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Gino Zaffiro

Dalla Puglia alla Normandia tra fisarmonica e cemento

Pubblicata di recente, la biografia di Gino Zaffiro racconta il percorso di un ragazzino pugliese, appassionato di fisarmonica, costretto a lasciare la sua città natale, Gioia del Colle, in seguito alla morte brutale della madre. In Normandia diventerà un imprenditore riconosciuto dalle autorità locali ma manterrà sempre il suo “coté italien”, la fisarmonica e la gioia di vivere.

Gino Zaffiro, entre bêton et accordépn Un ragazzino come tanti, senza tanti mezzi. Con la partenza degli americani, nel ’45 il padre aveva perso il lavoro all’Aeroporto, aveva imparato a fare il muratore, ma di lavoro ce n’era veramente poco. Emigra allora in Francia, la situazione va un po’ meglio. Gino ha un’infanzia quasi felice, tra le feste di paese, la musica, la fisarmonica regalatagli dal padre e che impara a suonare con Nino, suo amico d’infanzia e grande musicista. Poi, improvvisamente, la sua vita cambia : la mamma si ammala, poco dopo muore. E’ lui stesso a trovarla inanime nel suo letto, la domenica di Pasqua del 1950. Gino aveva appena 15 anni. Le sorelle vengono affidate all’orfanotrofio, lui parte con il padre. Un viaggio lunghissimo, dallo sperone d’Italia alla punta della Normandia, estenuante. I paesaggi sono simili : i castelli normanni gli ricordano il famoso castello di Gioia, modificato da Federico II, ma gli “manca tutto”, mi dice : la famiglia, gli amici, il sole, la musica, quella che aveva dato la forza e la speranza agli italiani di superare la guerra, la miseria, la sofferenza.
Comincia a lavorare con il padre, come muratore. E’ un lavoro pesante, ma non si scoraggia. La sera frequenta la scuola dove impara il francese, il disegno tecnico, la matematica con un professore paziente e incoraggiante cui va, secondo lui, il merito della sua carriera futura. In realtà Gino è un ragazzo determinato, con un’idea fissa in testa : “avancer, avancer, avancer”, per sopperire a quella fragilità dovuta alla lontananza e allo sradicamento di una situazione che aveva subito. Non voleva più subire. A forza di lavorare e di studiare a soli 26 anni vince il concorso del “Meilleur ouvrier de France”. Da allora è tutto in salita : diventa capo-cantiere, conduce i più grandi cantieri normanni fino a quando, nel 1975, si mette in proprio. Vince il premio di architettura, il premio di gestione, diventa cavaliere al merito e segretario della Camera di Commercio del Calvados. Il suo segreto ? Un’ottima gestione delle sue risorse e la ricerca continua di soluzioni tecniche nuove, una marcia in più rispetto agli altri.
La fisarmonica lo accompagna per tutta la vita. Fino agli anni ‘70 suona con il gruppo Ortiz, poi con Denis Klein, che diventerà il Witness Group diretto da Danis Jean. Ma, come dice senza troppi rimpianti, “la musica è esigente, non si lascia condividere”, e quindi ha dovuto scegliere : o musicista o imprenditore. A 65 anni, la meritata pensione. La fisarmonica, compagna di sempre dei “solitari” come lui, può infine tornare ad essere la “favorita”. L’Associazione Archipel (Maison des Arts et des Cultures du monde en Normandie), che organizza il festival “Caen soirs d’été” è in cerca di musicisti. Nel 2000 Gino rifiuta, “non si sente all’altezza”, anche se aveva suonato con il Trio Ortiz. Nel 2001, accetta. La musica napoletana, le tarantelle del Sud, sono da allora presenti in tutte le feste locali, perché Zaffiro non è solo un grande lavoratore : la vita certo non facile e i dolori non hanno scalfito il suo lato italiano, quello che nell’immaginario francese è rappresentato dalla gioia di vivere, dall’entusiasmo, dalla passione per la musica. E come illustre esponente di questo spirito “à l’italienne” è anche presidente dell’associazione Realital (Rencontres à l’italienne), creata da lui insieme a Virgilio Miotto. 130 famiglie, che si riuniscono per cene musicali una volta al mese, organizzano corsi di italiano e partecipano alle iniziative del Comune di Cormeil-Royal, da sempre loro attivo sostenitore.
“E l’Italia in tutto questo ?” chiedo. “Dal 1955 al ’72 non ci sono andato per niente, avevo altre priorità – il lavoro, la famiglia”. Dal ’72, visite saltuarie alla famiglia, ai pochi cugini rimasti che sicuramente lo guardano con ammirazione : lui sì che è riuscito a farsi una posizione. Tornerebbe a viverci ? “In Francia è meglio”, mi dice (stavolta in italiano), almeno non devi contare su amici e parenti per ottenere le cose. Certo, la Puglia è stupenda, ma ormai è abituato così.
Una biografia, quella di Gino Zaffiro, scritta da Daniel Denoeux, in cui si può identificare tutta la comunità italiana di quella generazione ma che, indistintamente, anche per i più giovani, veicola un messaggio universale sul difficile connubio tra gioia e serietà, tra voglia di vivere e determinazione, tra solitudine e condivisione.

Gino Zaffiro
Entre béton et accordéon

Itineraire d’un Rital Normand
15 e

samedi 24 octobre 2009, par Patrizia Molteni