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Candidato nel “migliore dei mondi possibili”

Sarà questo primo piano sull’ombra della DC e questo numero un tantino più “politico” del solito, un tantino più deprimente del solito, forse (che però – vi rassicuro prima che abbiate voglia di richiudere il giornale – ha anche moltissime notizie positive nelle pagine associative e culturali), vorrei parlare dei Comites. No, non è il masochismo che mi spinge a infossarmi in un altro argomento deprimente e controverso, anzi.
I francesi si auto-definiscono degli “italiani che si lamentano sempre”, a giudicare dal dibattito sui Comites, si direbbe che anche noi a lamentele non ci scherziamo. Non si rinnovano i Comites da 5 anni? E’ uno scandalo! Si rinnovano entro l’anno? Ma proprio adesso in fretta e furia? Il Consolato spende migliaia di euro per inviare plichi e informazioni a gente che magari ha cambiato indirizzo e/o che a votare non ci pensa neanche minimamente? Che spreco: perché non li facciamo iscrivere come si fa per le elezioni in Francia? Li facciamo iscrivere? E come si fa in un mese e mezzo? Troppo poco, potrà votare pochissima gente…
Insomma mentre i “comitescettici” (e mi ci metto anch’io in un momento di panico inziale durato pochissimo) perdono tempo a lamentarsi, si perde di vista l’importanza di queste elezioni: i Comites sono uno strumento democratico che permette di monitorare le esigenze dei cittadini italiani all’estero, di sostenere e difendere le cause che stanno loro a cuore, di promuovere idee, progetti, cultura, cittadinanza. Soprattutto sono uno strumento di crescita e di riconoscimento per le associazioni e, lasciatemelo dire, per le istituzioni. Ho scoperto di recente (e ammetto con ritardo) il funzionamento dei Conseils de quartier e del budget partecipativo che mi sono sembrati una meravigliosa opportunità per coinvolgere oggi cittadino in cose che lo riguardano. Ecco per me il Comites è questo: un Consiglio di quartiere che mi ascolta, mi consulta, mi fa partecipare alla vita del luogo in cui ho scelto di vivere. Solo che il quartiere, nel nostro caso è più grande. Se posso citare Voltaire, visto che siamo in terra sua, non si potrebbe cercare per una volta di fare di questo che abbiamo il “migliore dei mondi possibili” invece di pretendere solo? Abbiamo la fortuna in Francia di avere associazioni attivissime, rimbocchiamoci le maniche e facciamo di questo appuntamento elettorale un successo della cittadinanza attiva.

giovedì 16 ottobre 2014, di Patrizia Molteni