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Cambiamenti climatici : c’è da preoccuparsi ?

Ne ha parlato, alla Mairie del XIII arrondissement di Parigi, il fisico Franco Prodi, nel corso di una conferenza organizzata dal gruppo “energia e ambiente” del Partito Democratico.

Franco Prodi Il tempo del negazionismo è ormai lontano e l’argomento da anni sdoganato dall’ambito dell’ecologismo duro e puro, ma non per questo le conoscenze del cittadino medio su clima e cambiamenti climatici si sono fatte più precise.
Ecco perché il gruppo “energia e ambiente” del Partito Democratico di Parigi ha organizzato un incontro pubblico con il fisico Franco Prodi, professore all’università di Ferrara e per anni responsabile dell’istituto per l’atmosfera e il clima del CNR.
Già il titolo dell’appuntamento, “Cambiamenti climatici : cause naturali e cause antropiche”, introduceva una considerazione non sempre evidente ai non addetti ai lavori : le attività umane hanno un’influenza sul clima, ma si inseriscono in un complesso intreccio di fenomeni propri alla terra, al sole, agli oceani, all’atmosfera, e alla loro interazione. Ancora non del tutto studiati e analizzati.
Ripercorrere questi fenomeni nel dettaglio, così come fare un viaggio nel tempo e osservare i diagrammi delle variazioni climatiche nella storia (negli ultimi cento, mille, diecimila, 500.000 anni, fino a un milione di anni), rende evidente il nostro essere parte di un sistema in cui le oscillazioni, i cambiamenti, anche quelli di temperatura, fanno parte della natura.
Certo, la consapevolezza di queste dinamiche nulla toglie all’innegabile responsabilità umana dell’immissione dei gas serra in atmosfera, dell’immissione di aerosol in atmosfera e dello sfruttamento del suolo, tutti elementi che, insieme, provocano delle conseguenze nel sistema clima del nostro pianeta.
Ma chiunque, oggi, pretenda di fornirci un sistema di simulazione in grado di proiettarci con precisione nel futuro, o di stabilire con esattezza la percentuale del contributo umano all’innalzamento della temperatura globale, millanta conoscenze che ancora non abbiamo, perché i modelli scientifici fino ad ora proposti non riescono a dare conto di tutte le variabili in campo con una risposta unitaria.
Vale questa considerazione, per accantonare ogni allarmismo ? La risposta, secondo Franco Prodi, si articola in due direzioni. Da una parte occorre investire nella ricerca, per approfondire i numerosi campi di studio che questo argomento coinvolge e per sviluppare modelli sempre più elaborati. Dall’altra, occorre adottare il principio di precauzione : non c’è bisogno di essere comprovatamente sull’orlo del precipizio per decidere di cambiare rotta.
Anche perché ciò che l’uomo immette nella natura non reca danni solo al sistema clima, ma anche all’ambiente. Una falda acquifera inquinata è una perdita tangibile, concreta e immediata per l’umanità.
Ma perché allora i cambiamenti climatici sono così di moda e l’inquinamento della terra, dell’aria e dei fiumi non fa più notizia ? Perché ci si angoscia per una incerta frazione di grado in più tra decine di anni anziché agire, da subito, per la salvaguardia dell’ambiente ?
Le domande che sorgono una volta finita la dissertazione di Franco Prodi si allontanano via via dal loro epicentro scientifico per sgorgare in rivoli di dubbi politici, sociali, antropologici.
Ma, almeno per due ore, la protagonista del dibattito sui cambiamenti climatici è stata, come dovrebbe essere più spesso, la scienza.
Il gruppo energia e ambiente del Partito Democratico sta affrontando ora il tema del nucleare.

dimanche 7 juin 2009, par Maria Chiara Prodi