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Economia: la grande illusione!

«Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione».
(Henry Ford )

Se la matematica non è un’opinione, l’economia dovrebbe poggiare su basi concrete. E così fu un tempo. Anche quello del baratto andava bene: a tot pomodori corrispondevano tot ore di mietitura. E’ un principio così limpido ed economicamente corretto che, crisi oblige, c’è chi sta tornando allo scambio puro e semplice, un po’ complicato per il commercio internazionale però.
Quindi l’Economia in sé non è una bugia. La bugia è rappresentata dai conti e concetti strampalati che politici ed economisti a loro affiliati cercano di farci ingoiare, digerire e semmai assimilare.

L’attuale creazione di denaro dal nulla operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. La sola differenza è che sono diversi - coloro che ne traggono profitto
(Maurice Allais Nobel per l’economia 1988)

Trovo indigesto il fatto che stiano ancora cercando di farci credere che la moneta circolante in ogni paese, almeno americano e europeo, corrisponda alla riserva aurea dello stesso. In chiaro, i lingotti depositati alla Banca Centrale. No, no e no! Nel 1971, il Presidente americano Nixon abolì la convertibilità dollaro-oro e da allora si può battere moneta senza copertura aurea. Da 40 anni ormai non si stampa più moneta in base alle riserve auree anche perché queste ultime non sono più sufficienti a coprire tutta la moneta in circolazione. Il “gold standard” – o sistema aureo - stabiliva un ordine economico basato sulla conversione in ogni momento delle banconote nel metallo secondo un rapporto di cambio fisso. Dal 2008, fior di economisti chiedono che venga ristabilito per rimettere un po’ d’ordine nella finanza, anche se ormai mi sembra mission impossible. Non darei tutta la colpa a Nixon che ci ha lasciato anche di peggio, ma al sistema che non ha più saputo controllare gli scambi economici. E non si offenda Monsieur Carré, ex-segretario nazionale alle strategie economiche di Sarkozy che non voleva darmi ragione in diretta tivù, che è ancora convinto che tutti i lingotti siano al loro posto.

“L’inflazione è quella forma di tassazione che può essere imposta senza legislazione.”
(Milton Friedman Nobel per l’economia nel 1976)

Ed eccoci al celeberrimo PIL: l’ineluttabile strumento di misurazione del progresso sociale ed economico delle nostre società. Fuori dalla realtà il PIL misura il progresso in quantità e non in qualità. Per aumentare il PIL andrebbero bene anche una guerra o una deforestazione. Il PIL non è etico! Anzi, non è etico chi lo usa perché della realtà umana proprio non gliene importa nulla.
Appurato che la moneta può essere stampata senza limite, anche il PIL diventa infinito. E qui viene inflitto il limite: le Tasse! Tasse che dovrebbero controllare una crescita incontrollata che porterebbe all’implosione. Tasse che ormai servono al controllo dell’inflazione in un sistema fiscale irresponsabile che ci sta affondando. Tasse che dovrebbero servire a dare un maggiore confort ai cittadini finanziando spesa pubblica, pensioni, infrastrutture… ma che stanno andando a colmare debiti pubblici provocati da gestioni malsane e incoscienti con una buona dose di corruzione tanto da non far mancare nulla a chi ci governa. L’inflazione, che dovrebbe anch’essa essere controllata con la definizione della crescita dei prezzi è l’aumento continuo del livello generale dei prezzi determinato da un aumento abnorme della massa monetaria in circolazione. Friedman aveva ragione.

L’imposta indolore!

Mi piacerebbe sapere chi ha stabilito che l’IVA – l’Imposta sul Valore Aggiunto – sarebbe un’imposta indolore. Indolore perché non ce ne accorgiamo? Ma certo che ce ne accorgiamo se leggiamo bene lo scontrino di cassa del supermercato. In Italia i tassi dell’IVA sono variabili dal 22% al 4% a scalare e di indolore hanno poco. Questa imposta sui consumi si applica praticamente a tutto, anche ai servizi come l’elettricità. Le aziende possono farsi rimborsare l’IVA pagata sugli acquisti ed i consumatori restano i soli a pagarla e basta su cibo, abbigliamento, energia… Non che le aziende non ne risentano. E poi l’IVA è l’imposta ingiusta per eccellenza: si applica a tutte le fasce di popolazione, dal disoccupato al riccone ed è proprio in Europa che il tasso è più alto. Sì perché bisogna sapere che è applicata in circa 63 paesi nel mondo. Attaccare l’IVA significherebbe attaccare la sacrosanta Unione Europea. E pensare che secondo i padri fondatori l’Europa doveva portare maggior benessere a tutti. Che il problema nasca dal fatto che mandiamo al parlamento di Bruxelles gli stessi deputati che ci affondano a casa?

La grande bugia lessicale
Da Capitalismo a Economia di mercato. E’ praticamente la stessa cosa solo che, dai tempi delle prime rivoluzioni industriali nate dalle condizioni operaie, il termine Capitalismo ha assunto una connotazione negativa. E fin qui ci siamo. Il capitalismo è sinonimo di sfruttamento, ricorda le lotte operaie. Il capitalismo che non cede di fronte a nulla, quello che aumenta il divario fra le classi sociali in nome del dio denaro e non del benessere delle popolazioni. Il capitalismo inteso come sistema economico fondato sulla sola proprietà privata dei mezzi di produzione per ottimizzare i profitti a qualunque costo sulla pelle dei lavoratori. Il termine Capitalismo riporta a galla tutto questo ed al di là dei ricordi storici chi non può definire capitalismo lo sfruttamento dei paesi più poveri con lo sfruttamento di popolazioni remunerate in modo indecente? La delocalizzazione selvaggia ne è un esempio. Si impoveriscono i lavoratori che vedono partire le loro aziende in paesi dove altri lavoratori saranno schiavizzati. Tutti perdenti salvo le multinazionali.
Allora il capitalismo è diventato l’economia di mercato: un’espressione che sembra insignificante, insipida, senza storia.
a non è così.

venerdì 6 dicembre 2013, di Luisa Pace