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L’EUR di Roma

Da ex-futuro expo universale a paesaggio avveniristico

La notizia che è rimbalzata su tutti i giornali regionali e nazionali riguarda lo sblocco dei fondi per Mediterraneum, l’acquario di Roma, un progetto a detta dei costruttori “avveniristico”, che doterà la Città Eterna del complesso di vasche più grande d’Europa.


Dopo aver speso 80 milioni di euro, in parte finanziati dalle banche e in parte dai soci del progetto, il cantiere rischiava seriamente di essere bloccato per circa quattro milioni di euro che mancavano nel 2013. Assicurava il presidente della società Marenostrum srl costruttrice dell’Acquario ingegner Domenico Ricciardi: “Il 95% delle opere è stato realizzato abbiamo completato il parcheggio che attualmente viene usato dai residenti». Il blocco dei lavori era dunque dovuto alla “crisi mondiale che si ripercuote anche su Roma e sugli investimenti da parte degli istituti di credito”. Finalmente la nuova amministrazione Marino è riuscita a snellire le trattative e garantire la liquidità necessaria. Per la felicità dei romani un’altra opera pubblica iniziata verrà portata a termine.

In realtà il progetto dell’acquario è solo la ciliegina sulla torta di un più grande piano urbanistico che intende spostare nell’EUR numerose attività che nella zona centrale sarebbero impossibili. L’EUR, acronimo di Esposizione Universale Roma, fu creato per volere di Benito Mussolini e costruito dagli architetti italiani più influenti dell’epoca come Cini, Pagano, Vietti e Piacentini. L’esposizione, com’è noto, non ebbe mai luogo a causa dello scoppio della II guerra mondiale. Dopo quasi cento anni di stasi mistica, in cui il quartiere era diventato per alcuni uno spettro del passato, per altri una cicatrice bianca e razionale, finalmente viene presentato un progetto serio che guarda al futuro con idee e programmi. È forse per antonomasia il quartiere che più chiarisce la problematica di Roma per quanto riguarda l’urbanistica. La città non si è creata per volere di un’amministrazione o di un impero, ma si è stratificata nel tempo. Uno strascico storico visibile a occhio nudo per le vie del centro, che oggi si scontra violentemente con il bisogno di modernità, e con la moda del progresso. Fatto sta che una città così non è facilmente gestibile. Non si può, a meno di essere un Duce, abbattere il Colosseo per farne una galleria, scavare sotto terra per realizzare la metropolitana distruggendo intere epoche. La scelta per Roma è sempre stata dura poiché per guardare avanti è costretta a distruggere il cammino di dietro. Da tempo si è pensato di ridistribuire il carico tra i vari quartieri della città, di creare da capo un’urbanistica che sia lo specchio dei tempi. Essendo la seconda capitale d’Europa per grandezza, dopo Londra, lo spazio per creare ci sarebbe. L’EUR è divenuto allora sinonimo di crescita e sperimentazione. Un’opportunità per dirigere un nuovo corso, per uscire da quel vortice annoso in cui il presente è visto inferiore al passato, e quindi vile, imprecabile, assolutamente lontano dai fasti andati. L’attenzione è tutta su tre o quattro progetti che sono adesso in costruzione.
Come detto, l’acquario Marenostrum dovrebbe essere terminato entro la fine del 2014. Le vasche si estenderanno interamente sotto il laghetto dell’EUR e servirà non solo come attrazione turistica, ma anche per lo studio dei pesci in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, con la simulazione della vita di alcune specie e come ospedale ittico. L’Acquario non prevede metri cubi esterni e avrà un impatto ambientale prossimo allo zero. Accanto all’Acquario tradizionale sorgerà l’Expo, uno spazio espositivo permanente di circa 4000 metri quadri. La struttura dell’Expo è formata da speciali tunnel di acrilico trasparente in cui lo spettatore avrà la sensazione di immergersi davvero tra gli abissi. Tra le principali attrazioni ci saranno i pesci robot, la cui realizzazione ha visto il coinvolgimento del Laboratorio di Robotica e Biomicrosistemi dell’Università Campus Bio-Medico di Roma. Costituiti da strutture meccaniche rivestite da pelli artificiali in lattice, in grado di raggiungere effetti di straordinaria somiglianza e dotate di sensori che permettono di muoversi autonomamente, riproducendo i movimenti tipici della specie, i pesci robot potranno essere “pilotati” dal pubblico attraverso appositi touch screen, situati sulle vasche, allo scopo di acquisire dettagliate informazioni, fruibili su differenti piattaforme, sulle abitudini e le caratteristiche della specie riprodotta.

