Una nuova testata italiana, lanciata in questo momento di crisi planetaria. Una scelta forse incosciente ma in cui la redazione crede fermamente. D’altra parte se c’è un nero alla Casa Bianca, tutto è possibile, no ? “Focus In”, un nome che rivendica gli anni di lavoro comune della redazione per la rivista Focus Magazine, cui abbiamo voluto aggiungere l’appendice “in” riassuntiva dei sentimenti di ognuno di noi – e speriamo anche dei nostri futuri lettori. In-cosciente, certo, ma anche in-dipendente, in-cazzata, in-furiata, in-solente, in-formata, in-telligente, in-terculturale … Da sola, questa particella è sinonimo del meglio, della “crème de la crème”, al contrario di “off” che, nei festival, presenta una programmazione minore, anche se noi quasi quasi preferiamo l’off ; è sinonimo dell’essere tendenza, nell’aria del tempo, al contrario di “out”, eppure quella che dipingiamo è un’Italia vista da fuori. Ma anche da dentro, all’in-terno, nel cuore pulsante della ricca programmazione culturale ed associativa in Francia. Potremmo continuare in questa carrellata ludo-linguistica sui significati che ognuno di noi dà a questa apparentemente innocente preposizione, ma se facciamo tutto noi, ai lettori cosa resta ?
Sì perché oltre ad una redazione fedele, compatta e portatrice di un certo tipo di idee, crediamo che esista un grandissimo numero di lettori che corrisponde a tutti gli “in” di cui sopra.
E sono proprio questi lettori che motivano i nostri articoli : il “per chi scrivo ?” che fa parte dell’ABC di ogni giornalista che si rispetti, a maggior ragione oggi e a maggior ragione quando lo si fa per una rivista italiana in Francia. Che senso ha – ci siamo sempre chiesti – fare una rivista italiana in Francia quando i giornali e le riviste italiane si trovano dappertutto, quando tutti possono guardare almeno i primi tre canali della RAI, quando la stampa francese parla spesso dell’ex paese di Carlà ? Beh, c’è un senso, eccome. In un mondo ormai ipermediatizzato, in cui il potere politico troppo spesso è signore e padrone dell’informazione, “suggerendo” a quali notizie dare più importanza e come trattarle (basti pensare alla campagna in atto da prima delle elezioni sulla paura dello straniero), allora sì, c’è bisogno di una rivista che, nel suo piccolo, si possa esprimere in libertà sui preoccupanti fenomeni che stanno stravolgendo il nostro paese. Tra l’altro, visti da fuori fanno tutt’un altro effetto. Il nostro vanto – se così si può dire – è che gli articoli non sono mai un copia-incolla dei comunicati stampa delle agenzie : belli o brutti, sono tutti pensati, studiati, supportati da ricerche e da inchieste, scritti, insomma, per il lettore.
Ed infine, diciamolo, in una società sempre più spietata in cui vince sempre il più furbo, il più potente, il più ricco (cose che di solito coincidono nella stessa persona), se da qualche parte una vocina si alza per difendere dei valori e delle idee un po’ diverse, non fa male.
Chi ci ha seguito negli anni di Focus Magazine, l’ha già capito. Basta guardare anche solo gli ultimi numeri per rendersene conto. Tra i primi piani e i dossier : le donne, l’educazione, l’associazionismo, i giovani, l’immigrazione in Italia, la famiglia, l’ecologia, la globalizzazione e la tendenza al locale … E poi le pagine di politica e di società anch’esse volte ad offrire nuove prospettive e spunti di riflessione sulla fervente realtà degli italiani in Francia, a coltivare gli sforzi di chi ha il coraggio di uscire dalle righe di questa “società” così moderna e mondiale e a difendere la nostra identità culturale minacciata dai disvalori del consumismo e del soldo-re-di-ogni-cosa.
Insieme abbiamo sostenuto iniziative “amiche”, seguendo gli stessi principi. Possiamo citare per esempio – e sempre per restare in un passato prossimo - i film “Sulla strada di Levi” o “Biutiful cauntri”, gli spettacoli “Giacomo, l’enfant de la cité”, “Giacomo sur les planches”, lo spettacolo di Gian Antonio Stella, “L’orda, quando gli albanesi eravamo noi”, l’uscita dei Cd di Daniele Groff e Mira Leon, il Festival del film italiano di Villerupt e quello di Tremblay, la settimana italiana del 13° arrondissement di Parigi, il Festival Italiart&Festival (Digione).
