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Cristina Morello, Qui e Ora

Montebellunese di nascita e veneziana di adozione, Cristina Morello si laurea in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale. Lavora come giornalista, addetta culturale, si occupa di programmazione cinematografica in un centro culturale poi, visti gli sbocchi che questo tipo di attività (chiamarlo lavoro in Italia è anacronistico), sbarca in Francia, dove continua ad occuparsi di comunicazione, giornalismo ed eventi culturali. E anche, come da quasi sempre di fotografia.

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© Cristina Morello

Esordisce dicendo "io non sono fotografa". Bene, eppure io la presento sempre così e ha appena realizzato il racconto fotografico per questo numero. "Faccio foto, è diverso", mi rassicura.
In effetti, dopo migliaia di scatti fatti per sé e non per vendere ("se no facevo i reportage sui migranti o servizi sulle bellezze paesaggistiche d’Italia", dice con la sua ironia tutta veneta), è arrivata a voler "restituire" agli altri le sue immagini. Una condivisione che è esattamente nello spirito di questo numero.
La passione per la fotografia nasce da un workshop con la fotografa Cristina Nuñez dal titolo The Self-Portrait Experience : "Il lavoro di Cristina Nuñez mi ha fatto scoprire il grande potere della fotografia. Non solo dell’autoritratto come strumento terapeutico e di conoscenza di sé. Attraverso l’espressione di emozioni difficili si scatena un processo creativo in cui si è al tempo stesso autore, soggetto e spettatore", racconta. "Tutto questo mi ha aiutata a guardare ciò che mi circonda attraverso le emozioni. Facendomi capire molte cose anche su di me".
Il tema principale della ricerca fotografica di Cristina Morello sono gli spazi vuoti, "perché per me non sono vuoti, sono pieni di assenze", dice. Da qui i paesaggi silenziosi ma "pieni di cose", l’acqua della laguna e quella della Senna che, pur piena di battelli e cose varie, è pur sempre calma, lenta nel suo scorrere continuo. E i luoghi di attesa, quelli quasi per definizione più legati all’assenza : si attende sempre qualcuno che forse non arriva, qualcosa che potrebbe non succedere… o forse sì. Proprio in questi luoghi vuoti improvvisamente succede che qualcosa di ordinario ci colpisce per una forma, un movimento, una luce. Il "qui e ora" in cui Cartier Bresson, uno dei suoi fotografi preferiti, eccelleva. Qualcosa la colpisce, lei, e il suo acutissimo e sensibile occhio lo restituisce carico di una sua interpretazione. Nelle inquadrature traspare anche la sua cultura cinematografica, le piacciono "gli spazi che possono richiamare i film di Antonioni e le scene un po’ surreali che possono essere, in qualche modo, felliniane".
Appartengono allo stesso filone le foto di spazi generalmente affollati colti in un attimo di vuoto : le spiagge, le calli veneziane o i grandi boulevard parigini. Da due anni segue tutte le manifestazioni di Parigi, "avevo bisogno di vedere la folla" spiega, "perché alla fine vedere la folla è come non vedere nessuno".
Un tema, quello dell’attesa che la accompagna dai tempi veneti. Citiamo per esempio i due video fotografici per La Rivista Orale, evento a tema che si svolge a Mestre Venezia. Il primo ispirato ai Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes (inutile dire che il capitolo "L’Attesa" ne fa parte) mette insieme immagini e battute di film famosi reinterpretando così le voci del cinema e gli scritti di Barthes. Il secondo dedicato al corpo e all’eros che ha come spunto il film 2046 di Wong Kar-Wai.
Conoscendola, so che molte foto le fa anche dall’iPhone, che molti fotografi considerano uno scandalo.
Non esita : "Credo che il mezzo usato non sia la cosa più importante. Per me è fondamentale cogliere l’attimo. Poco importa se con smartphone o macchina fotografica professionale. L’importante è il “qui e ora”, come una sorta di meditazione". Non sarà fotografa ma ci assomiglia molto.

Il sito è morellocristina.wordpress.com

dimanche 27 novembre 2016, par Patrizia Molteni