Il secondo progetto mastodontico e altresì impervio è il Centro Congressi “La Nuvola” meglio conosciuto come “Nuvola di Fuksas”. Il progetto si sviluppa in tre complessi distinti: la parte interrata che comprende le sale auditorium, le sale meeting, i servizi annessi e un parcheggio; la “Teca” che ospita la Nuvola, ovvero un auditorium di 1850 posti; infine la “Lama” che è un hotel di 441 stanze che si sviluppa per un altezza di 56 metri, composto da 17 piani esterni.
Il progetto, finanziato per il 90% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha visto numerosi rallentamenti. L’ultimo per l’abbandono dell’archistar Massimiliano Fuksas dato il mancato rinnovamento del suo contratto da parte dell’amministrazione Marino. La costruzione, iniziata nel 1998, avrebbe dovuto cambiare lo skyline dell’EUR già nel 2008, ma come rimprovera lo stesso Fuksas su Repubblica: “i costi non c’entrano, è un problema di burocrazia e di gestione dei lavori da parte dell’impresa". Piuttosto l’architetto si sente estromesso dal progetto: "Il sindaco - attacca - non mi ha mai chiamato. Hanno fatto una riunione in Campidoglio senza neanche chiamarmi e non mi hanno invitato al sopralluogo. Neanche Alemanno (ex sindaco) fece una cosa del genere’’. Problemi ci sono anche per la ’Lama’, il cui affidamento in gestione dovrebbe contribuire a finanziare l’opera. ’’L’albergo ha difficoltà a essere venduto perché si trova di fronte a Beirut’’, dice Fuksas, ovvero alle torri sventrate che erano un progetto di Renzo Piano: ’’Sono state smontate e lasciate così, ed è un peccato “ ha spiegato l’architetto, assicurando che ’’quelle torri potrebbero essere riutilizzate come case e uffici, perché rifare delle facciate è una cosa elementare’’. In effetti le torri erano un progetto abitativo per la popolazione del quartiere in visione della creazione di un centro pulsante e dinamico da contrapporre a quello storico. La scelta dell’amministrazione Marino di voler finire il progetto senza l’architetto che l’ha ideato ha un aspetto squisitamente economico. Infatti Fuksas ha già percepito uno stipendio da 20 milioni di euro, che sarebbero diventati 30 con il rinnovo del contratto, come hanno fatto notare alcuni esponenti del M5S presentando un’interrogazione al Sindaco di Roma. Fatto sta che l’architetto pensa di ritirare la sua “pregiata” firma dalla struttura.
Il terzo progetto riguarda il parco giochi LunEur, il parco meccanico più vecchio d’Italia. La storia di questo parco è ben nota ai romani, insieme alle vicende che hanno comportato la sua chiusura per lasciare il posto al Baby Park per le famiglie dei congressisti e lavoratori. La ristrutturazione e l’installazione di una nuova ruota panoramica hanno portato gioia non soltanto tra la popolazione più piccola. LunEur era diventato un vero e proprio richiamo per tutti gli abitanti romani che passavano il week-end tra il parco verde, il lago e il lunapark.
Questi sono solo i lavori pubblici più importanti da citare. Nel giro di dieci anni il quartiere del Torrino, confinante con l’EUR, è diventato centro di costruzione di stabilimenti abitativi ad alta densità ed ora per classi d’élite. Tanti i Vip, calciatori e speculatori che hanno già comprato appartamenti sull’Eurosky, il grattacielo ideato da Franco Purini, oppure nella Torre Europarco, dove sono destinati tanti uffici ora ubicati nel centro storico. Un cambiamento radicale che non si rifletterà soltanto sullo skyline cittadino e sul piano estetico. Come già insegnava Le Corbusier, cambiare l’urbanistica di una città vuol dire cambiare lo stile di vita della città stessa. C’è solo da sperare che la costruzione di un nuovo centro vitale non voglia dire abbandonare il “vecchio” centro per farne un museo a cielo aperto. Basterebbe forse ripopolarlo di abitanti, dargli vigore e vita. Al contrario, allontanando i cittadini si corre un rischio altissimo. In questo modo oltre a darlo in pasto ai turisti e svuotarlo di vita, si rischia di cadere in quella decadenza in cui un’opera, seppur bellissima, senza un’anima divenga solo un monumento morto.

mercoledì 7 maggio 2014, di Giuseppe De Lauri