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Dateci almeno la 500!

Volevo dedicare l’editoriale di questo numero a due mali di questi ultimi mesi: gli scandali della corruzione e il “siamo-disposti-a-tutto” dei lavoratori. Più che recessione è una regressione: al 1992, quando l’operazione “Mani pulite” sconfisse Tangentopoli, il megascandalo che coinvolse politici, funzionari, industriali, e portò alla morte di Falcone e Borsellino. Quell’anno il governo impose forti tasse per evitare che l’Italia facesse la fine dell’Argentina (che era la Grecia dell’epoca). I sindacati rinunciarono per 2 anni agli aumenti salariali e all’indicizzazione della scala mobile. Due mali insomma che sono sempre andati di pari passo: più una piccola parte della classe dirigente si riempie le tasche, più si svuotano quelle dei lavoratori. Vengono a galla gli scandali? Chi rischia di più sono sempre gli stessi, disposti a tutto, anche a rinunciare alle misere conquiste sociali ottenute con grandi lotte. Ora anche alla vita, restando giorni interi appollaiati sulle torri della loro fabbrica.
Volevo parlare di questo … ma un articolo di Repubblica Bologna -“Quei quattro milioni di euro spesi per gli emiliani all’estero” - mi ha fatto salire il sangue alla testa. Sono emiliana all’estero e consultrice. Da un paio di anni cerchiamo di far capire a chi spara sulla Consulta a cosa serve e dove vanno i soldi. Andando a leggere l’articolo si scopre che non sono 4 milioni, ma 3, dal 2009 al 2011, e che nel 2012 i fondi della consulta sono scesi a 739.000 euro. Per 111 associazioni e 138.000 emiliano-romagnoli in tutto il mondo (una città come Ferrara), vuol dire la bellezza di 5,35 euro l’anno cadauno. A fronte di questa spesa colossale, gli emiliano-romagnoli all’estero operano per la promozione del turismo, dell’enogastronomia, dell’industria, del commercio … dell’immagine stessa della Regione, attraverso progetti culturali, la partecipazione ad eventi e persino fungendo da intermediari tra i singoli e gli enti locali. Quanto costano alle Regioni, gli sfarzosi ricevimenti/eventi in tutto il mondo per promuovere la propria terra? E la partecipazione a fiere internazionali? E perché quando gli emigrati mandavano le famose “rimesse” che hanno permesso a non pochi paesini di sopravvivere non erano uno “spreco”? Senza parlare delle tasse sulla seconda casa...
La macchina degli italiani all’estero comprende Ambasciate, Consolati, Istituti di Cultura, Camere di Commercio, Enit e Ice. Molti di questi stanno chiudendo ma rimane una macchina di lusso che carbura, in alcuni casi con stipendi doppi di quelli di una Merkel o di un Hollande. Perché gli emigrati non avrebbero diritto non dico alla ferrari ma almeno a una 500? La Consulta questo fa: è la macchina che rappresenta i corregionali all’estero e che crea reti, utili per tutti.
Giustissimo denunciare scandali e corruzione, ma bisognerebbe stare attenti a non creare una strategia della distruzione … di quel poco di buono che ancora resiste.

martedì 16 ottobre 2012, di Patrizia Molteni