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Dario Fo à la Comédie française

Da quest’anno la Comedie Française di Parigi ha nel suo repertorio l’opera “Mistero Buffo” del premio Nobel italiano Dario Fo. Dopo Goldoni, Gabriele D’Annunzio, Pirandello ed Eduardo De Filippo, Fo è il quinto autore italiano ad essere scelto per il celebre teatro parigino.

Dario Fo ©Matteo PellegrinuzziTra gli autori italiani viventi, Dario Fo è sicuramente quello che più spicca nel panorama mondiale : candidato al nobel per due volte (la prima nel 1975), lo vince nel 1997. Le sue opere sfruttano i canoni della commedia dell’arte, secondo i quali la figura dell’autore-attore sopperisce anche alle altre funzioni, quindi la produzione, ma anche la scenografia e i costumi. Questo gli ha permesso sempre una grande indipendenza, soprattutto nei testi che hanno affrontato e affrontano i problemi della politica italiana. Gran parte della produzione è di satira politica ; Dario Fo è anche noto per la militanza di sinistra insieme alla moglie Franca Rame la quale, dopo aver coperto molte cariche di alto livello istituzionale, è anche stata candidata alla presidenza della Repubblica.
Mistero Buffo è stato recitato per la prima volta nel 1968 in una università milanese occupata dagli studenti. Dario Fo racconta di aver preso appunti facendo ricerche sulla storia e di essere andato in scena davanti a duemila ragazzi con questi foglietti e di aver “recitato per due ore pezzi di Mistero Buffo, e i ragazzi, il pubblico capiva per la prima volta insieme a me l’importanza di Mistero Buffo”.
Questa è l’opera più rappresentativa del maestro della letteratura italiana, infatti Fo porta avanti da più di quarantacinque anni le ricerche di materiale per le varie versioni che negli anni sono nate. Racconta infatti che anni fa a Roma ha recitato per cinque sere di seguito ben cinque versioni totalmente diverse dello stesso spettacolo. Anche la Comédie Française ha deciso di metterne in scena due versioni diverse che varieranno nel contenuto, ma non nella storia.
Dario Fo già negli 1989-1990 ha lavorato con la Comédie Française per mettere in scena la commedia Medico volante e Medico per forza di Molière “Ed oggi ritrovo attori che già conoscevo, ed altri che non conosco, ma tutti straordinari, con una serietà e un’attenzione verso quello che hanno deciso di rappresentare che è molto importante”.
Il testo di Mistero Buffo è stato tradotto da Ginette Herry, Claude Perrus, Agnès Gauthier, Valeria Tasca, una serie di traduttori della Comédie, che a volte si sono trovati in difficoltà di fronte ad un testo in parte in italiano e in parte in Gramelot, un linguaggio che mette insieme suoni, onomatopee, parole e fonemi privi di significato, che imitano la cadenza e l’intonazione della lingua presa ad esempio.
Un celebre esempio di Gramelot è il discorso di Hinkel che parla alla folla nel film Il Grande Dittatore (1941). “Questo è il linguaggio – spiega Dario Fo – che gli attori italiani espatriati in Francia nel 1500 usavano quando la regina ha impedito loro di parlare in francese, con questo stratagemma il pubblico capiva quello che prima non poteva capire, allora la regina gli impose di non parlare, fu così che nacquero i mimi”. Per Mistero Buffo, Fo ha deciso di usare un gramelot nella variante padana.
Per Dario Fo il riconoscimento del prestigioso teatro parigino non è che l’ennesima conferma di un autore che è stato camaleontico, passato dalla canzone al teatro e ancora alla canzone. Da non dimenticare il rapporto di amicizia coltivato negli anni con Gaber e Jannacci da cui sono scaturiti testi simbolici come Ho visto un Re. La musica è da sempre molto importante nell’opera di Fo, che considera i cantori come i primi poeti che hanno raccontato storie in versi per le genti.

“Mystère bouffe” et “fabulages” saranno in scena alla Salle Richelieu della Comédie Française fino al 19 giugno.
All'Istituto Italiano di Cultura di Parigi, Dario Fo e Franca Rame hanno incontrato il pubblico in occasione della prima dello spettacolo, raccontando aneddoti e rispondendo alle domande del pubblico. L'incontro ha inaugurato il ciclo Dario Fo dell'IIC. © Matteo Pellegrinuzzi

vendredi 2 avril 2010, par Matteo Pellegrinuzzi