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Dimenticare Grillo

« O vous qui avez la faux à la main, portez le dernier coup à l’arbre de la superstition ; ne vous contentez pas d’élaguer les branches ; déracinez tout à fait une plante dont les effets sont si contagieux » (Français, encore un effort si vous voulez être républicains - D.A.F. de Sade)

Il berlusconismo è un fenomeno politico-sociale padano-italiano, le cui radici affondano nel mussolinismo e che si è innestato e sviluppato sul tronco marcio del craxismo, sopravvissuto all’incompleta potatura giudiziaria delle sue diramazioni
Questa malattia senile della politica, che affligge l’Italia da un ventennio (ritmo sporadico di vita dei fenomeni mussoliniani) e che si sta fortunatamente spegnendo, nell’obbrobrio generale dell’opinione pubblica mondiale, lascia purtroppo una serie di conseguenze più o meno nefaste sulla vita politica e sociale italiana.
Tra queste, vorrei oggi attirare l’attenzione dei lettori sul culto della personalità, ovvero sul mito dell’«uomo della provvidenza», definizione che fu coniata per il cavaliere mascellone di Predappio dall’allora papa Pio XI e che è stata ripresa a proprio conto dal cavaliere dalla falsa chioma d’Arcore, dopo il breve interregno craxiano. Si può anche notare, en passant, come questa malattia abbia infierito altrettanto a sinistra che a destra, per esempio sul tema del famoso mantra «addavenì Baffone», un tempo ricorrente fra le masse degli orfanelli di Palmiro Togliatti, fra i quali Massimo D’Alema è forse l’ultimo «poilu» sopravvissuto.
La più recente, e fugace, incarnazione di questa mitologia è stata per certuni il fu professor Monti Mario, effimero uomo politico (?) ed illustre bancario dell’inizio del XXI secolo, che ha prestato il suo corpo alla scienza della finanza per un tentativo, fortunatamente abortito, di imbalsamazione della democrazia in Italia.
Cosa caratterizza il mito dell’uomo della provvidenza? Sostanzialmente, il fatto di credere che la storia dell’umanità sia fatta da un pugno di eletti di dio (o del popolo), i quali avrebbero un tasso di carisma, di chiaroveggenza e di testosterone (l’uomo provvidenziale è sempre un supermaschio) in quantità molto superiori alla norma, doti indispensabili per guidare i popoli e le nazioni verso il loro destino o per far cambiare il corso della storia. Il tutto, naturalmente, fingendo d’ignorare (e tentando di far dimenticare) che questi personaggi sono in realtà dei tragici burattini ed incarnano semplicemente delle forze ben più complesse e telluriche, che possono nascere nel mondo della speculazione filosofica o (più spesso, ahinoi) finanziaria, nutrirsi dei grandi movimenti sociali o delle basse manovre delle oligarchie.
I mass-media adorano questi personaggi, perché è molto più facile vendere delle immagini di un qualunque ducetto che serra la mascella mostrando le baionette o le vallette, che parlare alla gente di idee, di storia, d’economia e di politica. Dunque, li innalzano su dei piedestalli e li illuminano di tutte le luci della ribalta, per accecare il pubblico ed impedirgli di vedere quello che si trama alle sue spalle.
Il pubblico, a sua volta, adora spesso prostrarsi davanti ai suddetti personaggi, dando così una bella dimostrazione di quello che Nietzsche stigmatizza come istinto gregario, per risparmiarsi di riflettere sulla sua triste condizione d’asservito e bearsi nell’attesa messianica dell’opera dell’uomo della provvidenza.
Ci sarebbe molto altro da dire, ma la faccio corta, perché sto scrivendo un articolo e non un pamphlet.
Allora, perché vi parlo di tutto questo? Per pregarvi, amici miei, di non cadere ancora una volta nella trappola dell’uomo della provvidenza, che si richiude inesorabilmente sull’intelligenza non solo dei suoi fedeli, ma anche di quelli che si ritengono suoi avversari. Per esempio, credere che da 20 anni in qua il problema in Italia sia Berlusconi, è altrettanto pericoloso che credere che il leader dai molti lifting sia la soluzione. E una postura come l’altra impediscono allo stesso modo di vedere il problema reale, che è la putrefazione inesorabile di tutta (e sottolineo tutta!) una classe politica che naviga, come ha scritto recentemente Barbara Spinelli, a bordo di « un Titanic che sta schiantandosi »: la democrazia rappresentativa.

