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Cavanna, la bandiera dei “Ritals”

E’ morto a 90 anni François Cavanna, fondatore della più popolare rivista satirica francese, Charlie Hebdo, “un giornale brutto e cattivo", come lo definiva lui. Figlio di padre italiano (di Bettola, nel piacentino, per la precisione), è l’autore della “bibbia” della ritanialità, “Le ritals” romanzo autobiografico ispirato alla Nogent della sua infanzia. Ricordi e rimpianti.

Cavanna è stato il primo scrittore che ho letto quando sono arrivata in Francia, avendo già letto i classici. I francesi, appena sentivano l’accento se ne uscivano con un “Vous avez lu Cavanna? Nooon?! Vous devez le lire!!”. La cosa all’inizio mi infastidiva, come se gli italiani dovessero leggere solo autori italiani e per giunta in francese, finché mio marito mi ha spiegato chi era Cavanna: imprigionato in Germania durante l’occupazione nazista, conobbe diversi oppositori e prigionieri russi, che contribuirono alla sua formazione politica. Era di sinistra anzi si proclamava “più a sinistra della sinistra”, piuttosto inabituale nella bianca Nogent. Negli anni ’60 e ’70 divenne famoso per la sua ironia senza tabù, fino a fondare il settimanale Hara Kiri, che diventerà poi Charlie Hebdo, "giornale brutto e cattivo" di cui divenne caporedattore, autore e disegnatore.
Inutile dire che li ho letti i suoi libri – stile parlato ma anche molto elegante, avvincente e divertente. Tra la sua carriera giornalistica e quella di scrittore non ho mai deciso quale mi piacesse di più!
Quando con il CREI (Centre de Recherches et d’Etudes Italiennes) ho organizzato il concorso di scrittura “L’altro italiano”, riservato a studenti della nostra lingua e italiani di seconda e terza generazione, mi è sembrato evidente che lui, lo scrittore dei “rital”, dovesse essere il presidente di giuria. Chiamo Charlie Hebdo, mi dicono di mandargli un fax (di mail non ne ha mai voluto sapere). Eseguo senza molta speranza, eppure mi chiama, si interessa al concorso, è un po’ preoccupato: “vous savez, moi l’italien je ne le lis pas très bien, il me faut du temps”. Poteva limitarsi a fare il “prestanome”, invece no, ha letto tutto, ha classificato gli autori in ordine di preferenza, motivato le sue scelte… chi l’avrebbe mai detto!

L’ho ricontattato in un’altra delle mie vite precedenti quando mi occupavo dell’insegnamento nelle scuole elementari di una rivista durata, ahimè, solo un paio di anni, “Il giornalino”. I ragazzi gli avevano fatto un sacco di domande e lui aveva risposto con una lettera, aveva all’epoca problemi di salute, forse la malattia di Parkinson, Miss Parkinson, aveva già “eletto domicilio nel suo corpo”.
Correva l’anno 2000, ero in Francia da 8 anni. Stranamente poi l’ho rivisto e ci ho parlato diverse volte, ogni volta ne uscivo ancora più ammirativa, ma non l’ho mai intervistato per Focus, forse perché di lui ammiravo di più il lato Charlie Hebdo? Ai ragazzi del giornalino aveva detto: “ho scritto un libro, “Les Ritals”, lì c’è tutto”. Intervistarlo sulla sua italianità mi sembrava relegarlo a un’infinitesima parte della sua vita scoppiettante di energia e di creatività, fargli ripetere per l’ennesima volta cose che aveva già scritto e già detto.

Poi Miss Parkinson ha preso il sopravvento e ha quasi smesso di frequentare eventi pubblici. Per pudore, non l’ho più contattato, ogni tanto un invito a qualche evento, riceveva Focus, ma così giusto per tenerlo al corrente. Una specie di “nonno” da proteggere.
"Con lui scompare il decano degli umoristi, ma Cavanna non è morto: Charlie Hebdo gli sopravvive", ha dichiarato Charb, attuale direttore del giornale satirico, "Molti umoristi gli devono molto, senza neppure saperlo". Anche gli expat italiani gli devono molto, consoliamoci così.

martedì 18 febbraio 2014, di Patrizia Molteni