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Gli artisti sardi: dovevamo dire no!

A Vicenza il caso “Borgo Berga”, complesso mastodontico che ospita anche il tribunale, sorge su una specie di isolotto, posto alla confluenza tra il Bacchiglione e il Retrone, i due fiumi principali della città.Lo scrittore Marcello Fois e il musicista Paolo Fresu si sono già mobilitati per sostenere la popolazione sinistrata dal ciclone, altri lo stano facendo. Con solidarietà ma anche e soprattutto riflettendo alla protezione del paesaggio.
Scrive Fois: “Quei morti non ci perdoneranno mai perché noi dovevamo sapere e lo dovevamo dire. Dovevamo sapere che lasciar costruire centrali nucleari in riva al mare poteva essere un modo per rendere micidiale per secoli un evento micidiale ma passeggero come uno "tsunami". Dovevamo sapere che cementare gli stagni per fare parcheggi o costruire villette a schiera sui letti secchi dei fiumi significa sfidare gli eventi eccezionali perché diventino carneficine. Ma le centrali nucleari in riva al mare sono state fatte, gli stagni prosciugati, i letti dei fiumi edificati. E oggi, al capezzale della civiltà dei sardi, a noi intellettuali ci chiedono parole di sostegno. Ma un appello al mondo quando la tragedia si è consumata è tempo perduto. La parola sostegno dovrebbe corrispondere a urlare “No” tutte le volte che si avallano decisioni e situazioni insostenibili. La Sardegna è stata abbandonata a se stessa e noi sardi abbiamo consentito che ciò avvenisse, anzi ci siamo adeguati al tozzo di pane che ci arrivava dal “placebo” del cemento selvaggio che produce lavoro solo per il tempo necessario a liquidare una tornata elettorale. Il corso terribile della Natura diventa devastante quando si accompagna all’ignoranza diffusa, alla disonestà degli amministratori, alla pessima memoria di chi si illude di poter modificare la propria precarietà con progetti di piccolo cabotaggio. Continueremo a maledire la nostra “malasorte”?
Il problema è che non sono solo i sardi ad “aver consentito che ciò avvenisse”. I dati dell’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche rilevano che tra il 1963 ed il 2012 ben 782 Comuni italiani hanno subito inondazioni e frane, che hanno causato rispettivamente 1.563 e 5.192 vittime tra morti, feriti e dispersi e un totale di 421.227 tra sfollati e senzatetto, con un costo medio dello 0,2% del Pil annuo (Ocse 2012). Gabrielli, il capo della protezione civile, ha precisato che se i cambiamenti climatici producono sempre più spesso eventi estremi, i loro effetti sono stati “esacerbati” dal folle aumento di consumo di suolo portato avanti da Regioni e Comuni con piani regolatori approvati con troppa leggerezza, con piani paesistici scriteriati, con le "sconsiderate variazioni di destinazione d’uso delle superfici che hanno fatto perdere all’Italia negli ultimi quarant’anni qualcosa come 5 milioni di ettari di terreni agricoli. E qui le responsabilità sono tutte delle classi dirigenti locali, spesso coinvolte nel torbido intreccio di interessi affaristici e speculativi", come riporta Sergio Rizzo nel quotidiano Il corriere della sera.
Speculazione edilizia, cementificazione, un “miracolo indecente” come l’ha definito Vincenzo Consolo, che hanno denunciato qualche decennio fa Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino. Eppure si continua costruire senza senso, si continua a piangere le vittime di questo scempio, artisti ed intellettuali continuano a sostenere e denunciare.
La FAI (Fondo Ambiente Italiano) ha organizzato proprio in questi giorni un convegno a Cagliari, dal titolo “Sardegna Domani! Terra / Paesaggio / Occupazione / Futuro”, per definire un nuovo modello di sviluppo che tenga conto delle grandi potenzialità dell’isola, non solo quelle più turistiche legate alle sue coste ma anche quelle più ‘nascoste’ e meno conosciute. Bisognerebbe organizzare convegni di questo tipo in tutta e l’Italia e soprattutto, una volta capite le cause e le soluzioni, bisognerebbe far qualcosa. Un volta per utte.

venerdì 6 dicembre 2013