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Fellinicittà

Fellinicittà aux ed. La Transparence “Sono Federico Fellini, ho appena finito di leggere il suo libro e mi è parso di ripercorrere tutta la mia vita come in un sogno”.
Questo il messaggio che Federico Fellini lasciò una notte del settembre 1992 nella segreteria di Jean-Max Méjean, autore del libro Fellini, un rêve, une vie. “Era curioso di tutto, mi ricordo che quando andai a Roma a trovarlo, mi chiese quanto costava la verdura a Parigi”, questo quello che Jean-Max mi ha detto, davanti ad una montagna di melanzane da tagliare, quando gli ho chiesto di cosa avesse parlato con Fellini a Roma in via Margutta in quel lontano ottobre 1992.
E’ da questa frequentazione, occasionale ma radicata nella junghiana sfera degli archetipi, che nasce il volume appena pubblicato, Fellinicittà a cura di Jean-Max Méjean col quale la casa editrice La Transparence rende omaggio all’esposizione organizzata al Jeu de Paume l’ottobre prossimo.
Volume collettivo con prefazione del biografo, amico e forse maggior conoscitore del lavoro del Maestro, Tullio Kezich, Fellinicittà ospita contributi ispirati alle metodologie più disparate. Ricco di immagini inedite donate dall’archivio “Fondation Fellini per il cinema” (Sion, Svizzera), il volume è organizzato per voci scritte da autori dalla provenienza (geografica e disciplinare) più varia.
Scrittori, cineasti, professori universitari, e persino cantanti come Sapho che parla di Nino Rota. Dalla scrittrice cubana Zoé Valdés che parla del rinoceronte, l’animale morente rinchiuso nella Nave diretta al largo di Capri per spargere al vento le ceneri della famosa cantante lirica al regista americano David Lynch che rievoca il contatto con la mano di Fellini morente al letto d’ospedale di Roma, passando per Dominique Delouche, dei cui anni passati al fianco di Fellini come assistente alla regia in set come quello della “Dolce Vita” è traccia e testimonianza un piccolo angelo disegnato dal Maestro conservato per anni dal regista francese che ne rievoca la storia.
Ma in questo volume davvero multidisciplinare c’è posto anche per la rigorosa analisi universitaria di cui sono rappresentanti Marco Antonio Bazzocchi, professore di Letteratura Italiana all’Università di Bologna, che ci parla del ruolo della marionetta nel cinema di Fellini, da Pinocchio-Benigni all’uccello-marionetta dell’erotomane Casanova (quanto attuale in un momento in cui il Presidente del Consiglio italiano regala un volume con copertina in marmo di Carrara ai grandi della terra con un bassorilievo delle Grazie del Canova) ; Bertrand Levergeois che indaga il rapporto esistente tra due romagnoli come Fellini e Pascoli, il poeta italiano del Fanciullino e, per finire, il traduttore Jean-Paul Manganaro il cui interesse va alla presenza dei film peplum nell’opera di Fellini.
“In un volume polifonico e gioioso”, secondo il proposito del suo curatore, trovano spazio anche dei neofiti come lo scrivente che rievoca un episodio della sua infanzia a partire dalla visione della celebre scena della tabaccaia in “Amarcord” e un architetto come Laura Del Gratta le cui ville toscane, improntate al più virtuosistico uso della prospettiva e del colore, spiegano (o forse si spiegano) a partire da scenografie come quella di “Giulietta degli Spiriti”, tra le tante. Questi e molti altri i contribuiti di un’opera leggera, non certo nel senso di frivolo, ma nel senso (calviniano) di opera capace di suscitare idee nuove e di produrre nuovi accostamenti.
“Un libro che sarebbe piaciuto a Fellini”, insomma come scrive Tullio Kezich, per il suo carattere polifonico e gioioso, appunto.

Présentation du livre en présence de Jean-Max Méja et Sapho. Avec la participation de Pierrette Dupoyet
Le 29/10/2009 à 19h
Librairie italienne La Tour de Babel

10, rue du Roi de Sicile
75004 Paris

La mostra fa parte del percorso off organizzato dall’Associazione Emilia-Romagna in collaborazione con la Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo.

lundi 19 octobre 2009, par Marcomario Guadagni