezza resa anche dalle battute molto dirette, un personaggio un po’ sfigato che assomiglia al disegnatore e che spara su tutto, da destra a sinistra. Vauro prende in giro i difetti personali (la statura di questo o quel politico, a volte comparato a fondoschiena e parti intime varie), ma molto più spesso fatti e sproloqui del politico di turno, che ritrae con una verosimiglianza incredibile. Il Berlusconi o il Brunetta di Vauro corrispondono veramente alla realtà.
Attraverso vignette più facili, che fanno ridere perché fanno appello al nostro senso dell’humour più popolare, riesce a far passare anche una critica più acuta sull’ “arretramento della tolleranza, della cultura, del pensiero“, come dice lui stesso. Una delle sue serie più riuscite, più leggere, forse, è quella dei coniugi Rutelli (Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma, ex partito democratico, ha creato di recente un partito di centro, l’Alleanza per l’Italia) : lui bellone, Bill Clinton nostrano, e lei sempre un con la faccia un po’ depressa. Li ritrae sempre a letto, con battute del tipo “Alleanza per l’Italia. Rutelli lancia il suo movimento” e lei : “Sarà ma qui mi pare non si muova un bel niente” o lo slogan “Si può fare” con lei che dice : “Solite vane promesse elettorali”, battute apprezzate dalla stessa coppia Rutelli.
Di Vauro si può dire tutto fuorché che non sia trasgressivo, anzi è truculento, sanguigno, irriverente, un po’ boccaccesco e soprattutto battagliero. Storico collaboratore del Il Manifesto conduce da sempre una guerra contro l’establishment italiano, senza sconti per nessuno, di destra o di sinistra che sia. E’ anche socialmente impegnato con Emergency ed ha condotto pericolose missioni umanitarie in Afghanistan.

SATIRA RAFFINATA : ALTAN E STAINO

ALTANAltrettanto impegnati Altan e Staino, anche se la forma è molto diversa. La forza di Altan è quella di non caricaturare solo personaggi esistenti – anche se il suo “Cavalier Banana” è facilmente riconoscibile, così come lo erano Craxi e Andreotti – ma nell’aver creato una tipologia di personaggi rappresentativi di categorie di persone che potremmo incontrare al lavoro, al mercato, persino in casa nostra. Dopo il mitico Cipputi, simbolo di una classe operaia ormai estinta, disilluso ma mai depresso, Altan disegna l’uomo qualunque. Può essere Italo, basco in testa, sigaretta che pende dall’angolo della bocca, sarcastico rappresentante del sottoproletariato ; possono essere i due personaggi, di nuovo con il basco in testa, personificazioni degli iscritti ad un partito della sinistra ; i due vecchietti seduti sulla panchina di un parco, che l’età ha abituato ad ogni sorta di fregature ; la coppia stanca e pantofolaia, lui in poltrona e lei davanti ai fornelli, in quello che potrebbe essere un “tinello” (la camera che serve da sala da pranzo, salotto, sala TV, e dove la famiglia italiana media vive, un tavolo di teak per loro, la poltrona per leggere il giornale, lui) cui peraltro Altan ha dedicato tutta una serie (raccolta nel libro Tinello italiano, 1980). La coppia di Altan, moglie e marito ma anche amanti, ha spesso sottintesi di pessima performance, quando li ritrae a letto (“Hai simulato l’orgasmo, confessa” e lei che risponde “Prova a simulare un’erezione, così ti vendichi”) ma anche nei discorsi delle due donne che parlano tra di loro : geniale l’amica che, alla domanda “Come va con la pillola del giorno dopo”, risponde “Giorno dopo cosa ?”.
I bambini di Altan parlano tra di loro, con grande lucidità, ignari del mondo degli adulti. Nell’interloquire con i genitori pongono spesso domande che vorrebbero una risposta anche se il padre, con un commento secco e sarcastico, fa passare loro la voglia di una qualsiasi speranza per il futuro (“Cosa mi lascerai babbo ?” “Un colesterolo a 420, vedi di farlo rendere”). Personnaggi impotenti, apatici, con gli occhi a mezz’asta e un’aria indifferente ma disegnati con colori vivaci e tratto preciso, come dire : sembra un disegno ma sono proprio veri.
Alla donna nuda, pelle gialla, viola, azzurrina, folta capigliatura riccioluta, sguardo disilluso lascia i commenti “filosofici” (“Mi sa che stiamo esportando una democrazia scaduta” o “Urge un ministro del gossip con delega alla censura”) anche questi raccolti in un libro, Nude e crude. Il politico per eccellenza invece è quello vestito da Cavalier Banana (termine coniato dallo stesso Altan), ombrello in mano, sempre pronto a “fregare” il popolo, per dirla raffinatamente. Ma anche la serie dei Forzisti o Leghisti così come quella sulla famiglia Porcellis sono particolarmente riuscite.
Degli esseri fuori dal tempo ma sempre attuali, che possono essere come i personaggi della Commedia dell’Arte. Molte vignette dell’epoca di Craxi (per citarne una a caso) sue ma anche di Staino, Bucchi o Vauro, a guardarle oggi sembrano di un’impressionante attualità.

