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Dai post-it ai libri, la rivolta contro la legge-bavaglio

E’ ancora in discussione ma con buone possibilità di essere approvata la cosiddetta « legge-bavaglio » che limiterebbe uno strumento fondamentale per le inchieste - le intercettazioni telefoniche -, e impedirebbe ai giornalisti di pubblicare le trascrizioni prima della chiusura del processo. Allarmati i magistrati, i poliziotti, i giornalisti, gli scrittori.

E’ grazie alle intercettazioni telefoniche che sono stati arrestati uomini della mafia e del malaffare. Persino un libro come Gomorra, che ha sollevato un polverone tale da costringere il governo a fare qualcosa per il problema dei rifiuti e della camorra nel napoletano, non sarebbe stato possibile. Senza inchieste e senza informazioni la malavita è libera di fare quello che le pare. Di più, questo silenzio stampa uccide la coscienza dell’opinione pubblica e con essa la democrazia. Nel 1970 un aereo civile fu abbattuto sopra Ustica, « con la legge in discussione, sarebbe stato lecito pubblicare le notizie solo nel 2000, trent´anni dopo, rendendo così impossibile anche l´impulso alle indagini venuto dall´opinione pubblica », commenta Stefano Rodotà dalle colonne di Micromega.
Si sono mobilitati cittadini e parlamentari che girano (anche alla Camera o al Senato) con un post-it davanti alla bocca. Un bavaglio un po’ strano che sta a dimostrare che non si tratta di una rivolta politica (vengono in mente i foulard rossi delle manifestazioni di un tempo) ma di un rifiuto civile di vedere limitata la libertà di espressione. Tra l’altro, i post-it sono quei pezzettini di carta con una parte adesiva sul retro che si incollano al computer o alla scrivania per ricordarsi di fare qualcosa. E’ un promemoria, un memento mori, verrebbe da dire, che ricorda alla maggioranza che far tacere la stampa vuol dire la morte della democrazia.
Ci si sono messi anche gli scrittori, gli editori e i librai con delle letture pubbliche : “la legge sulle intercettazioni non tocca solo giornali e giornalisti, ma anche le case editrici che pubblicano libri d’inchiesta”, ha detto l’editore Giuseppe Laterza, tra gli organizzatori insieme a Marco Cassini (Minimum Fax) e Stefano Mauri (Mauri-Spagnol). Andrea Camilleri ha proposto l’appello agli studenti che il rettore dell’università di Padova, Concetto Marchesi, pronunciò il primo dicembre 1943 lasciando l’ateneo per non sottomettersi al fascismo. Un discorso che si chiude così : “Liberate l’Italia dalla schiavitù dell’inganno”, passaggio che per Camilleri definisce perfettamente “lo sporco e il luridume dell’attacco alla libertà che oggi si ripropone sotto altre forme”. Rosetta Loy ha letto invece il discorso di Pericle agli Ateniesi (461 a.C.) che recita : « Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private […] Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa… ».
E’ intervenuto anche Stefano Rodotà, secondo il quale “quando si blocca la conoscenza dei fatti si impedisce di deliberare e mettendo a repentaglio la vita democratica : è proprio dei regimi totalitari obbligare i propri cittadini a leggere su siti stranieri le notizie del proprio Paese”. D’accordo con lui Gianrico Carofiglio, magistrato, scrittore e senatore del Pd : “Il bavaglio che citava Camilleri era lo stesso programma della loggia P2. Non a caso vi erano iscritti anche esponenti del governo”. E pensare che sono passati decenni.

FIRMATE LA PETIZIONE

dimanche 13 juin 2010