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Ciao Dondero

Ci ha lasciati il 13 dicembre, all’età di 87 anni, uno dei più grandi fotografi italiani. Un ricordo di Fortunato Tramuta, tratto dal libro 4x20, redatto dai suoi amici in occasione dei suoi 80 anni, anzi, per l’eterno giovane che era, per i suoi quarti vent’anni.

Io ho conosciuto Mario Dondero

"Io ho conosciuto…". Così, quasi inevitabilmente inizia il racconto del primo incontro con chi poscia è divenuto un amico.
Ma ci sono primi incontri e primi incontri. Di solito, per andarli ricercare, quando si è avanti con gli anni, bisogna frugare, scavare, a volte con fatica, nella memoria che cede.
Non così con Mario. Sono certo che tutti quelli che l’hanno conosciuto conservano di quel primo incontro un ricordo forte, tenace, un qualcosa che non solo sollecita la testa, ma attiva sensazioni fisiche. Mario ti parla, ti guarda dritto negli occhi, ti tocca, quasi a verificare una materialità che poi cerca di esprimere nella pellicola.
Eterno nomade, sa la fugacità degli scatti della sua Minolta.
Io ho conosciuto Mario nell’82, a Milano, nella sede della casa editrice Guanda. Mi ero da poco trasferito a Parigi e cercavo di fare il corrispondente dalla Francia per l’“illustrazione italiana”.
Mentre parlavo con l’amico direttore della rivista, Roberto Rossi, ha fatto la sua garbata irruzione negli uffici il nostro Dondero.
- Fortunato, ti presento Mario.
Da allora, con Mario, se così si può dire, non ci siamo più persi di vista. Lui abitava a Parigi fin dagli anni Sessanta, conosceva la città e me la faceva conoscere.
Abbiamo fatto insieme un reportage, non pubblicato, ma non per colpa delle foto. Abbiamo soprattutto camminato, siamo andati molto in giro, fino a quando io nell’84, esaurita la verve giornalistica, mi sono fissato nel locali della Librairie italienne Tour de Babel.
Mario, buon lettore, amico e fotografo di scrittori d’ogni bordo, ha cominciato a frequentare la libreria. E’ nata subito l’idea di fare una mostra.
- Su cosa Mario?
- Perché non su Pasolini? Vieni a casa mia. Ho tutto nell’archivio.
L’archivio in questione era sito in un bell’armadio d’epoca a due ante, che una volta aperto, mostrava un oscuro accatastarsi di oggetti non facilmente identificabili. Da lì, fra risa e sberleffi, abbiamo tratto i negativi per montare una bella mostra di foto fatte durante le riprese de La Ricotta.
Mario, negli anni, sempre imprevedibile, è intervenuto molte volte, quando c’erano scrittori o disegnatori “amici”, nelle nostre serate in libreria, animandole con i suoi scatti.
Memorabile una signature con Pratt. – Mettiti di qua, mettiti di là -, suggeriva all’Hugo più indispettito che lusingato dal troppo casino di gente. Quando, a fine serata, Mario ebbe a confessare che aveva dimenticato di mettere il rullino nella macchina, puntuale giunse la chiusa dell’Hugo:
- Dondero, va in figa tu madre.
Ma, forse, il ricordo più bello e più enigmatico risale, credo, all’83. Non ricordo più il quartiere, non ricordo più l’Ordine. Ci eravamo piazzati a debita e rispettosa distanza e aspettavamo che dal convento uscisse una monaca. Obiettivo di Mario era, naturalmente, non solo fotografarla, ma entrare in contatto con lei, parlarle, penetrare nei luoghi di preghiera. Io continuavo a dire che le monache in questione avevano fatto voto di silenzio. Inutilmente. Siamo rimasti lì ad aspettare per qualche ora. Una monaca, alla fine, è uscita dal portone, non so per quale bisogna, non certo per parlare con noi.
Da Mario mi sarei aspettato di tutto, perfino che si catapultasse sulla malcapitata. E, invece, è rimasto lì ad osservarla, da lontano.
Leggevo nella sua impotente smania una segreta pena.
Non ha fatto neanche una foto.
Sembra che, questa volta, Mario se ne sia andato per davvero.
Ma lui ha sempre fatto così. Magari spariva per periodi molto lunghi, poi, all’improvviso, quando meno ce lo aspettavamo, la porta della libreria si apriva, Mario entrava e candidamente chiedeva: “Salve, ragazzi, come va?”.
Caro Mario, torna quando vuoi.


Vedi on line : Scatti per il 68

martedì 12 gennaio 2016, di Fortunato Tramuta