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Firiuli migrante : immigrazione e emigrazione a confronto

La Regione Friuli e l’associazione France-Frioul di Parigi si sono confrontati, il 16 maggio scorso, sui “modelli” di integrazione. Una riflessione ricca di spunti, dalla Francia ma non solo.

Luigi Luchini, Roberto Molinaro, Franco Narducci, Patrizia Bisson. Al microfono : Tommaso Boer “Quando Patrizia Bisson mi ha chiesto di partecipare a questo convegno, mi sono chiesto che cosa ci facevo io, che lavoro sulla memoria, in un convegno sull’immigrazione, poi sentendo i vostri interventi ho capito che invece ho il mio ruolo da svolgere” ha esordito Antonio Giusa, coordinatore del progetto AMMER (Archivio regionale della Memoria) che lavora su una banca dati online con documenti scritti, audio e video dell’emigrazione friulana nel mondo, un lavoro titanico ed estremamente interessante.
In effetti il convegno, organizzato da France-Frioul, l’EFASCE (Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti) alla Maison d’Italie ha riunito politici, ricercatori e giornalisti sul tema “Friuli migrante. Da terra di emigranti a luogo d’immigrazione. Quale modello di integrazione ?”. I politici, in particolare Roberto Molinaro, Assessore regionale del Friuli Venezia Giulia, e gli operatori sul territorio - Luigi Luchini e Tommaso Boer, rispettivamente presidente e segretario dell’EFASCE e Stefano Franzin, Vice direttore della Caritas di Pordenone hanno posto il “problema” dell’immigrazione e illustrato i numerosi interventi che si stanno facendo in Regione per l’integrazione dei nuovi arrivati, tenuto conto anche che la Regione, come ha sottolineato Molinaro, svolge una funzione “attuativa”. Hanno soprattutto cercato di capire come, dall’esperienza migratoria dei loro corregionali, possono trarre utili spunti per una situazione che è tutto fuorché rosea.
Dal fronte francese molti hanno messo in evidenza la sofferenza degli italiani all’estero, che hanno subito trattamenti simili non tantissimo tempo fa. L’ha ricordato Patrizia Bisson, presidente di France-Frioul in un intervento che è cominciato in friulano e che ha commosso tutti i presenti. L’ha ribadito Javier Grossutti, dell’Università di Trieste e di Udine nel suo intervento “Adesso sono felice come un papa !” ; l’ha spiegato anche Patrizia Molteni che ha paragonato l’immigrazione vista dalla stampa italiana oggi all’emigrazione vista dalla stampa francese. E’ innegabile infatti che indipendentemente da quanto fanno le regioni e le provincie (nel caso del Friuli e di tantissime altre regioni è veramente notevole) ci sia una strategia della paura che passa proprio attraverso la televisione e contro la quale solo la memoria storica dei nostri percorsi e il lavoro delle associazioni può intervenire. Ne sanno qualcosa Antonio Giusa, che lavora appunto sugli archivi della memoria, e Michele Bernandon che collabora al Museo dell’Emigrazione di Cavasso nuovo e che ha allestito per l’occasione una mostra fotografica sul tema alla Maison d’Italie.
Come mai gli italiani in Francia sono un esempio di integrazione riuscita allora ? La Francia ha sempre praticato una politica di “assimilazione” piuttosto che “integrazione” ma se ha funzionato con gli italiani che avevano la “valvola di sfogo” dell’associazionismo, non è stato così con tutte le nazionalità – ecco che allora la Cité Nationale de l’Histoire de l’Immigration che è stata presentata nel corso del Convegno, cerca di supplire alla perdita di identità che questo modello produce e ai problemi ad essa collegati.
Nelle sue conclusioni, Franco Narducci, deputato alla Camera e presidente dell’UNAIE, ha messo il dito su una piaga dell’Italia : le Regioni sono chiamate a valutare e ad applicare un prodotto finito senza nessuna concertazione a monte. Questo vuol dire che si ritrovano con delle “quote” di immigrati che spesso non corrispondono ai bisogni reali di quell’area geografica. L’Italia, ha ricordato Narducci, ha dovuto promuovere l’integrazione e gestire la multiculturalità in un lasso di tempo troppo breve. E’ ora però che si rifletta a delle vere politiche di stabilizzazione : gli immigrati ci sono e sono quelli, tra l’altro, che visto il calo demografico ci salveranno dall’estinzione. Il pericolo della xenofobia c’è, eccome. Come evitarla ? Attraverso la scuola, la formazione e garantendo loro delle condizioni sociali decenti.

dimanche 7 juin 2009