STAINOBobo, il personaggio di Staino, è nato proprio nel periodo Craxi, nel 1979, più precisamente. Un alter ego dell’autore, con due figli omonimi, Ilaria e Michele, la moglie Bibi, la vicina Erna, il compagno della sezione Molotov, che hanno vissuto tutte le ansie e tutte le delusioni degli elettori di sinistra. Staino, per sua stessa definizione, è un narratore più che un autore di vignette uniche (che però pubblica quasi quotidianamente ne L’Unità). Di lui Umberto Eco ha detto “Lo storico del futuro che […] voglia capire cosa è successo a una generazione italiana, oltre ai molti rispettabili documenti che si troverà a sfogliare dovrà tenere presente anche Bobo, forse più dei libri di Toni Negri, dei discorsi di Berlinguer o delle annate di Lotta Continua”.
Bobo e figli, sono più “sessantottini”, anche nel tratto, con colori più sfumati di quelli di Altan ma altrettanto veri e riconoscibili. Tra gli altri personaggi : i “cattivi” (il sorrisone a 34 denti del Premier, il caimano, i consiglieri col bavero alzato e gli occhiali da sole…) ma anche le vittime, quelli che le leggi le subiscono. Allineato-ma-non troppo, come il suo creatore, Bobo alterna l’ottimismo (“Babbo ! Ci è arrivata [l’acqua] fino alla gola !”, “...“nessun problema, se guardiamo le stelle”) alla logica dell’assurdo (“Se i tagli sono equi… perche dobbiamo fare dei sacrifici ?”). A volte lascia parlare la realtà che è ancora peggio della finzione (“Per Berlusconi il suo peggior nemico è la magistratura”. “Perché sono stati i giudici a far uscire i dati sull’occupazione ?”, risponde Ilaria, cinica come al solito).
I personaggi di Staino sono statici, espressione perplessa, occhioni spalancati e frasi spezzate, precedute o seguite da puntini, come se l’autore fotografasse un momento nella vita della famiglia. Attenzione : non una famiglia qualunque ma una famiglia democratica “dove si cercano di educare figli non conformisti, dove c’è un rapporto paritetico”, dice l’autore a Laura Scarpa (Scuola di Fumetto N° 14, 2003). Anche in questo caso le vignette di Staino prendono in giro la società italiana basata sull’ipocrisia, l’egoismo, il farla franca a tutti i costi.
Sia a Bobo che ai personaggi impotenti (nel senso di “non al potere”) di Altan ci si affeziona. Ci fanno ridere, magari con un ghigno più amaro ma li sentiamo vicino a noi. “E’ il disegno l’aspetto emotivo della vignetta che poi ti prepara a cogliere l’aspetto più razionale, la battuta”, spiega Staino aggiungendo che per lui e per Altan c’è una presenza paritaria di disegno e testo.

SATIRA INTELLETTUALE : MASSIMO BUCCHI


MASSIMO BUCCHIDiversa è l’impostazione del lavoro di Massimo Bucchi, che tra l’altro si è dedicato alla pubblicità e alla grafica. Le sue vignette sono pastiches di foto, disegni, computer grafica e testi scritti come su una macchina da scrivere del secolo scorso. Sono “vignette” - se così si ppossono chiamare -, che risultano da una parte molto elaborate ma in cui c’è anche sempre una macchia, un’imperfezione, qualcosa che disturba, qualcosa che impedisce l’empatia. I suoi sono quadri, manifesti di pensiero quasi, in cui in poche parole, a volte solo attraverso le immagini, Bucchi mostra, con grande forza visiva, la tragi-commedia dell’Italia presente e i malesseri dell’uomo contemporaneo. Il sommozzatore in scafandro con la scritta : “Dove il pensiero era profondo ora si tocca” o la foto della videocamera di sorveglianza con la dicitura “Il futuro della televisione” sono chiarissime. Così come chiare sono quelle che pubblica nella rubrica “La finestra sul cortile” di Repubblica. A volte sono costruzioni più complicate che richiedono un attimo prima di capire dove voglia arrivare, come le file di statue in posizione da “pensatore” tutte uguali, tutte allineate dietro le sbarre. Le immagini di Bucchi sono spietate, fanno sorridere (un po’ storto) ma non lasciano via di uscita. E’ come se ti dicesse : questa è la realtà.
E la forza della satira disegnata è proprio questa, quella di provocare il riso (o il sorriso) in una sola immagine. E il riso, si sa, fa bene alla salute, anche quella di un paese. Anzi “una risata li seppellirà”, speriamo, come dicevano nel ’68.

Ringraziamo Cristiana Tullio Altan per il suo prezioso aiuto.

vendredi 11 juin 2010, par Patrizia Molteni