In altre parole quello che abbiamo sempre cercato di fare è di avere un ruolo attivo nella diffusione della cultura italiana in Francia, tanto meglio se non parliamo della Cultura con la C maiuscola, che circola ad alta velocità sulle corsie preferenziali dei grandi canali istituzionali, ma di quelle espressioni artistiche ingiustamente sconosciute - di solito per mancanza di mezzi e di spirito “commerciale” da parte degli artisti o degli organizzatori. Un’attenzione al “minore”, al marginale, che spalanca naturalmente le braccia alle diverse forme di associazionismo, all’Altro, al dialogo e alla sinergia, al lavorare insieme invece di fomentare rivalità e concorrenze poiché tutti perseguiamo lo stesso scopo : valorizzare il nostro essere migranti attraverso la promozione della cultura di origine. Il tutto condito da uno spirito un tantino militante che non transige su valori quali la la tolleranza, l’anti-razzismo, la democrazia, la pace…
Il bello è che in questa nostra ricerca dell’informazione “minore”, siamo stati accompagnati da grandissime piume dell’Italia contemporanea, dalla matita di Altan (che ci fa l’onore di una vignetta ad hoc in questo primo numero) alle immagini del pluripremiato fotoreporter italiano Mario Dondero, passando per le penne di Vincenzo Consolo, Erri De Luca, Rosetta Loy, Giacomo Sartori, Roberto Alajmo, Massimo Carlotto, Marcello Fois, Carmine Abate, Santo Piazzese, Ermanno Rea, Ruggero De Pas, Rita Borsellino, Stefano Rodotà, Gianni Corvi, Jacopo Fo … alcuni dei quali hanno già aderito al progetto di Focus In con un messaggio d’augurio.
Un’avventura che appena cominciata è già carica di ricordi ed esperienze e che speriamo ci possa far ancora crescere e migliorare.
Focus Magazine, l’elogio della redazione
Focus Magazine, creato nel 1993 da Alberto Bechi e Dominique Civil-Costa, ha deciso di sospendere la pubblicazione.
L’omaggio della redazione.
Stava per compiere 15 anni, Focus Magazine, quando le ACLI hanno deciso di sospendere la pubblicazione. Un giornale nato dalle grandi menti di Alberto Bechi e Dominique Civil-Costa, come bollettino sociale per informare la comunità italiana dei propri diritti. Piano piano il bollettino ciclostilato era diventato una vera e propria rivista, stampata in due colori e poi in quadricromia ed era andata rivolgendosi a tutta la comunità italiana, non solo agli adererenti delle ACLI (diventate l’editore nel 2007). E anche a quel folto pubblico francese che legge italiano correntemente e che si interessa alla vita e alla cultura dei cugini d’oltralpe.
15 anni di informazione, 17 anni di battaglie, 17 anni di complicità con un lettorato sempre più numeroso e sempre più affezionato.
Dal novembre 2000, dopo un paio d’anni di collaborazioni saltuarie, ne ero diventata la caporedattrice, attratta, se non dalla grafica (cui Guy Estager non aveva ancora messo le mani), dai valori che la rivista difendeva e che mi sono sentita di portare avanti. Intorno a Focus Magazine, si è creata una redazione fatta di giovani e meno giovani, tutti perfettamente all’unisono sulla “linea editoriale” senza nessun bisogno che questa fosse mai discussa, mai spiegata. “Non è da focus”, “No, per focus non ce lo vedo”, questi i commenti dell’uno o dell’altro redattore senza che ci fosse bisogno di spiegare perché. Una linea editoriale interiorizzata, un po’ come un parente stretto, che si conosce a menadito e non si discute : è fatto così.
Eppure i cambiamenti ci sono stati, frutto dell’evoluzione personale di ognuno di noi, grazie ad elementi preziosi che si sono venuti ad aggiungere, integrandosi perfettamente allo spirito del giornale, aggiungendo piccole ma solide pietre a quel grande edificio che era diventato Focus Magazine, “sospeso” per decisione del Consiglio delle Acli France, il 15 novembre scorso. La redazione, incredula, ha deciso di resistere.