Qual è oggi il rischio? Il ritorno dello zombie? La mancanza di credibilità del PD? L’insorgere del populismo? La sopravvivenza di una progenitura craxiana? Il fatto che Monti o D’Alema fossero tra le proposte per le elezioni a presidente della Repubblica? Quisquilie, bazzecole, pinzillacchere, sciocchezzuole! come diceva il grande Antonio de Curtis.
No, il vero rischio è di non capire quello che sta realmente succedendo, di non cogliere l’importanza del momento attuale, che annuncia senza dubbio la fine di un’epoca, e dunque, come si diceva una volta, di perdere il treno della storia. Per essere più chiari: di farsi incantare da Grillo, pensando che sia lui l’ennesimo uomo della provvidenza, nel bene o nel male. E non capire (o peggio, trattare da minus habens) i quasi 9 milioni d’italiani che hanno votato per il Movimento 5 stelle, gli altri milioni che stavolta non hanno votato o che si sono turati il naso per votare la coalizione di Bersani, come una volta si faceva con la DC (ma è normale, gli ex sono quasi tutti lì dentro!).
Sin dai primi exit-pool (peraltro fantasisti) e fino agli stupefacenti risultati definitivi, la preoccupazione del 99% dei cosiddetti «osservatori politici» e, purtroppo, anche degli amici con cui essemessavo più o meno intensamente, era di dare una definizione di Grillo Giuseppe Piero, detto Beppe. Per non parlare delle cretinate propinateci dalle TV francesi, la cui conoscenza di tutto ciò che avviene al di fuori dell’ombelico del mondo (Parigi) rileva, nella migliore delle ipotesi, della chiromanzia.
Grillo è un populista, un altermondialista, un Coluche italiano, un guru, un leader, un ladro di polli, un visionario, un buffone, un anarchico, un fascista? Ma chissenefrega!!!
Credete davvero che, al di là di un pugno di fedelissimi idolatri, dei milioni di persone abbiano votato per lui personalmente? Sperando che un giorno appaia al balcone di Piazza San Pietro per rivelarci la Buona Novella? Credete che siano pronti a seguirlo fino all’orlo del baratro, per poi immolarsi con lui come tanti lemmings1?
Non vi sembra più interessante capire come mai un movimento praticamente inesistente, almeno secondo i canoni politici che tutti credevano sacrosanti ed immutabili, fino al 25 febbraio scorso, senza sedi, senza sezioni, senza apparizioni in TV (follia !!! oggi esisti solo se vai in TV, no?), e senza speranza di essere maggioritario (il faudrait pas non plus exagerer, non ?) riesca a diventare il primo partito del paese?
Allora, cari amici, siate gentili: dimentichiamo un po’ Grillo e occupiamoci di cose serie, come chi sono i suoi elettori e, perché no?, di quello che pensano.
Come spiegare, per esempio, che il M5S sia, a quanto pare, stramaggioritario tra i giovani (circa 40 % dei meno di 25 anni, contro meno del 10 % al PD!) ?
E’ solo un voto di rivolta, o c’è anche un’adesione, qualche parte, a qualcuna delle proposte?
E smettiamo di far finta di credere che, se il M5S non ha un programma, gli altri ne abbiano davvero uno! Qualcuno può spiegarmi il programma di Bersani o quello di Berlusconi? O, per facilitarvi il compito, quello di François Hollande? E già che ci siamo, spiegatemi: bisogna tener conto di quello che aveva prima di essere eletto o di quello che sta mettendo in atto?
E’ peggio « non avere un programma » o pretendere di averne uno e poi fare il contrario, anzi, per essere più realisti, far di tutto et n’importe quoi pur di conservare il potere (che sembra essere l’unico programma ed il programma unico che accomuna Pd e Pdl) ?
E ancora: cosa fare adesso di questa situazione? Far finta di risolverla con un bel « governone » Pd-Monti-PdL, con la scusa d’esorcizzare la cosiddetta «ingovernabilità»? Ma cos`è, a cosa serve, la governabilità ad ogni costo, a parte far passare le ricette del FMI ? Visto che, a quanto pare, nessuno (o quasi) vuol più la medicina del professor Monti (e del dottor Napolitano, per quanto sia…), che facciamo? Raddoppiamo le dosi?
Mi fermo qui, perché io le risposte a tutte queste domande (e ce ne sarebbero tante altre) non le ho, ma vorrei davvero che cominciassimo a cercarle insieme, invece di prosternarci o di dare in escandescenze di fronte al nuovo, preteso, uomo dell’improvvidenza.
Davvero, amici miei, fatemi un favore: dimenticate un po’ Grillo, che gli farà tanto bene anche a lui, e occupiamoci del nostro popolo.

1 Lemming : piccolo roditore noto per l’abitudine di compiere migrazioni massicce, dopo un periodo di grande prolificità e che sarebbe capace di compiere suicidi di massa, precipitandosi dall’alto delle scogliere dell’Antartide, per auto-regolare la propria popolazione. Gli scienziati, che sono una banda di spaccapalle, tendono a ritenere leggendaria questa ipotesi . Gli artisti, che sono dei visionari e ci indicano la strada, l’hanno spesso citata. Vedere, ad esempio, il magnifico pezzo eponimo del gruppo Van der Graaf Generator, inserito nello stupendo album Pawn Hearts, o il racconto di Primo Levi intitolato «Verso occidente».

giovedì 4 luglio 2013, di Franco Lombardi