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Antonella De Sarno

Danse sensible : le corps et l’esprit

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Tiziano Terzani - Foto di Vincenzo Cottinelli

Antonella De Sarno si avvicina al buddismo, in una cittadina dell’Appennino modenese, appena ventunenne alla ricerca di una "via nuova per stare meglio". "Io ho sempre cercato una spiritualità : andavo in chiesa, mi interessavano le forme di spiritulità orientali" dice. Il buddismo per lei è una via di conoscenza di sé e di libertà, e fin dall’inizio le ha dato il coraggio di trasferirsi a Bologna contro il parere di suo padre che le aveva già tracciato una carriera come avvocato, dove studia Filosofia (che tanto lontano dal buddismo non è), poi a Parigi dove incontra suo marito e vi si trasferisce.
"E’ la fiducia totale nelle potenzialità dell’essere umano, perché il Buddha è una potenzialità inerente alla vita diogni essere umano" mi spiega. “Quell’anch’io ce la posso fare che permette a tutti di almeno provarci”.
Da allora Antonella ha costruito la sua vita facendo perno sul buddismo come una forma di educazione dell’essere umano.
"La via spirituale permette alla parte più profonda e migliore di te di manifestarsi, permette di superare limiti che credevi insuperabili, di far brillare il sole dentro di te, qualsiasi siano le circostanze esterne. E’ una via che richiede di tornare ad una semplicità e capacità di stare al mondo quasi infantile. La fede nel buddismo è simile alla fiducia assoluta e innata che il bambino ha quando si affida alle cure di sua madre, nasce dentro di te quando sperimenti quella forza vitale che manifesti meditando, non dipende da nessuna forza esteriore".
Conosce il lavoro di Pippo Delbono grazie all’Istituto di Cultura, dove lavora da tanti anni. I barboni, il primo spettacolo in cui Delbono mette in scena alcuni pazienti dell’ospedale psichiatrico di Anversa e artisti di strada, Antonella lo vede varie volte : “Mi ha aiutata ad avere un altro sguardo sul teatro, meno intellettuale di prima, mi ha aiutato a ’sentire’, a guardare con il corpo, a capire che se nel teatro non c’è vita, non c’è autenticità, non ci può essere la bellezza”.
Per due anni ha seguito tutti i suoi spettacoli, poi ha fatto un seminario di teatro con lui e le si è aperto un mondo. Ha partecipato, come attrice, a Enrico IV (Avignone e Parigi), a La Menzogna e alla creazione di Dopo la battaglia (anche se poi non è andato in porto).
Non che avesse velleità artistiche, anzi, cercava una formazione "da essere umano". Decide allora di studiare con i grandi maestri, Pippo naturalmente ma anche Raffella Giordano, che ha fatto tra l’altro le coreografie per Mario Martone e che Antonella considera la sua “mamma artistica”.
Nel 2012 è co-autrice, con il fratello Roberto, della pièce Onora il padre e la madre, dove i De Sarno si lanciano alla ricerca delle proprie radici e dei tabù incisi nella propria carne, offrendo uno sguardo impietoso e lucido sulla propria famiglia.
Attualmente sta lavorando ad un trittico "a colori" : il rosso, ispirato agli scritti di Alda Merini, l’azzurro a Tarkovskij e il bianco a Emily Dickinson, da un verso della quale è tratto il titolo : Questa breve tragedia della carne.
Da ex-cattolica, mi vengono in mente le immagini contradditorie di Carne e Spirito : il peccato la prima, la virtù il secondo. Quindi ? "Pippo ha radici nel teatro ­giapponese, in cui le vie del corpo hanno una valenza ­spirituale", mi spiega Antonella, "lo dice anche Jerzy ­Grotowski [uomo di teatro e antropologo polacco], chenel suo Théâtre Laboratoire, puntava sul training fisico degli attori per accedere al meta-corporeo, quindi alla ­spiritualità".
Passo dopo passo, Antonella De Sarno arriva alla "danza sensibile" che io da profana associavo a delle improvvisazioni a tempo di musica. Niente di tutto questo : creata da Claude Coldy (francese che ha fondato la Compagnia dell’Arbalète a Genova) con due osteopati, la danza sensibile è una pratica di movimento al suono di una "musica" in cui importa più la qualità delle vibrazioni che la melodia. Per intenderci : le percussioni o le campane tibetane piuttosto che il pianoforte.
"La danza sensibile è una meditazione in movimento", continua, "una sorta di abbecedario del movimento cosciente basato su quattro concetti : orientamento, radicamento, apertura, nascita. Aiuta a portarsi in modo consapevole nel mondo, ad aprire vie di conoscenza non solo corporee". Sì ma l’osteopatia che c’entra ? "E’ una terapia che riarmonizza, tramite il tocco sapiente dell’osteopata, i movimenti primari". E tutto torna.

lundi 20 mars 2017, par Patrizia Molteni