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Cattolici integristi: che spettacolo!

In scena a Parigi, al Theatre de la Ville, “Sul concetto di volto nel figlio di Dio” di Romeo Castellucci, della compagnia Socìetas Raffaello Sanzio di Cesena, ha provocato le ire dei fondamentalisti cattolici. Racconto.

Foto di Matteo PellegrinuzziArrivo e, uscendo dalla metro, mi pare di essere stata catapultata in un altro paese: ci sono poliziotti da tutte le parti e in gran tenuta anti-sommossa, che blindano tutta la strada davanti al teatro. Incontro Francesca, un’altra italiana amica mia e ci guardiamo basite: neanche lei sa il perchè di tutto questo trambusto. Intorno a noi sentiamo della gente dire che “è a causa della manifestazione”, ma di che manifestazione parlano? Francesca e io continuiamo a non capire, ignorantone che non siamo altro.
Ci incamminiamo verso il teatro e un poliziotto, corazzato dalla testa ai piedi, ci sbarra la strada. Ci dice che quel passaggio è bloccato, a meno di non avere con sé i biglietti per entrare a teatro, ma noi, i biglietti, li dobbiamo ritirare proprio all’ingresso del teatro che ci è precluso; allora Robocop estrae una lista di nomi, cioè tutti coloro che sono nella nostra situazione, verifica attentamente che siamo sulla lista e ci lascia passare.
Superiamo così il primo sbarramento e arriviamo alla porta del teatro: porta con metal detector e controllo delle borse. La mia amica ed io cominciamo a perdere seriamente la pazienza, perchè vanno bene i controlli, ma aprire persino il sacchetto del tabacco e un astuccetto con dentro mascara, rossetto e matita, ci sembra un eccesso di zelo un po’ immotivato. Comunque, passata la porta, non è certo finita: terzo sbarramento, un altro controllo delle borse e una perquisizione sul corpo. A questo punto siamo - oserei dire - inviperite, ma cerchiamo di mantenere un certo decoro per poter chiedere, a queste persone che ci frugano ovunque, il perchè di tutto ciò e, finalmente, le nostre domande trovano risposta: a quanto pare, c’è un gruppo di fanatici fondamentalisti cattolici che stanno manifestando contro lo spettacolo a cui stiamo per assistere e, a quanto pare, nei giorni precedenti non hanno espresso il loro dissenso in modo tranquillo e pacifico: il giorno della prima hanno aggredito il pubblico che voleva entrare in teatro, gettato bombe lacrimogene, olio da motore, uova e altre amenità; appena iniziata la rappresentazione, hanno invaso il palco e interrotto lo spettacolo urlando e con tanto di striscione che recitava: “basta con la cristianofobia!”.
Una volta sedute ai nostri posti, in teatro, una donna si avvicina al ragazzo seduto accanto a noi e gli chiede i documenti, perchè è stato riconosciuto come uno degli agitatori dei giorni precedenti e che, quindi, avrebbero preso nota dei suoi dati, per sicurezza.
Lo spettacolo inizia, molto in ritardo, ma finalmente inizia.
Dopo un’ora finisce, senza interruzioni, senza intoppi, qualcuno se ne è andato durante lo spettacolo, ma in modo silenzioso e rispettoso, ci sono applausi e “bravo”, ma anche fischi e “è una vergogna”, espressioni entrambe legittime di assenso e dissenso.
Cosa ho visto nell’arco di quell’ora, è difficile da descrivere, ma capisco che ci _ sia qualcuno che lo voglia impedire, capisco che ci sia stata una persona intelligente che si sia detta che uno spettacolo del genere era da impedire in ogni modo e che abbia sfruttato la forza bruta e la rabbia stupida e cieca di un gruppo di mentecatti; una persona acuta, accorta, che si è resa conto di essere di fronte a della vera arte, a del vero teatro, cioè qualcosa che fa pensare, qualcosa che pone dei dubbi, che non dà risposte ma accende molte domande e molto importanti.
Perché questo è lo spettacolo che ho visto.
Era duro, crudo, a volte davvero difficile da sopportare, ma mai gratuito, mai volgare e, pur nella drammaticità di ciò che ho visto, c’era un mare di bellezza, un qualcosa di estremamente...soave sentivo che mi accompagnava durante quell’ora e non mi lasciava sola di fronte alle immagini e ai baratri che mi si aprivano davanti, come se ci fosse stato un abbraccio attorno alle mie spalle, che mi ha reso possibile accogliere ciò che mi si palesava davanti e accettare la realtà della vita intera, perchè altro non è questo spettacolo: realtà e vita. Anche metafora, certo, come ogni cosa estremamente semplice e estremamente sincera è sempre lo specchio di una dimensione altra.
All’uscita, di fronte al teatro, c’è un gruppo di persone, saranno un centinaio, forse meno, che protestano contro lo spettacolo, tra urla, insulti e ave maria.
Non resisto alla tentazione di mischiarmi a quella folla per sentire che dicono e parlare un po’ con loro e così mi intrufolo, origlio qua e là, poi mi avvicino a un prete e inizio a parlare con lui. Non esito a definire questa incursione quantomeno avvilente: discorsi illogici, imparati a memoria, risposte precotte e usate a sproposito per di più, molta violenza e nessuno ha visto direttamente lo spettacolo: “mi hanno detto che” o “i giornali dicono che” o “ho visto dei pezzi su internet”.
Foto di Matteo Pellegrinuzzi A parte lo spettacolo in sé e per sé, credo ci siano delle considerazioni da fare su questo accadimento: da una parte si vede quanto l’uomo può essere bestia, certo, ma anche quanto può essere vivo e quanto il teatro lo possa risvegliare, lo possa e lo debba fare ed è a questo che serve l’arte, se no è vanteria vuota di senso.
Mentre assisto a questa protesta, non posso non pensare che, in Italia, la cattolicissima, patria del vaticano eccetera, non ci sono state reazioni simili, non ci sono state reazioni...in generale, non ci sono reazioni, a meno che non si veda male canale 5 e che non manchi il parcheggio per il Suv di papà; poi però ho scoperto che lo spettacolo è già stato rappresentato anche in Spagna, Inghilterra, Belgio, Norvegia, Russia, Paesi Bassi, Grecia, Svizzera, Polonia e che solo e unicamente in Francia c’è stato tutto questo putiferio. Allora non puoi non chiederti se questo paese così laico, dove è addirittura vietato esporre il crocefisso e un qualsiasi altro simbolo religioso, non stia un po’ esagerando e non stia, forse, creando al suo interno dei nuclei fanatici ed estremisti, come sempre laddove limiti una libertà, inibisci un sentimento, imponi un velo, anche se apparentemente dici di volerli togliere.
Comunque, se avrete occasione, andate a vederlo, questo spettacolo, ma non degli estratti da internet, vi prego, perché non capireste nulla e vi fareste solo un’idea fuorviante.
Se lo andrete a vedere, o se andrete a vedere altre cose, anche film, concerti e se queste cose vi fanno fermare un attimo, anche piccolo e vi fanno sorgere un pensiero, una domanda, assaporatelo quel momento, andateci a fondo e poi parlatene coi vostri amici, coi vostri colleghi di lavoro, con la vostra famiglia, perché l’arte ha bisogno di gente che vada a vederla; l’arte deve interrogare, ma necessita anche persone che vogliano porsi delle domande, che sappiano accoglierle. Solo così ha un senso tutto questo frullio di note e parole e movimenti e forme e colori, solo così ha ragione di esistere e solo così può migliorare il mondo.

martedì 13 dicembre 2011, di Claudia Mosconi