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Ferite a morte

La strage silenziosa non ha risparmiato nemmeno l’otto marzo. In Italia, nel giorno dedicato alla festa della donna, in poche ore sono stati commessi tre femminicidi. Uno dopo l’altro: a Vigevano come a Frosinone o nel perugino, perché la violenza di genere non fa distinzione di luogo. Per denunciare questa inesorabile escalation di ’delitti annunciati’, Serena Dandini due anni fa ha organizzato, scritto e diretto ’Ferite e Morte’, il primo spettacolo teatrale che ridà voce alle vittime uccise per mano di un marito, un compagno o un ex incapaci di rispettarne le scelte di vita.


Doveva essere una serie di tappe uniche in alcuni teatri italiani, ma poi il successo e la richiesta di attenzione sul tema ha portato il progetto in giro prima per l’Europa e poi in tutto il mondo, compreso l’invito al Palazzo di Vetro dell’Onu di New York. E il 14 maggio tocca finalmente a Parigi: l’appuntamento è alla Biblioteca Nazionale di Francia Francois Mitterand, in collaborazione con Dire, la Rete Europea delle Donne Imprenditrici.
Il format è consolidato. I racconti postumi delle donne (tutti ispirati a casi di cronaca realmente accaduti) vanno a comporre sul palco un’inedita antologia in stile Spoon River, tutta declinata al femminile. Per portare sulla scena i testi, Serena Dandini e la ricercatrice del Cnr Maura Misiti che ha collaborato con lei alla stesura degli spettacoli, hanno scelto di coinvolgere donne famose dello show business, della politica, della società civile e dello sport. Un modo per sensibilizzare il più possibile il pubblico su un tema troppo spesso sottovalutato dall’opinione pubblica così come in ambito legislativo. Al microfono si sono alternate dall’artista Marina Abramovic al procuratore capo Carla del Ponte, dalla regina Noor di Giordania a Emma Bonino, passando per Salma Hayek, Cherie Blair, la sciatrice austriaca Laura Gut, la segretaria della Cgil Susanna Camusso e decine di figure di alto rilievo.
"Tutti i monologhi di ‘Ferite a morte’ ci raccontano la sofferenza silenziosa che si vive dietro tante persiane chiuse", spiega Serena Dandini: "L’omicidio è solo la punta di un iceberg di un percorso di soprusi e dolore che risponde al nome di violenza domestica. Per questo pensiamo che non bisogna smettere di parlarne e cercare, anche attraverso il teatro, di sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica”. Lo spettacolo ha debuttato a Palermo il 24 novembre 2012, alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un primo sold-out al quale hanno fatto seguito altri quindici eventi da tutto esaurito nei principali teatri italiani. Dallo scorso autunno ’Ferite a Morte’ ha quindi iniziato un tour internazionale che ha già toccato Washington, New York, Londra, Bruxelles e Ginevra. Lo spettacolo è diventato anche un libro che raccoglie i testi prodotti per il palcoscenico e un ricco approfondimento sul fenomeno dei femminicidi curato da Maura Misiti.

Secondo i dati della Casa delle Donne, in Italia nel 2013 sono stati registrati 134 casi di femminicidio, un dato in aumento rispetto agli anni precedenti. Il trend, infatti, è drammaticamente in crescita, anche a causa della maggiore attenzione che ha guadagnato: dagli 80 casi registrati nel 2005 alla cadenza di quasi una morte ogni tre giorni di oggi. La sfida è anche culturale: questi omicidi spesso vengono rappresentati sui media come delitti passionali o liti famigliari. Da anni servizi e centri antiviolenza lavorano, con poche risorse e poco riconoscimento, per invertire questa tendenza. L’11 maggio del 2011 il Consiglio d’Europa ha varato la Convenzione di Istanbul, il primo strumento giuridicamente vincolante per gli stati in materia di violenza domestica e sulle donne. Lo hanno firmato trentadue paesi e ratificato solo da otto (l’Italia c’è, la Francia no), il passo giuridicamente vincolante per la sua entrata in vigore. La Convenzione, infatti, è il primo strumento internazionale che crea un quadro giuridico completo per la protezione delle donne contro qualsiasi forma di violenza. In Italia, dallo scorso novembre, è nata la convenzione ’No More’, una proposta che riunisce diverse associazioni contro la violenza sulle donne per sollecitare le istituzioni al proprio ruolo, traducendo finalmente in priorità e atti politici concreti i proclami spesi in questi mesi. La protezione della vita di decine di donne non può, infatti, essere relegata in secondo piano.

venerdì 2 maggio 2014, di Giulia Mocenigo