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Gli aquilani si rimboccano le maniche

Tra polemiche, scandali più o meno nascosti, ed accuse, ad un anno dal terremoto, sono ancora 40.000 i senza casa e il centro de L’Aquila è quasi come quella mattina del 6 aprile 2009, pieno di macerie.

La rivolta delle cariole Gli aquilani hanno detto basta e da settimane, ogni domenica, tornano in piazza, elmetto in testa, armati di pale, secchi e carriole, per rimuovere le macerie. Per farlo hanno dovuto lottare contro la polizia, rompere i sigilli che circondavano la “zona rossa” ma la volontà di farla finita con questo paesaggio sinistrato, di riprendere in mano la propria città, ha dato loro ragione. Ogni domenica migliaia di uomini, donne, bambini trasportano tonnellate di macerie, sperano di aver finito per il 6 aprile prossimo.
La rivolta delle carriole, come è stata definita, non fa che confermare quello che era prevedibile : dopo un periodo di incontri prestigiosi, tra cui il G8, di visite ufficiali, di pacche sulle spalle, di “non preoccupatevi, ci pensiamo noi”, stufi di rivivere, attraverso le rovine circonstanti, quel tragico giorno, gli abitanti si sono dovuti rimboccare le maniche e far da soli.
Intanto sui media si è accesa la polemica sulla responsabilità di Guido Bertolaso nella gestione degli appalti affidati ad imprese “amiche” (come quella dell’imprenditore romano Diego Anemone) e che non avrebbero svolto i lavori nel rispetto dei tempi e della qualità. Che Bertolaso c’entri o meno, che sia un supereroe, come tutti tendono a credere, o solo un uomo di buona volontà che si è fatto fregare dagli sciacalli che gli stanno intorno, non è il punto. Anzi, qualche centinaia di aquilani l’hanno persino ringraziato pubblicamente, ad una delle “rivolte delle carriole” per l’aiuto prezioso nei primi momenti soccorso. Che sia o meno una brava persona, Bertolaso è un funzionario che fa quello che gli si chiede di fare. Possibile allora che la Protezione Civile sia impegnata in “grandi eventi” come appunto il G8, costato miliardi, o, mentre scriviamo, nella preparazione della Louis Vuitton Cup, una delle più prestigiose competizioni velistiche, alla Maddalena ? Un modo di ammortizzare il denaro inutile speso per i lavori del G8 in Sardegna, poi spostato all’Aquila (senza che gli aquilani ricavassero un solo centesimo da tutto questo luccichio di paillette), ma che costerà altri soldi.
Noi l’abbiamo sempre detto : non dimentichiamoli, perché a riflettori spenti, non resterà più nulla delle promesse e saranno sempre più soli.

LA TERRA TREMA


Dopo il terremoto in Abruzzo, che ha scosso tutta la comunità italiana all’estero, altri due grandi terremoti hanno devastato zone intere : quello di Haiti e quello recentissimo del Cile, dove risiede una grande comunità italiana e dove doveva svolgersi la Conferenza dei giovani emiliano-romangoli nel mondo, annullata quando l’équipe della Consulta era già sul posto. Solo due settimane dopo il sisma, seguito da onde anomale, tsunami ed altre scosse, la Consulta è riuscita a tornare a Bologna.
La terra trema, come ha sempre fatto – niente a che vedere con la fine del mondo - solo che oggi le informazioni anche dall’altra parte del mondo sono immediate, le immagini ci colpiscono in tempo reale, le catastrofi ci sembrano sempre più ravvicinate e tremende.
Come l’Abruzzo anche Haiti ha avuto per qualche giorno i riflettori della stampa mondiale puntati sul loro dramma, ma è un paese povero, praticamente senza governo – gli aiuti sono arrivati in disordine, sono durati poco, gli “sciacalli” degli appalti non si sono precipati sulla preda. Diverso il Cile in cui il terremoto è stato molto più forte (8.8 della scala Richter) e dove in proporzione le vittime sono state inferiori all’Italia. Forse perché loro, all’edilizia sismica ci avevano già pensato. Dalle testimonianze degli italiani in Cile emerge una grande solidaretà fra la gente che insieme cerca acqua, viveri, trova il modo di avvertire e cercare amici e parenti.
Certo, furti e sciacallaggio ci sono anche lì ma quando tutto viene a mancare difficile biasimare chi si appropria di quel poco che c’è.
Ma se invece di spendere miliardi nella difesa e nella repressione si investisse in prevenzione e ricerca, non si potrebbero evitare tutte queste stragi ?

samedi 3 avril 2010, par Patrizia Molteni