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Giovanni Cerri, archeologia del presente

In mostra a Parigi fino al 24 ottobre la mostra di Giovanni Cerri, “Archeologia del presente”. Uno sguardo molto particolare su un mondo in cui la rapidità irreverersibile tende a cancellare tutto, anche le tracce del passato prossimo.

Cerri “In qualche modo, vedendo questi dipinti si è di fronte ad un vero e proprio reportage del Diluvio”, scrive Luca Pietro Nicoletti nella prefazione al catalogo della mostra. “Le ‘terre emerse’ di Giovanni Cerri contengono il senso della distruzione, ma al tempo stesso sono abbagliate anche da uno spirito di resurrezione : dalle rovine viene fuori un mondo nuovo nel segno di una esistenza primordiale, o primigenia. Per ora, però, la pittura restituisce solo un reportage che segue al diluvio, l’alba dopo l’inondazione : quando le acque si ritirano, la terra riaffiora con il suo corpo sanguinante, lacerato. È come se la pelle della terra fosse diventata carne ferita, macerata da lame di luce. Non è una rinascita senza dolore, anzi tutt’altro. In lontananza, sul landscape, si profilano le vestigia abbaglianti della città”.
Nicoletti intitola il suo pezzo a “Giovanni delle periferie” proprio perché l’artista, figlio d’arte del grande pittore Giancarlo Cerri, ha iniziato a 18 anni dipingendo le periferie urbane e perché ancora oggi, tutto il suo lavoro “ruota attorno al tema della periferia, alla sua rivisitazione in chiave visionaria : non si troverà mai una documentazione di luoghi reali, perché Giovanni non copia delle vedute, ma ricostruisce una propria apocalittica visione della periferia, immaginando, come afferma l’artista stesso, ‘una sorta di luogo a metà fra il territorio metropolitano e un luogo di guerra, che siamo abituati a vedere magari nei telegiornali’”.
L’uso della parola stampata, dei quotidiani, che Cerri elabora e trasforma, è una conferma di questo suo trattamento del presente, del quotidiano, appunto, dal quale far emergere una “visione”. In altre parole e come suggerisce il titolo della mostra, attraverso le opere esposte, Cerri fa un lavoro che è al tempo stesso pittorico e archeologico, trattando le rovine dell’industria come se fossero le vestigia della Roma antica. Di un mondo, il nostro, di cui “fra qualche anno, può darsi rimarrà assai poco, assorbito o raso al suolo dalla civiltà del terziario : il consumo, oggi, è anche cancellazione rapida, e irreversibile, delle tracce del passato prossimo”.
Così conclude Nicoletti. E in effetti, che siano le sue “Città fantasma”, il “Gruassic Park”, ”L’Ecomostro” o i ritratti di alieni del mondo industriale, i quadri di Cerri non sono inquietanti. Anzi, provocano fascino, ammirazione, divertimento quasi.

Fino al 24/10/2009
Galleria Orenda

54, rue de Verneuil
75007 Paris
Tel. 01 49 26 90 09
Sito : www.orenda-art.com

lundi 12 octobre 2009, par Patrizia Molteni