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Gallinaro, Terra di spirito

La ciociaria, tutti sanno dov’è, da quando ha dato i natali a personaggi noti in tutto il mondo come Mastroianni, Manfredi e De Sica. Zoom avanti sulla Valle di Comino (provincia di Frosinone, tanto per capirsi), fino a Gallinaro che, nonostante la folta comunità in Francia, rimane sconosciuto ai più.

Gallinaro

Nell’antichità era già conosciuta come Valle di Comino, il cui centro più importante era Atina, sede della omonima prefettura romana, che, così narra l’Eneide, fu una delle cinque città del Lazio che prepararono le armi per la guerra di Turno contro Enea (Publio Virgilio Marone, Eneide, VII, 630). Con i suoi castelli, che corrispondono quasi perfettamente agli attuali paesi cominensi (Atina, Belmonte Castello, Villa Latina, San Biagio Saracinisco, Picinisco, Settefrati, San Donato Val di Comino, Gallinaro, Alvito, Vicalvi, Campoli Appennino, Casalvieri, Casalattico, Fontechiari, Posta Fibreno), la valle appartenne al ducato longobardo di Benevento, al principato di Capua, alla contea di Aquino, alla contea dei Marsi, fino a far parte del Regno unificato dai Normanni, come contea e poi ducato autonomo di Alvito. E così via fino al 1927 quando da Campania passò al Lazio.
Secoli di storia e di appartenenze diverse che rendono i valcominesi sicuri di almeno una cosa : sono ciociari in primis, atinesi, gallineresi… cominensi poi. Il lato laziale o italiano viene dopo, molto dopo.
Altro elemento comune : la vicinanza dei grandi monasteri benedettini dell’Abbazia di Monte Cassino e di San Vincenzo al Volturno, che ha probabilmente influenzato la cultura e le tradizioni locali.
Solo Gallinaro, un paesino di 1200 anime, ha un santuario (Il Santuario di San Gerardo confessore), una chiesa (San Giovanni) ma soprattutto è meta da anni del pellegrinaggio alla culla del Bambin Gesù. Tutto ebbe inizio in un giorno di primavera del 1947. La piccola Giuseppina Norcia, a due giorni dalla prima Comunione, mentre giocava vicino a casa dove ora sorge la Cappellina, vide una nuvola soffice, luminosa, che scendeva lentamente dal cielo. Adagiato sulla nuvoletta c’era Gesù Bambino che dormiva. Giunto a circa un metro dalla piccola veggente, si fermò : aprì gli occhi e le sorrise. Rapita dall’Amore divino, la bimba, colma di gioia, con le mani protese verso il cielo avrebbe voluto in ogni modo abbracciarlo : ma le fu impossibile.
La bambina non si perse d’animo e subito gridò ripetutamente “mamma, mamma”, nella speranza che la madre potesse raggiungerlo. La madre accorse subito con altre due donne, ma prima che giungessero la visione svanì. Giuseppina cresceva nella speranza e nell’attesa di poter rivivere un giorno quella gioia. Passano gli anni, Giuseppina prega, si sposa, rimane vedova. Nel ’74 ha un’altra visione, stavolta si tratta di Gesù adulto con la Madonna e San Michele Arcangelo. Le visioni continuano fino alla morte della Signora Norcia, nel 2007, tanto che, nel 1975, si decide di costruire una culla in quel luogo santo, che sarebbe addirittura stato indicato da un fascio di luce.
Gallinaro però è “terra di spirito” in ogni accezione del termine : spirito santo, certo ma anche ricca di una popolazione gioviale e “spiritosa” che ama gustare insieme i prodotti tipici locali – carni, verdure, legumi, l’olio di oliva, le trote squisite del lago di Melfa e di Posta Fibreno, il Trebbiano e il Cabernet. Uno scorcio di questo spirito gallinarese si può intravvedere alle feste dell’associazione che raccolgono ogni volta 3-400 partecipanti, di quelli che, come si dice in Francia, “sanno fare la festa”.
A giudicare dal loro successo come modelle, anche le donne fanno parte del patrimonio artistico gallinarese : Rosalina Pesce, classe 1885, ha posato come modella per lo scultore Roty, e rapprentava la “semeuse” dei vecchi franchi (in particolare le monete da 50 centesimi, 1, 2 e 5 franchi). Come altre compaesane, ha posato per Renoir e Rodin.
“Una valle rimasta incontaminata, circondata da montagne magnifiche”, dice Lorenzo Franciosa, presidente dell’Associazione dei Gallinaresi in Francia. Come lui tantissimi sono emigrati all’estero. D’estate, tra turisti veri e il rientro degli emigrati, la popolazione raddoppia.
Tra le occasioni da non perdere : la processione di San Gerardo, il 10-11 agosto, con la banda e i fuochi d’artificio e la Sagra del vino il 13 agosto.

A.R.G.P.
(Associazione Regionale Gallinaresi a Parigi)

4, rue des Peupliers
78940 La Queue en Yvelynes

samedi 3 avril 2010, par Patrizia Molteni