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Chiudi gli occhi… Ma non lo senti il profumo?

Camminando per le rues parisiennes capita spesso di imbattersi in ristoranti italiani. Dapprima se ne avverte il profumo, da lontano, quello rustico della pizza appena sfornata o della focaccia ancora calda. Poi si intravvede quella collana di aglio essiccato appesa al muro, quella bottiglia di vino che sai che è buono già dall’etichetta, quella tazzina che da dietro il bancone ammicca, invitandoti a bere un espresso. Che nostalgia…

L’Italia: quelle sei lettere che suscitano in tutti noi quella stretta al petto che solo un luogo pieno di cultura, spirito e vivacità può generare. L’Italia è la mia patria, la mia mamma, la matriarca che protegge amorevolmente noi tutti. E molto spesso mi chiedo: chissà se anche a mia figlia dire “Italia” richiama qualcosa? Malgrado parli italiano tutti i giorni, lei è nata a Parigi, parla la lingua locale meglio di me (infatti corregge la mia pronuncia), trova addirittura divertenti quelle strane battute francesi! Però, al di là della maglietta che indossa per emulazione quando giocano gli AZZURRI comincia ad assimilare altre piccole grandi cose. Conosce l’importanza di mangiare insieme, aiuta sua madre a fare da mangiare proprio come mia madre aiutava la nonna, urla di gioia quando sua madre le prepara la pasta al pomodoro. Insomma, sarà anche un “ibrido”, ma lei sa cosa vuol dire essere italiana: soprattutto a tavola. Proprio come accadeva qualche generazione fa in Italia, “l’allieva”aiuta la mamma o la nonna a preparare la pasta, amalgamare uova a farina diventa un’occasione per ritrovarsi. Dopotutto, come farebbe una persona a definirsi italiana senza aver mai aiutato in cucina a preparare gli arancini, lavorandoci insieme alla mamma per mezzo pomeriggio, seguendo quella ricetta dal ricettario storico di famiglia? Oppure senza riconoscere l’odore della fugassa all’euio appena sfornata, cosí buona col sale grosso sopra? O ancora, senza saper fondere burro e cioccolata per creare la tenerina di Ferrara?
Come diceva mia nonna: “la cucina italiana è fatta di ricette semplici ed ingredienti genuini. E’ inutile cercare di fare il ragú in pochi minuti; la veritá è che gli ingredienti vanno rispettati, lasciati riposare. Solo così ti daranno il massimo del gusto. Tu lavoreresti di buon grado se ti facessero correre di qua e di là, senza lasciarti respirare?
E’ importante che le nuove generazioni capiscano ciò. Ogni volta che siamo in cucina, noi “vecchi” abbiamo il dovere morale di tentar di coinvolgere le generazioni future a preparare piatti come pasta e fagioli, risi e bisi, la pajata o la parmigiana di melanzane secondo le ricette di famiglia. Per alcuni di noi il ricordo ci porta alla polenta gettata sulla tavola (ma quali piatti…) accompagnata con del formaggio stagionato fuso, porcini freschi come quelli delle nostre Alpi e uno spezzatino con dentro quei bei chiodi di garofano ... La mia di nonna faceva le panelle e anche delle cassatine colle patate che rubavamo spudoratamente, cosi calde da bruciarsi le dita e le papille…altro che madeleine!
Ecco, mia figlia, in quanto italiana e in quanto futura donna e madre, non può perdere il senso di cosa voglia dire far parte di una famiglia italiana, avere nel DNA quella cultura del prendere, di trovar il tempo per cucinare. Ma soprattutto, al di sopra di ogni modo di essere, di fare o di dire, ogni sapore gustato, c’è la consapevolezza che il cibo cucinato come le nonne è sempre e comunque il migliore.

mercoledì 14 marzo 2012, di Zosimo e Franco Pedroni