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Europa, questa sconosciuta : cosa sono i CSIR

“Ora costruiamo l’Europa sociale !” , slogan tante volte ripetuto, soprattutto a sinistra e soprattutto nel 2005, in occasione della Direttiva Servizi (2006/123/CE, la famigerata Bolkenstein), quella che permette ad un’azienda operante in un paese terzo dell’UE di applicare le regole contrattuali del paese in cui ha la propria sede legale.

Euromanifestazione, 16 maggio Berlino A titolo esemplificativo, la conseguenza di tale direttiva permette ad un’azienda con sede legale, per esempio, in Estonia, di fare offerte più basse perché la sua forza lavoro, sebbene distaccata in un paese terzo, è sottoposta alla normativa del lavoro estone, magari meno attenta a salari e regole di sicurezza rispetto, che so, alla Svezia o alla Germania.
La costruzione dell’Europa sociale, allo stesso tempo antagonista e complementare a quella economica, tagliata sulle esigenze delle grandi lobby, industriale, agricola e quant’altro, era stata alla ribalta all’epoca Delors (1984), e poi di nuovo, in occasione del Protocollo Sociale di Maastricht (1992) e, infine, della scrittura del fallito trattato costituzionale. Nella recente campagna elettorale, è una bandiera dei gruppi di sinistra e del Partito Socialista Europeo.
Ma davvero sul piano sociale la costruzione europea è tanto carente, a dispetto della “Circus Campaign” lanciata dalla Direzione Generale Occupazione, Affari Sociali e Pari Opportunità della Commissione ?
In realtà, fin dall’inizio le forze sociali hanno partecipato alla costruzione europea. Tra gli anni ‘50 e ‘70, il sindacalismo europeo assume una sua connotazione propria e, tra il 1973 e il 1974, si crea la ETUC / CES (European Trade Union Confederation / Confederazione Europea dei Sindacati). Parallelamente la Commissione riconosce esplicitamente il ruolo degli attori sociali, e dunque del sindacato, come funzionale all’unificazione europea.
I CSIR, i Consigli Sindacali Interregionali costituiscono uno degli strumenti dell’azione sindacale della CES, dalla quale sono coordinati e finanziati. Si tratta di consigli che riuniscono sindacati di regioni confinanti ma appartenenti a stati nazionali diversi, ove vi sia un mercato del lavoro comune. Il primo CSIR ad essere creato, nel 1976, è quello che coinvolge l’area a maggiore concentrazione di immigrati, quella posta a cavallo di Francia, Germania e Lussemburgo, la cosiddetta “Grande Région” (Saar/Lor/Lux /Renania e Palatinato). Da noi, l’esempio classico è quello dell’area di confine tra Italia e Francia, che comprende Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Rhône-Alpes e Côte d’Azur. Tradizionalmente le persone residenti lungo il confine si spostano dove ci sono migliori occasioni di lavoro. Ragion per cui un certo numero di residenti in Italia si reca quotidianamente a lavorare in Francia, mentre minore è il flusso contrario.
Tra gli anni ‘80 e ‘90 sono stati creati CSIR transfrontalieri tra Piemonte, Lombardia e Canton Ticino, che, sebbene non faccia parte dell’UE, di fatto ne condivide alcune politiche, tra Friuli-Venezia Giulia e Slovenia, Trentino Alto Adige e Austria, Emilia-Romagna, Marche e San Marino, Puglia e Albania, Sicilia e Malta.
Non tutti i CSIR affrontano le stesse problematiche. Esse cambiano, ovviamente, a seconda delle regioni, spaziando dal regime fiscale all’indennità di disoccupazione, dalla formazione professionale alle questioni di viabilità. Tutti i CSIR, comunque, sono oggi impegnati a denunciare e contenere quel fenomeno, in qualche modo sancito dalla Direttiva Servizi, di dumping sociale, e che consiste nel far lavorare personale migrante all’interno dell’Unione applicandogli il contratto di lavoro meno vantaggioso. Il territorio di frontiera, in questo senso, è un punto di osservazione di grande interesse. Un argomento su cui ritorneremo, vedendo, di volta in volta, quali sono i dossier sensibili.

dimanche 7 juin 2009, par Anna Consonni