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Gorbacioff: un altro exploit di Tony Servillo

Marino Pacileo, detto Gorbacioff a causa della voglia stampata sulla fronte, è cassiere al carcere di Poggioreale. Maneggia soldi tutto il giorno, li conta, li riconta, li ripone nella cassaforte, li riprende, li mette in varie buste. E’ forse l’azione più presente del film. Soldi che vogliono dire qualcosa per i parenti dei prigionieri che vengono a consegnarli esasperati, tristi, preoccupati, o per chi sogna di vivere altro, come la bella Lila, figlia di un ristoratore cinese dedito al gioco. Eppure lui non guarda in faccia nessuno, non parla con nessuno, non lascia trasparire nessuna emozione. Apparenza da napoletano di pseudo-classe, giacca troppo attillata, basettoni, brillantina, catenona d’oro su camicia sbottonata: se non fosse Tony Servillo che ci incanta con la sua giustezza d’interpretazione, farebbe quasi ribrezzo.
Tutto casa-lavoro-gioco si muove tra un appartamento buio e tristissimo di cui praticamente si vede solo il comodino in cui ripone la busta con i soldi, la prigione - lo sportello, la cassaforte, i cancelli e le guardie che cercano di approfittare dei suoi traffici, i luoghi del gioco e della malavita partenopea: corse, slot-machine e soprattutto il retro di un ristorante cinese in cui si ritrovano altolocati biscazzieri.
E lei: una bellissima e remissiva giovane cinese (la delicata Mi Yang, famosa in Cina), preda degli scugnizzi napoletani, del padre che continua a perdere e rischia di doverla dare in pegno ai suoi creditori, di questi ultimi che non aspettano altro che di “vincere” i suoi servizi.
Lei che riesce a farlo sorridere, a destare un insospettabile senso di protezione e di pudore, a fargli sognare di scappare lontano. All’inizio impaurita, come sarebbe chiunque di fronte a un personaggio taciturno e vestito in quel modo, e senza nessuna possibilità di comunicare visto che non parlano la stessa lingua, la giovane Lila comincia a capirlo, a fidarsi… magari pure ad innamorarsi un po’.
Il film regge sulla sola splendida interpretazione di Servillo, affiancato da altri brillanti interpreti, che come ormai di consueto trasforma in verità qualsiasi personaggio gli sia dato di interpretare. Stefano Incerti si avvicina qui con grande maestria al cinema asiatico, fatto di immagini e di poche parole. Difficile dire su cosa verta il film: il potere dei soldi? La speranza di una vita migliore? Il tentativo di uscire da una situazione grigia, dalla solitudine? Gorbacioff incarna in fin dei conti tutte le nostre paure, quello che nessuno vorrebbe essere e forse è proprio questo il messaggio principale del film d’Incerti: niente è solo bianco o solo nero, piuttosto una sfumatura di grigio, che può tendere verso l’uno o l’altro estremo a seconda della fortuna o degli incontri.

Gorbacioff
(Un tigre parmi les singes)

Disponibile in DVD, in italiano, sottotitoli in francese.
France Télévision Distribution
19,99 euro

domenica 11 marzo 2012, di Patrizia Molteni