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Emuli di Dan Brown e di Nostradamus

Ovvero la Sindrome del Complotto

Le scie chimiche vi uccideranno, i sopravvissuti saranno controllati da microchip inseriti sotto la pelle; i rettiliani che vivono al centro della terra sono pronti ad impadronirsi del nostro mondo grazie agli Illuminati, al New World Order, ai servizi segreti, alla Massoneria deviata e al Papa nero che, se non c’è ancora, sta per arrivare.
Fino a poco tempo fa era di moda il “Tutto quello che avresti voluto sapere sul sesso e che nessuno ti ha mai detto”, oggi il vero trend cambia titoli:“Tutto quello che avresti voluto sapere sull’11 Settembre”, “Cose che nessuno ti dirà”, “Condividi prima che censurino”, “Tutto ciò che sai è falso” ed altre amenità complottistiche. Centinaia di blog e social network pullulano delle stesse informazioni che inneggiano alla paura del “cosa c’è sotto”.

Esperti si nasce!

Esiste un’informazione che si autodefinisce “alternativa” ma che di alternativo ha solo la divulgazione di inquietanti notizie. Un’informazione gestita da chi vuol trovare ad ogni costo un mistero ed una manipolazione dietro ogni evento dalla grande dimensione mediatica.
È la Sindrome del Complotto che affligge chi ne è colpito e che cerca di diffonderla come fosse un virus contagioso. A volte ci riesce per l’innata necessità dell’uomo di trovare un capro espiatorio al quale attribuire la responsabilità di eventi catastrofici o perché l’immagine del complotto soddisfa un certo narcisismo, permettendo di innalzare a somma “intelligenza” chi spiega al mondo degli ignari quella verità della quale non ci si è ancora accorti.
Il sommo esperto in complottismo non capisce nulla di politica, di guerre, di mafia o di terrorismo? Poco importa. Un sorrisino di commiserazione verso chi crede alla versione ufficiale di un evento basta a trasformarlo in un massimo esperto.
I tanti “vuoti” delle dichiarazioni governative su fatti eclatanti quanto drammatici favoriscono le teorie catastrofiche che passando di cervello contorto a cervello più contorto ancora assumono una dimensione sempre più surreale da fantapolitica. Se la cosa si fermasse qui, il danno maggiore sarebbe il nutrimento di alcuni circoli di catastrofisti ma, a forza di dar voce a verità nascoste e menzogne che fanno il giro del mondo sul web la palla di neve diventa valanga.
Del resto esiste una categoria di lettori ben felice di leggere le bufale assimilandole come vere, tant’è che un periodico statunitense che pubblica notizie inventate corredate da immagini incredibili gode di un vasto pubblico che si abbona alla rivista, anche chi sa che le notizie sono false.

Attentato di Boston fra pomodoro e silicone

Prendiamo l’attentato alla maratona di Boston del 15 aprile 2013. Qualche ora dopo le esplosioni, il web fioriva di teorie, immagini e testimonianze da neurodeliri. Google conta oggi almeno 77.600 risultati pro-complotto. Un uomo su una terrazza? Certamente era uno degli attentatori. Ma l’attentato è avvenuto realmente? No! È stata una simulazione. Sangue finto, ferite riprodotte con il silicone, mutilazioni create con effetti cinematografici. E quell’uomo sulla sedia a rotelle al quale l’esplosione ha portato via una gamba? Un marine americano mutilato in Afganistan. La prova: due foto. È stato sufficiente trovare un reduce che somigliasse alla vittima di Boston. Nonostante la somiglianza tra i due uomini lo scoop è stato poi smentito. Somiglianza non significa stessa persona. La pista saudita dietro l’attentato? Niente di meglio della visita di Michelle Obama ad un saudita rimasto ferito nel corso dell’evento per trasformare i dubbi in certezza: tutto era organizzato e l’uomo non è altro che un elemento che ha agito per conto del governo americano. E tutte le altre vittime alle quali la moglie del presidente ha fatto visita? Conservate nel caso in cui cambi la nazionalità dell’attentatore. Tra le tante vittime ce ne sarà pure una che abbia la stessa nazionalità di un nuovo presunto.
Ucciso Tamerlan Tsarnaev, uno dei due fratelli coinvolti nell’attentato: un video mostra un uomo nudo portato via dagli agenti dopo la sua “presunta” morte. Didascalie e commenti lo identificano come Tamerlan, falso terrorista in combutta con il governo per imporre la legge marziale negli Stati Uniti. Ancora una bufala: l’uomo del video è soltanto uno dei tanti fermati dalle forze dell’ordine a caccia dei terroristi.
Per completare il quadro non potevano mancare i servizi segreti. In mancanza di meglio va bene anche un’organizzazione paramilitare privata: uomini della Craft International vengono fotografati sul luogo e nel momento dell’attentato. Hanno zaini neri come quelli esplosi. Ecco dunque il volto dei veri attentatori! Da agenzia militare privata alla quale era affidata la sicurezza antiterrorismo della Maratona, la Craft International diventa il braccio armato di un governo criminale che ha organizzato un attentato in danno del suo stesso paese. Ma quale idiota per un compito così sporco e delicato avrebbe indossato la divisa di appartenenza, che con teschi sulle divise e cappellini proprio inosservata non passa? Non avrebbero fatto prima ad indossare una maglietta con su scritto “Terrorista”?

La sindrome del blackout, lo scenario per il prossimo Spielberg?

L’ultima bufala in ordine di tempo è quella che Barack Obama e dell’esercitazione che il 13 e 14 novembre avrebbe dovuto lasciare al buio gli Stati Uniti e, probabilmente, Messico e Canada.
Secondo i Complottisti gran parte delle nazioni coinvolte perderà il potere politico, amministrativo e militare, si fermeranno tutti i trasporti di cibo e acqua, le imprese e le banche, il trasporto di prodotti e lo shopping nei negozi, si oscureranno le comunicazioni e non ci sarà nessuna possibilità di riscaldarsi nelle case, nelle scuole o nei luoghi di lavoro. Dietro il presunto blackout una possibile guerra o l’avvento del Nuovo Ordine Mondiale (NWO). Ovviamente questo non è successo, ma meglio essere preparati e far scorta di candele. Se non questa volta, certamente vi serviranno per il prossimo complotto.

* con la cortese collaborazione di Mr. Gian Joseph Morici

domenica 8 dicembre 2013, di Luisa Pace