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Cesarini e Cesaroni

Come prevedibile, Silvio Berlusconi ha ottenuto la fiducia in Parlamento, con una manciata di voti in più in Senato e solo 3 alla Camera. Considerato che il governo è rimasto fermo un mese per permettere all’imprenditore più indagato d’Italia di comprare deputati e senatori in un clima da calciomercato, e che le votanti partorienti sono state portate a votare in sedia a rotelle (neanche nei film di Totò!) non si può dire che si tratti di una vittoria schiacciante. Casomai un pareggio che passa dalla X all’1 a 0 in “zona Cesarini”, come hanno commentato i giornalisti. La zona Cesarini sono i minuti finali di una partita, quelli in cui, nel 1931, Renato Cesarini, con un goal al 90° minuto permise alla Nazionale azzurra di vincere un match decisivo contro l’Ungheria, meritando così di entrare – non dico nella storia del calcio – ma almeno nel dizionario della lingua italiana.
Vorrei citare un altro termine, che ha in comune con il calciatore di cui sopra, la radice che rimanda all’imperatore romano Giulio Cesare: i Cesaroni. Per chi non avesse seguito la versione spagnola in traduzione francese (“La famille Serrano”, France 3), si tratta di una serie televisiva su una famiglia allargata che vive nel quartiere popolare della Garbatella a Roma. Come tutte le produzioni seriali, la storia si dipana, episodio dopo episodio, intorno a dei conflitti: all’interno della famiglia, tra vicini, conoscenti, colleghi. Quello che distingue questa serie, ormai noto come il “metodo Cesaroni”, è di non affrontare direttamente la questione ma di risolverla o di fuggirla attraverso la simulazione e l’inganno. Per uno che è già stato paragonato al “tiranno” Giulio Cesare, ottenere la fiducia in zona Cesarini, con il metodo Cesaroni, mi sembra la conclusione più giusta.
E se, in periodo natalizio, il Cavaliere parla di tradimenti e traditori (a partire da Fini e il nuovo partito “Futuro e Libertà”) farebbe bene a riflettere sulla fine dell’imperatore romano. Sì perché quei pochi voti in più non vogliono dire che potrà governare: se non ce l’ha fatta con una maggioranza di oltre 100 parlamentari, figuriamoci ora. Un augurio per il 2011: che si finisca di parlare degli intrighi nuovi dell’imperatore (che tanto nuovi non sono) e che si cominci a pensare all’Italia.

martedì 28 dicembre 2010, di Patrizia Molteni