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Come ci vedeva la stampa

Il Risorgimento ha appassionato non solo gli italiani ma anche francesi ed europei. Focus in ha voluto vedere attraverso i giornali e sopratutto le caricature politiche, come l’Europa vedeva la nascita del nuovo Stato unitario.

Negli anni ’60 dell’Ottocento francesi ed italiani erano un po’ più che cugini : ’impero francese fino al 1814, quindi neanche mezzo secolo prima del fatidico 1861, comprendeva il Piemonte, la Liguria, parti della Toscana e dell’Emilia, l’Umbria e parte del Lazio. A ridosso dell’Unità gli accordi di Plombières sancivano un’alleanza strettissima tra i francesi ed il Piemonte. Il pubblico francese ha seguito attraverso la stampa le vicende dell’unificazione italiana, un po’ come oggi segue attentamente la vita politica delle ex-colonie, Tunisia compresa.
In Vive l’Italie Alberto Toscano(1) ci racconta, attraverso i giornali dell’epoca come i francesi fossero letteralmente “appassionati” dell’Italia. Una passione che ha alti e bassi, a seconda della situazione in cui si trovano l’Italia e Napoleone III. Quando il Regno d’Italia era minacciato dall’impero Austro-ungarico, i francesi hanno sostenuto i cugini d’oltralpe. Non fu così, invece, quando volle annettere al Regno d’Italia gli Stati Pontifici, storicamente sotto la protezione francese. Toscano cita in proposito la frase infelice di un giornalista de Le Moniteur che il 10 novembre 1867, a seguito del bilancio della battaglia di Mentana - fronte francese 2 morti, 2 ufficiali e 36 soldati feriti ; per gli stati pontifici 20 morti e 123 feriti ; i garibaldini 600 morti, quasi altrettanti feriti e 2000 prigionieri – conclude soddisfatto « Nos fusils Chassepots ont fait merveille ». Neppure l’orgoglio per i fucili made in France attenua la gaffe di considerare la morte di 600 garibaldini una « meraviglia ».
In Francia Le Siècle e Le Constitutionnel commentano regolarmente le fasi dell’Unità, con posizione diverse. Così anche Le Figaro, Le Monde Illustré, L’Illustration, questi ultimi con una miniera di disegni e caricature e anche gadget, come la cartina dell’Italia del nord che dava Le Monde Illustré insieme al giornale. Persino Le Journal des Instituteurs (sottotitolo : Ecoles normales primaires – Ecoles de Garçons et de Filles – Classe d’Adultes – Salles d’Asile) pubblica le dichiarazioni di Garibaldi, fino alla composizione delle sue truppe. E’ l’epoca dei primi corrispondenti di guerra, dei primi « opinionisti ». Dall’estero ci si mettono pure due « piume » che passeranno alla Storia : Marx e Engels, che interpretano per i lettori della New-York Daily Tribune l’Italia pre-unitaria e quello che Engels definisce « l’un des faits d’armes les plus stupéfiants de ce siècle » (2).

Il Risorgimento disegnato

Ma per capire come ci vedessero all’estero, è forse ancora più interessante guardare alle caricature pubblicate nei giornali dell’epoca, anche perché la satira politica disegnata, un genere allora agli albori, è più diretta. Attraverso l’esagerazione di un tratto tipico o la trasposizione del personaggio in forma mitologica o animale, se ne mettono in risalto qualità e difetti.
Dei tre padri del Risorgimento – Cavour, Mazzini, Garibaldi – quest’ultimo è decisamente il più caricaturato all’estero. Il conte Camillo Benso di Cavour aveva un certo successo in Italia : rotondetto, rigido, un po’ ridicolo con la panzetta da commendatore e gli occhiali tondi da intellettuale, ma pur sempre dotato di attributi che denotavano l’intelligenza, l’astuzia politica. Lo vediamo per esempio alle prese con un alambicco oppure con la penna/piuma della Ragione. Anche Mazzini era spesso bersaglio dei vignettisti del Risorgimento : a volte con berretto frigio e coccarda, sporco, selvatico, barbone più che barbuto, scheletrico, livido, la caricatura dell’esule rivoluzionario, insomma.
All’estero, invece, questi due personaggi non erano particolarmente amati dai caricaturisti, forse perché entrambi incuotevano, per ragioni diverse, paura : il primo perché la sua “diplomazia”, imparata ad arte dai francesi, poteva nuocere sia alle mire espansionistiche della Francia che voleva (e poi ottenne) Nizza e Savoia sia perché i conservatori francesi sostenevano l’indipendenza degli stati pontifici. Italia unita sì, ma la chiesa non si tocca. Il secondo perché era un cospiratore, un rivoluzionario, rifugiato per anni in Francia. Si vociferava persino che fosse all’origine di alcuni attentati nell’esagono. Meglio non scherzare con queste persone.

