FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Politica > Giustizia lampo

Giustizia lampo

Ovvero il disegno di legge sui processi brevi, talmente brevi che in molti casi non avrebbero luogo. Una giustizia che andrebbe contro il principio fondamentale di una “legge uguale per tutti”.

© Maus “SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo : ritiri la legge sul “processo breve” e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei”. Queste le parole che aprono l’appello lanciato dalle pagine de La Repubblica dallo scrittore Roberto Saviano e che ad oggi ha raccolto oltre 500 mila adesioni, di cui molte celebri provenienti dal mondo dello spettacolo e della cultura. La norma a cui l’autore di Gomorra fa riferimento è il ddl sul cosiddetto “processo breve” presentato al Senato dalla maggioranza il 12 novembre scorso. Il testo del disegno di legge, che si richiama alla tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi prevista dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dispone tra l’altro la prescrizione dei processi in corso in primo grado se il reato prevede una pena massima inferiore ai dieci anni di reclusione e se sono trascorsi più di due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio del pubblico ministero senza che si sia arrivati ad una sentenza. La nuova norma prevede alcune eccezioni tra cui i reati legati alla mafia, al terrorismo, agli infortuni sul lavoro o ancora, come richiesto dalla Lega, all’immigrazione. Le disposizioni del ddl non si applicano ai processi in cui gli imputati sono pregiudicati. Immediata la reazione dell’opposizione che denuncia l’ennesima legge ad personam studiata per salvare il Presidente del Consiglio dai suoi guai giudiziari. Se approvata dal Parlamento, infatti, la nuova norma avrà come diretta conseguenza la prescrizione dei processi che vedono imputato Silvio Berlusconi, quello sui diritti tv di Mediaset e quello sul caso Mills, riaperti dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Corte Costituzionale. L’Anm dal canto suo denuncia le ricadute del ddl la cui approvazione porterebbe alla prescrizione di una percentuale di processi compresa tra il 20 e il 50% a seconda delle procure (secondo il Ministro della Giustizia solo l’1% dei dibattimenti sarebbe prescritto se la legge entrasse in vigore). All’opposizione del centrosinistra e del sindacato dei magistrati si devono aggiungere le reticenze di una parte dello stesso Popolo della Libertà. Il nodo principale riguarda l’esclusione del reato di immigrazione clandestina, equiparato per volere della Lega ai reati di grave allarme sociale, a cui le disposizioni del provvedimento non potranno essere applicate, pur essendo una semplice contravvenzione punita con un’ammenda. Da risolvere inoltre la questione dello stanziamento straordinario a favore della giustizia, condizione posta dal Presidente della Camera Gianfranco Fini al sostegno del provvedimento, perché senza risorse aggiuntive il sistema giudiziario non sarà in grado di velocizzare i processi e l’unico effetto della legge sarà quello di lasciare impuniti migliaia di imputati a scapito delle parti lese. Date queste premesse, l’approvazione definitiva del disegno di legge richiederà tempi più lunghi di quelli sperati dai suoi promotori e rischia di scontrarsi con il blocco del Presidente Napolitano. Per queste ragioni, il centrodestra ha presentato alla Camera una serie di proposte di legge riguardanti il legittimo impedimento per il premier, i ministri e i parlamentari a presentarsi alle udienze, cosa che permetterebbe a Berlusconi di non comparire nei processi di Milano, e sta preparando un nuovo lodo Alfano riveduto e corretto dai giuristi del Pdl nelle parti che avevano causato la sua stroncatura da parte della Consulta. La maggioranza comunque continua a gridare che questa legge passerà, a tutti i costi.

lundi 11 janvier 2010, par Manuela Barberis