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Ex-vuoto

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© Cristina Morello

Ci sono due modi di vivere la metropolitana a Parigi e coincidono generalmente con le due fasi fondanti del giorno. Quando s’inizia all’alba, e nell’attacco la sua velocità asseconda la fretta che si ha di arrivare sul posto di lavoro e quando si ritorna ; generalmente ci appare allora poco generosa, soprattutto di spazio nelle ore di punta e sembra quasi che voglia piegarti a sé, al suo passo. Ma cosa succede se non si ha un posto in cui andare ? O peggio uno in cui ritornare ? Se la vita activa appare distante o comunque solo il privilegio di pochi, che si potrà mai fare ? È forse per questa ragione che proprio su quelle banchine campeggia terribile e sovrano il cartello : Attention au vide ? In un tempo in cui dai social network alla vita portatile dello smartphone l’immagine fotografica fa-da-sé sembra moltiplicarsi all’infinito come per riempire il vuoto della non vita con il pieno immateriale, virtuale, sostanzialmente il vuoto della vita due punto zero, scoprire le fotografie di Cristina Morello ci suggerisce due cose fondamentali. La prima è che lo capisci subito osservando con attenzione certe immagini se dietro c’è un occhio, un fotografo o un semplice per quanto accattivante dispositivo in grado di riprodurre le cose che ci sono ; la seconda è che quel je ne sais quoi che la fotografia trasmette è in relazione diretta con lo spirito del tempo. Del resto un vero reportage non è mai soltanto una più o meno fedele fotocronaca di un’attualità qualunque ma un vero racconto capace di esplorare allo stesso tempo il pieno, lo spazio che occupa il paesaggio, il ritratto, ma anche il vuoto che lo presuppone. La crisi così come abbiamo pensato di raccontarla con questo dossier è essenzialmente una resa dei conti con il vuoto, quello che non c’è più, quello che non c’è ancora.
Le fotografie di Cristina si avventurano pericolosamente nel vuoto e certi suoi ritratti richiamano alla mente quello che in pittura Claude Lazar con i suoi interni vuoti ha rappresentato, un Edward Hopper con l’anima, per capirci. Una tensione autentica le scuote quando per esempio attraversa una manifestazione, un corteo ma perfino quando mette a fuoco delle cose, una scala che porta nullepart, una fila di sedie senza spettatori, che sembrano avere smarrito il proprio orizzonte di senso. C’è sempre qualcosa, una traccia, un segno che ci dice che lì vita c’era e soprattutto che non è affatto detto che non la si possa ritrovare.

dimanche 27 novembre 2016, par Francesco Forlani