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Design : l’uovo ha una forma perfetta benché sia fatto col culo

E’ in corso a Roma, fino al prossimo 22 febbraio, una mostra dedicata ad uno dei massimi personaggi della cultura italiana del progetto, Bruno Munari (1907 – 1998).

Munari in mostra a Roma fino al 22/2/09 Ironico, intelligente, curioso, anticonvenzionale, Munari ci ha lasciato un bagaglio immenso di opere grafiche, d’arte, di design, didattiche e la mostra, curata da Beppe Finessi e Marco Meneguzzo, con un allestimento di Marco Ferreri, ci propone una vasta selezione dei suoi lavori nei diversi ambiti. Il luogo scelto è il Museo dell’Ara Pacis, meraviglioso edificio dell’architetto Richard Meier, che, mancando di fasci littori come decoro, è detestato dall’attuale illuminato sindaco di Roma.
Allora, visto che in Italia spesso le cose « si fanno come l’uovo », ma raramente raggiungono la stessa perfezione e, visto che Roma vorrebbe « sbarazzarsi » dell’edificio di Meier, ecco una valida ragione in più per recarsi all’Ara Pacis (un nome quanto mai ironico, in una città dove ad ogni chiosco di giornali si trova in vendita il calendario di Mussolini come gioioso decoro domestico).
Le forchette di Munari Nelle cinque aree tematiche del percorso espositivo (“Dalle due alle tre, alle quattro dimensioni”, “Metodo come metodo”, “Superare il limite”, “Annullare il tempo”, “Scoprire il mondo”), senza un ordine cronologico, ci troviamo confrontati ad opere di forte carica poetica ed emotiva, sempre attuali e coinvolgenti, sottilmente ironiche. Che dire ad esempio dell’idea di annullare il tempo con “l’Ora X”, una sorta di sveglia modificata che indica ancora il tempo, ma lo accelera aggiungendovi i colori o ancora con “Tempo libero “, un orologio da polso in cui le ore si “muovono” liberamente all’interno del quadrante ?
E ancora le “Macchine inutili”, i “Libri illeggibili”, le “Forchette parlanti” (che propongono una sorta di dizionario per immagini della gestualità degli italiani), le copertine concepite per varie case editrici, le pubblicità, i numerosi giochi didattici e gli oggetti, la maggior parte dei quali editati da Bruno Danese, straordinario produttore milanese. Dal posacenere cubico del 1957, un cubo in plastica (o in argento) con all’interno un nastro in metallo, alla lampada Falkland, in tessuto elastico bianco, che, ispirata alle reti dei pescatori ci propone una luce d’ambiente calda ed elegante e, soprattutto, come in tutte le sue creazioni, svincolata dalla moda del momento.
Insomma una mostra che fa seriamente riflettere, anche grazie ad alcune frasi riportate lungo il percorso. Frasi, come sempre, semplici, ma toccanti, come quella che ho rubato per il titolo, che fa sorridere, ma che contiene un’assoluta verità.


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