Supergiuseppe, l’eroe dei due mondi


Garibaldi invece aveva sia delle caretteristiche fisiche spiccate (giovane gagliardo o vecchio generale, ma sempre con quella barba particolare e i capelli lunghi) che dei tratti etici e morali che si prestavano all’allegoria. Due gli accessori costanti : la spada, che al contraio della piuma di Cavour, denota il condottiere, il generale, il coraggio e la forza ; e il cappello da contadino. Anche se, come è stato più volte notato da giornalisti e storici, i veri assenti del Risorgimento sono stati i contadini (tra i Mille, 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri e 60 possidenti, circa 500 ex artigiani, studenti universitari, ex commercianti… e una sola donna, la moglie di Crispi), non bisogna dimenticare che Garibaldi era uno del popolo. In realtà contadino non era : il padre era capitano della marina, tra i suoi zii molti commercianti, ma era comunque vicino, almeno di cuore, ai ceti più bassi della società. I copricapi poi sono indicatore certi della persona, si veda per esempio la caricatura di John Tenniel (Punch, 1860) in cui Garibaldi cerca di convincere il Papa a mettere una specie di cappello frigio con su scritto Libertà al posto della tiara : “Su, prenda questo cappello, Padre Pio, vedrà che è molto più comodo”, dice la leggenda.
Lo stesso Tiennel lo ritrae, sempre per il giornale Punch, come la versione moderna di Perseo : ali, elmo sandali alati, la lancia al posto della spada, sta uccidendo un tritone, mezzo uomo, mezzo pesce, per difendere l’Italia, incatenata agli scogli. Una chiara allusione alla liberazione di Andromeda con un piccolo tocco di modernità : sullo scudo si legge “Garibaldi at the rescue”, “Garibaldi alla riscossa”.
[...]

L’Italia liberata


Per quanto riguarda l’Italia, a parte le personificazioni con Garibaldi, il paese nascente è visto come imprigionato (come appunto nella vignetta di Perseo), come un agnello che si vogliono spartire l’aquila a due teste (l’Impero Austro-ungarico) mentre altre due Aquile, la Francia e la Russia si mettono d’accordo su come salvarla e magari trarne beneficio.
Daumier invece la rappresenta nelle vesti di Gulliver che si risveglia e trova gli italiani, in versione lillipuziana, che corrono dappertutto e si battono, un’allusione ai moti carbonari.
La stampa scritta accoglie con favore la consegna del Regno d’Italia a Vittorio Emanuele, che dissipava ogni timore sulla deriva italiana, abbandonata all’ “influenza mazziniana” (Le Constitutionnel). Vittorio Emanuele invece li aveva fatti sognare solo l’anno prima, dando in sposa la figlia prediletta, Clotilde, al fratellino di Napoleone III. Le nozze furono definite “il matrimonio del secolo” e servivano, oltre che a stringere alleanze, a far sognare i popoli cugini, un po’ come le nozze di Harry e Kate (il lato “bling-bling” della politica risorgimentale, come lo definisce Toscano nel capitolo “Glamour, guerre et liberté”). I ritratti della principessa (i paparazzi non c’erano ancora per fortuna) hanno fatto la prima pagina di tutti i giornali francesi.
L’Italia unita è ormai uno Stato che conta nel nuovo ed instabile equilibrio europeo. A guardare la vignetta di Hadol del 1870, la lotta per la libertà non è finita !

1 Alberto Toscano, Vive l’Italie, Armand Colin, 2010.
2 “Marx et Engels et l’expédition des milles”, traduzione e note di Georges Saro, in Chroniques italiennes n° 4 (1985).

Versione completa sul n° 11 di Focus In.
Tutte le vignette di questo articolo appartengono al fondo dell’agenzia fotografica Leemage.

jeudi 9 juin 2011, par Patrizia Molteni