FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Economia > Fiat : ma perché tanta invidia ?

Fiat : ma perché tanta invidia ?

Come entrano quattro elefanti in una cinquecento ? Due davanti e due dietro… E’ l’unica risposta possibile ad alcuni economisti francesi che dubitano che Fiat sia in grado di insegnare alla Chrysler il proprio know-how sulle automobili di piccola cilindrata e pulite perché i canoni americani, anche fisici, sono ben diversi.

Dessin de Jef Martinez Dessin de Jef Martinez

Neanche fosse una sfida tra un popolo di nani ed uno di giganti… Per fortuna altri, più seri, dicono che Fiat ha messo “un tigre” nel motore e che il detto “crescere o morire” potrebbe essere d’esempio per i costruttori francesi. E’ vero che l’improvvisa scalata Fiat ha colto molti alla sprovvista ma con il successo della nuova 500 eletta automobile dell’anno si può ritrovare entusiasmo nonostante la crisi incombente. La paralisi delle iniziative non è comunque un difetto italiano certo è che la promessa del 35% della quota azionaria in cambio del savoir-faire può far discutere. Più di uno deve aver pensato perché non comprarsi solo qualche ingegnere automobilistico italiano ? Ma nell’immaginario del sogno americano ci si dimentica che la crisi è partita proprio d’oltreoceano e che il colosso americano è sull’orlo del tracollo, al punto che solo un accordo con un partner automobilistico potrebbe aiutarlo a ristrutturarsi o almeno questo è il parere della Casa Bianca. Il progetto di partenariato Fiat-Chrysler data già del gennaio scorso ed il piano di risanamento presentato dal costruttore americano è stato rinviato dal gruppo di lavoro governativo ma Chrysler ha dovuto cedere sotto la pressione di alcuni creditori e dichiarare fallimento mettendosi sotto la protezione della legge americana.
Ed ecco che il 30 aprile proprio il neo-Presidente Barak Obama ha annunciato “con gioia” alla stampa il nuovo partenariato e giudicato “piccolo gruppo di speculatori” i creditori refrattari che han fatto crollare il colosso. Mentre si aspettano gli ultimi nulla osta i francesi continuano a vedere grigio questo matrimonio perché le neonate automobili dovrebbero veder la luce solo nel 2011-2012 e nel frattempo Chrysler dovrà chiudere per un paio di mesi non partorendo nulla. Il sommum del pessimismo l’ha raggiunto Le Monde col titolo “Fiat-Chrysler : il matrimonio rischioso fra un ambizioso ed un moribondo”. Meglio non osare leggere cosa pensano della scalata della Fiat alla Opel, anche lei sotto la minaccia di un fallimento da parte del Governo tedesco. Il Gruppo italiano ce la mette tutta contro il russo Magna e la holding RHJ. Notiamo che nessun francese è in lizza, il che è comprensibile visto lo stato economico dei costruttori francesi e di conseguenza dei loro fornitori che licenziano senza pietà. Allora se per una volta ci facessero la cortesia di spazzare davanti a casa propria, e lasciare gli altri lavorare, tanto più che Fiat potrebbe anche farcela guidata com’è da buoni imprenditori ?
Permettiamoci anche una precisazione : la 500 è piccina, è vero, ma la Fiat è ben un Gruppo dalle dimensioni più che rispettabili e comprende tra l’altro la Maserati, la Ferrari, la Lancia, l’Alfa Romeo…ed altre società di componentistica. Non solo, per la scalata alla Chrysler e possibilmente per quella all’Opel “un gruppo di banche nazionali ed internazionali sostengono il Gruppo Fiat” come ha dichiarato l’Amministratore delegato d’Intesa San Paolo.

dimanche 7 juin 2009, par Luisa Pace