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Crisi : razzismo in rialzo

Mentre alcune testate in molti paesi europei quasi inneggiano alla crisi finanziaria come ad un motore di riconciliazione familiare, di ritorno a valori “veri”, di riappropriazione della cultura, quasi in un’ondata di buonismo dettato dallo spauracchio della povertà imminente o di quella reale, mentre si cerca di vedere la bottiglia mezza piena e di conservare l’ottimismo, salgono anche preoccupanti fenomeni di razzismo a catena che forse facciamo fatica a vedere.

British jobs for british workerss E’ vero che sono fastidiosi, che ricordano periodi oscuri non tanto lontani, ma è meglio vederli per bloccarli prima che dilaghino. I giornali italiani e non solo hanno dato grande eco alla contestazione britannica contro i lavoratori stranieri, soprattutto italiani. Lo slogan “UK jobs for british workers” (lavoro britannico ai lavoratori britannici) è stato un colpo per il primo ministro britannico Gordon Brown che aveva promesso lavoro ai sudditi di Sua Maestà. E la protesta, contro gli italiani, assolutamente inelegante, per evitare il termine razzista, è partita dalla raffineria Lindsey Oil, gestita dal gruppo francese Total che ha concesso un appalto all’Irem italiana.
Forse l’opposizione degli operai inglesi si è fermata, almeno verso gli italiani, grazie a un compromesso, ossia l’inserimento di operai inglesi a fianco degli italiani. Detta così sembra un’operazione molto europea ma poiché non siamo ancora arrivati ad un’armonizzazione dei salari il capro espiatorio diventa immediatamente “lo straniero” ossia l’operaio immigrato. Senza il dito puntato contro interi paesi, solitamente dell’Est, dove le società delocalizzano perché la manodopera costa meno.
Altra ingiustizia : perché andare a pagar meno operai che magari avrebbero bisogno di adeguare verso l’alto il proprio stipendio visto che anche nei paesi dell’Est il costo della vita quotidiana è salito ? E quando la gente ha paura di perdere il lavoro diventa razzista. Non vediamo le stesse scritte sui muri italiani contro gli immigrati ? Dovevamo costruire un’Europa unita e ci ritroviamo in un’Europa che ha paura del vicino. Il dilemma è grande : perché scandalizzarsi del razzismo ignorante quando mancano i soldi per la quarta settimana ? Eppure bisogna non soltanto scandalizzarsi ma reagire con mezzi efficaci che calmino gli animi.
Ormai tutti gli Stati si sono dichiarati in recessione. Una recessione prevedibile… ma i politici non ascoltano gli economisti e gli economisti stessi non sono sempre ottimi calcolatori. Se gli operai inglesi stanno facendo un protezionismo grezzo, i governi cominciano a fare protezionismo di Stato. Ha iniziato Sarkozy imponendo la non delocalizzazione alle case automobilistiche che usufruiscono degli aiuti del Governo. L’ha preceduto soltanto Obama annunciando l’uso esclusivo della siderurgia americana per i lavori pubblici. Resta il dilemma : pendiamo verso l’ottimismo dell’utilità umana della crisi o verso il pessimismo di un crescente razzismo ? Fa meno paura parlare di xenofobia, o paura dello straniero, che può portarci via il pane quotidiano, che scappa dal proprio paese perché spera di andare a star meglio, ma il “caso” britannico è la prova che ci vuole una soluzione globale, al di là di quello che ogni governo sta cercando di fare con alambiccati progetti sociali perché finalmente anche i più ottimisti, come la Francia, si sono accorti di essere in recessione. E’ vero che gli italiani hanno già sofferto abbastanza del razzismo durante le nostre grandi emigrazioni ma anche la penisola ha trovato i propri capri espiatori, anzi, grazie alla Lega nord riusciamo anche a trovarli casalinghi. E’ vero che la sinistra, che storicamente dovrebbe proteggere i lavoratori, si è persa in se stessa. E’ incredibilmente vero che in Europa restano solo tre paesi governati dalla social-democrazia : Spagna, Gran Bretagna ed Ungheria ed è grave perché comincia a mancare l’opposizione e senza opposizione si perde la democrazia. E’ vero, ma cerchiamo di non arrivare ad un punto di non ritorno. Che i Governi provino ad alleggerirci le spalle da questa folle recessione tornando ad un’economia reale e non virtuale e che gli europei smettano di sentirsi europei quando va tutto bene e di additare il “vicino” quando grazie alla nuova mobilità se lo trova in casa. Paura dell’immigrazione ? Ma se da che mondo esiste viviamo di “migrazioni”.


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